di Federico Anzini
Lunedì 24 agosto il Teatro Galli di Rimini ospita "Muovendosi tra i silenzi", concerto del Meeting dedicato ad Arvo Pärt. A guidare l'ascolto una riflessione del ticinese P. Mauro Lepori, abate generale dei cistercensi.
Alle 21.30, I Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella apriranno un programma costruito attorno a un paradosso: un concerto sul silenzio. Si intitola Muovendosi tra i silenzi, è firmato dal Meeting per l'amicizia fra i popoli in collaborazione con la Sagra Musicale Malatestiana, e mette al centro tre pagine di Arvo Pärt, il compositore estone che fra la fine degli anni Sessanta e la metà dei Settanta scelse di tacere per quasi un decennio.
Otto anni senza scrivere una nota
Verso la fine degli anni Sessanta Pärt si fermò. Era stato uno dei nomi di punta della cosiddetta avanguardia sovietica, passando per la dodecafonia e le tecniche di collage; poi, nel 1968, compose Credo, e il contenuto religioso del pezzo gli attirò critiche durissime in Unione Sovietica. Da lì cominciò un lungo periodo di silenzio e di studio, dedicato alla musica medievale, alla polifonia rinascimentale e al canto gregoriano. Per otto anni non pubblicò quasi nulla.
Da quel vuoto uscì il tintinnabuli, il linguaggio che lo ha reso riconoscibile ovunque: poche note, triadi che risuonano come campane, nessun virtuosismo. Lui stesso lo ha spiegato in modo asciutto: quella musica, disse, andava tratta dal silenzio e dal vuoto.
Il riconoscimento arrivò altrove. Nel 1980 Pärt lasciò l'Unione Sovietica con la famiglia e si stabilì a Vienna, dove firmò con l'editore Universal Edition; l'anno seguente si trasferì a Berlino con una borsa del servizio tedesco per gli scambi accademici, e in Germania sarebbe rimasto quasi trent'anni, prima di rientrare in Estonia nel 2010. Oggi riempie le sale, cosa rara per un compositore vivente di musica contemporanea, e la sua produzione ha da tempo varcato i confini del repertorio colto, finendo nelle colonne sonore di film e documentari.
Tre brani, tre modi di tacere
Fratres, del 1977, è forse il suo pezzo più eseguito: nove sequenze di accordi separate da un motivo di percussione, sopra un bordone immobile. Sulla carta è una serie di variazioni. All'ascolto è un'altra cosa, e padre Mauro Lepori ci si sofferma: ogni ritorno del tema non aggiunge un ornamento ma compie un passo, come se la ripetizione fosse un cammino verso il basso, o meglio verso il fondo.
Silouan's Song nasce nel 1991 da un testo di Silvano dell'Athos, monaco russo del monastero di San Panteleimon morto nel 1938. Pärt ne prende una frase — l'anima che anela al Signore — e la traduce in frasi musicali circondate ciascuna dal proprio silenzio.
Il terzo brano su cui si concentra la lettura di Lepori è Da pacem Domine. Pärt lo cominciò due giorni dopo gli attentati di Madrid dell'11 marzo 2004, su commissione di Jordi Savall, partendo da un'antifona gregoriana del IX secolo che chiede pace nei nostri giorni perché nessun altro può combattere per noi. In Spagna viene eseguito ogni anno per ricordare le vittime. Il programma della serata mette poi queste pagine in dialogo con musiche di Ennio Morricone e Rachel Portman.
L'orecchio di un monaco
«La musica nasce dal silenzio e conduce al silenzio», afferma Lepori. La sua tesi è che nel linguaggio essenziale di Pärt le pause non siano assenza ma spazio lasciato libero: la rarefazione del suono serve a far sentire quello che di solito sfugge. Il silenzio, in altre parole, non è un vuoto da riempire ma una presenza da riconoscere, e l'ascolto diventa il modo per farlo.
Non è una lettura astratta. Lepori entrò a Hauterive nel 1984 e di quell'abbazia friburghese fu abate dal 1994: il silenzio, per un cistercense, non è una metafora ma scandisce la giornata. Nel testo racconta anche il proprio rapporto personale con il compositore, e conduce chi legge verso quello che chiama un ascolto capace di portare più in alto.
Ascoltare è una fatica
Un concerto costruito sul silenzio ha qualcosa di provocatorio in una fiera che in sei giorni raduna centinaia di migliaia di persone fra padiglioni, stand e altoparlanti. Pärt non offre consolazione facile: la sua musica chiede di rallentare, e chi la ascolta distrattamente non ci sente quasi nulla. Che a spiegarlo sia un monaco non è un dettaglio di colore, ma il riconoscimento che ascoltare si impara, e che c'è chi vi si dedica ogni giorno da quarant'anni. Il resto lo faranno gli archi, lunedì sera 24 agosto, in una sala che le bombe ridussero in macerie il 28 dicembre del 1943 e che ha riaperto nel 2018, dopo settantacinque anni di silenzio.