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Restare per amore: i martiri d'Algeria parlano ancora al Ticino

Diciannove vite donate due volte: prima alla vocazione religiosa, poi al popolo algerino, scelto e amato fino al martirio. Dal 29 aprile al 7 maggio 2026, Lugano ospita la mostra Chiamati due volte. I martiri d'Algeria, accompagnata dalla proiezione del film Uomini di Dio e da una tavola rotonda. Un evento che parla dell’Algeria, ma ha molto da dire al Ticino di oggi.

Una chiesa sparuta che ha scelto di restare

Erano monaci, suore, sacerdoti e un vescovo. Vivevano in Algeria durante gli anni più bui della guerra civile, il cosiddetto "decennio nero" (1992–2002), quando i gruppi armati islamisti seminarono il terrore tra la popolazione. Erano stranieri, potevano andarsene. Scelsero di restare.

Questi 19 martiri cristiani — tra cui i monaci trappisti di Tibhirine e il vescovo di Orano Pierre Claverie — sono stati beatificati a Orano nel 2018. Ora la loro storia arriva a Lugano attraverso una mostra itinerante promossa dalla Fondazione Internazionale Oasis e dalla Libreria Editrice Vaticana, già presentata al Meeting di Rimini nell'agosto 2025.

Già la visione del film Des hommes et des Dieux (sul vissuto dei monaci di Tibhirine), poi la rappresentazione teatrale di “Pierre et Mohamed” (sull’amicizia tra il vescovo di Orano, Pierre Claverie, e il suo giovane collaboratore musulmano, insieme vittime di un attentato) avevano attirato la mia attenzione sull'esperienza di questa sparuta Chiesa algerina post-coloniale, che vive con e per gli algerini, in stragrande maggioranza musulmani.

A parlare è Fabio Leidi, tra gli organizzatori dell'evento luganese. Ha voluto portare in Ticino questa testimonianza, convinto che abbia qualcosa di essenziale da offrire alla nostra epoca.

Cosa significa essere "chiamati due volte"

Il titolo della mostra non è immediato, ma è ricco di senso. Come spiega Leidi, "chiamati due volte" fa riferimento a un momento preciso e drammatico nella vita di questi religiosi.

Siamo nel 1993 e l'interruzione autoritaria del processo di democratizzazione induce le frange più radicali a costituirsi in gruppi armati. Gli immigrati europei sono tra le vittime designate dalla lotta terrorista. E il vescovo di Algeri lascia la libertà di scelta ai membri delle comunità religiose.

Di fronte a questa libertà, alcuni scelgono di partire. Altri — i 19 che la mostra ricorda — decidono di restare. Non per eroismo astratto, ma per un legame concreto con le persone incontrate: "Quelli che decidono di restare lo fanno per amicizia con la gente là incontrata e per solidarietà con loro in questo difficile momento: lì si sentono chiamati a rimanere, per fedeltà al Cristo incarnato. Mostra e film ci parlano di questo."

Il film, la mostra, la tavola rotonda

L'evento si articola in tre momenti distinti e complementari. Si apre il 29 aprile con la proiezione del film Uomini di Dio di Xavier Beauvois (2010), la pellicola che ha fatto conoscere al grande pubblico la storia dei monaci trappisti di Tibhirine, Premio Speciale della Giuria a Cannes.

Dal 29 aprile al 7 maggio, la mostra sarà visitabile presso la Facoltà di Teologia di Lugano, nel Campus ovest dell'USI (via Giuseppe Buffi 13), con orario 11.00–17.30. Per le visite guidate è possibile scrivere a mostra.chiamatiduevolte@gmail.com.

Il 5 maggio, infine, una tavola rotonda dal titolo Fedeli all'incontro animerà l'Auditorio dell'Università della Svizzera Italiana alle 20.45. Interverranno mons. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri (con un messaggio registrato), l'imam della moschea di Bellinzona Luan Afmataj, e Martino Diez, direttore scientifico della Fondazione Oasis e professore all'Università Cattolica di Milano. Introdurrà il giornalista Claudio Mesoniat.

Un messaggio per il Ticino: la verità dell'altro

Come sottolinea Leidi, "non è un caso se alla tavola rotonda sieda un esponente della comunità islamica ticinese, con il quale alcuni di noi vivono un significativo legame di amicizia e di stima reciproca." La testimonianza dei martiri algerini, in fondo, parla direttamente alla realtà ticinese, confrontata con una presenza musulmana sempre più numerosa. Quella chiesa algerina, scrive Leidi, "vive un'esperienza di incontro ed amicizia che ha qualcosa di nuovo da dirci. E da dare a noi cristiani, qui in Ticino."

Il messaggio dell'arcivescovo Vesco - che interverrà con un video registrato - aiuta a capire quale siano le posta in gioco. Leidi l’ha incontrato in diverse occasioni e cita una sua testimonianza significativa:

Ogni tanto mi capita di sentirmi dire: Peccato che tu non sia musulmano, sei una brava persona. Questo mi ferisce profondamente, perché non riconoscono quel che c'è al fondo di me e che mi fa essere la brava persona che loro vedono. Io non voglio fare la stessa cosa: non voglio guardarli facendo fuori la loro storia, perché questo falsa e spezza la relazione.

Parole che il vescovo Claverie - morto in un attentato nel 1996 insieme al suo collaboratore musulmano Mohamed Bouchikhi - avrebbe fatto proprie: "Il vero missionario ha bisogno della verità dell'altro."

Un appuntamento da non perdere 

La mostra Chiamati due volte non è soltanto un omaggio ai martiri algerini. È un invito a interrogarci su cosa significa incontrare davvero l'altro — nel rispetto della sua storia, della sua identità, della sua fede. Quei 19 cristiani lo hanno fatto fino in fondo, con le loro vite. Ascoltarli, oggi, in Ticino, potrebbe essere il primo passo per farlo anche noi.

Programma in sintesi

Mercoledì 29 aprile alle 20.15

Film Uomini di Dio — Cinema Iride, piazza San Rocco 3, Lugano

29 aprile – 7 maggio

Mostra Chiamati due volte — Facoltà di Teologia, Campus USI, ore 11.00–17.30

Martedì 5 maggio alle 20.45

Tavola rotonda Fedeli all'incontro — Auditorio USI, via G. Buffi 13

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