di Federico Anzini
Papa Leone XIV è sceso da pellegrino ad Annaba, nell'Algeria settentrionale, e vi è rimasto come fratello. Nel cuore della città che un tempo fu Ippona — la città di Agostino — il vescovo di Roma si è seduto a tavola con i frati agostiniani che custodiscono la basilica del grande dottore della Chiesa, condividendo con loro un pasto, sorrisi e quella fraternità sobria che le parole faticano a restituire.
La terra del padre spirituale
Martedì, 14 aprile, dopo aver visitato le rovine dell'antica Ippona e la casa delle Piccole Sorelle dei Poveri, il Papa è giunto ad Annaba non con il passo solenne del pontefice in visita ufficiale, ma con quello più quieto di un figlio che torna nei luoghi dove la sua famiglia spirituale ha le sue radici più profonde. Perché Leone XIV è agostiniano. E Ippona è la città dove Agostino visse, insegnò, scrisse e morì.
Il comunicato diffuso dall'Ordine di Sant'Agostino non cerca artifici retorici per descrivere l'incontro. Lo definisce semplicemente "bello e piacevole", riprendendo le parole del Salmo 133: "Quanto è bello e piacevole che i fratelli vivano in unità." Una citazione che, in bocca agli agostiniani, non è mai casuale: è il motto stesso dell'Ordine, il versetto che Agostino scelse per fondare la sua esperienza comunitaria.
Un tavolo, tante nazioni
Accanto al Papa, al Priore Generale Joseph Farrell e al Vice Generale Martin Davakan, la piccola comunità agostiniana di Annaba si è rivelata un microcosmo della Chiesa universale. Padre Dominic Juma Habakuk viene dal Sud Sudan; padre Shailong Leviticus Longzem dalla Nigeria; il rettore della basilica, padre Frederick Wekesa, dal Kenya. A loro si è unito padre Augustine Ugbomah, in servizio presso la Sagrestia Pontificia.
Tre continenti, un medesimo abito, un medesimo carisma. Nell'Algeria che fu romana e poi cristiana, poi islamica e poi francese, una manciata di frati africani custodisce la memoria di un nordafricano geniale e irrequieto divenuto dottore della Chiesa. La storia ha i suoi giri imprevedibili, e raramente si mostrano con tanta grazia.
Non il potere, ma l'appartenenza
Ci sono immagini che dicono più delle encicliche, e quella di Leone XIV seduto tra i frati di Annaba è una di quelle. Non c'è distanza, non c'è cerimonia, non c'è la separazione che spesso accompagna il potere anche quando vuole mostrarsi vicino. C'è un uomo — il successore di Pietro — che mangia pane e condivide parole con dei fratelli nell'ordine che lo ha formato.
È un'immagine quasi domestica, nei suoi toni contenuti. Eppure dentro quella domesticità passa qualcosa di teologicamente denso: la Chiesa universale che prende il volto della comunione concreta, della fraternità vissuta e non solo proclamata. Leone XIV non appare come il vertice di una piramide che scende a fare visita alla base. Appare come qualcuno che è — e si sa — figlio di una famiglia.
Agostino, ancora vivo a Ippona
Ippona oggi è Annaba, e Annaba è una città musulmana nel nord-est dell'Algeria. Le rovine dell'antica città romana giacciono sotto il sole come frammenti di un mondo lontano. La basilica che porta il nome di Agostino fu costruita dai francesi nell'Ottocento, e oggi è custodita da frati venuti dall'Africa subsahariana. Il paradosso geografico e storico è tale da togliere il fiato.
Eppure proprio qui, in questo crocevia di civiltà e di memorie, l'incontro di oggi ha avuto qualcosa di profondamente autentico. Sant'Agostino non è sopravvissuto soltanto nei manoscritti o nelle pietre. È sopravvissuto nel modo in cui un gruppo di uomini sceglie ancora di vivere insieme, di pregare insieme, di condividere un pasto e una missione. Il Papa lo ha riconosciuto sedendosi tra loro, e loro lo hanno riconosciuto accogliendolo senza enfasi, come uno di casa.
fonte: agenzie/catt.ch