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Lun 13 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Prevost in Algeria: violazioni del diritto e tentazioni neocoloniali, urge un nuovo corso della storia

    Leone dal 13 aprile mattina fino al 14 è in Algeria, prima tappa del suo viaggio africano. Diversi gli appuntamenti di questa prima giornata: nel discorso alle autorità algerine, Leone XIV insiste, alla luce del moltiplicarsi dei conflitti, sull'urgenza di un cambio di passo. Invoca la promozione del dialogo, una maggiore giustizia tra i popoli, l'esercizio dell'autorità che eviti la logica del dominio. Auspica che si lavori per una "guarigione della memoria" e per la "riconciliazione fra antichi avversari". Sul destino di Mediterraneo e Sahara: "Guai se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza!"

    Segno di una cultura dell'incontro e della riconciliazione. Esplicito è Leone XIV sul senso profondo della sua presenza in terra algerina dove oggi, 13 aprile, è approdato. Parole chiave che, di fronte alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico del Paese magrebino riunite nel Centro convegni Djamaa el Djazair, scandisce e ripete - dopo quelle pronunciate nell'omaggio al monumento dei martiri Maqam Echaid . Qui il Papa ha lanciato un messaggio di speranza per un mondo lacerato dai conflitti: “La giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia”. Il Pontefice invita al "perdono" e ricorda che la vera ricchezza per un popolo è “amare Dio”: gli altri tipi di ricchezze “illudono e deludono” e finiscono per “corrompere il cuore e generare invidie, rivalità, conflitti”. Prima ancora, durante il volo rispondendo ai giornalisti -, in un'ampia riflessione ispirata non solo dalla storia della regione offre spunti sulla realtà di oggi. Essa, infatti, è inevitabilmente intrisa delle apprensioni per un mondo attraversato da scontri, "continue violazioni del diritto internazionale" e "tentazioni neocoloniali", preoccupazioni che chiamano in causa l'esercizio dell'autorità come servizio per la giustizia, l'uguaglianza e l'inclusione e una pratica religiosa mai scissa dalla pietà, che rifiuta ogni forma di fondamentalismo. 

    Il discorso alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico

    L'arrivo nella sala polivalente, dopo la visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, ha luogo con quasi un'ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia del viaggio. Circa 1400 le persone qui radunate, al cospetto del Successore di Pietro e del Capo dello Stato che indirizza un lungo saluto al Pontefice. Giustizia sociale, pace, libertà, dialogo e coesistenza: sono i valori "unificanti", la base "solida e condivisa" per una "disponibilità totale e incrollabile" da parte dell’Algeria, afferma Tebboune, a proseguire la "stretta cooperazione" con la Santa Sede". Guardando all’instabilità degli scenari geopolitici internazionali, esprime apprezzamento per gli sforzi compiuti per la pace da Leone XIV, e considera "coraggiosa" la posizione assunta dal Pontefice di fronte alla tragedia di Gaza e alle tante sofferenze patite dai palestinesi. Si unisce così alla voce del Papa "nel chiedere sicurezza e una pace durature nella regione del Golfo, e perché il Libano superi le prove ingiuste che continua a sopportare". 

    I veri forti sono le persone umili e giuste

    Fin dalle prime battute del discorso del Papa, viene esaltato il "profondo senso religioso del popolo algerino" che, si sottolinea, è "il segreto di una cultura dell'incontro e della riconciliazione". Popolo che, osserva il Papa, ha sempre cercato la pace, così come il mondo oggi la "desidera ardentemente". Quando si vuole la concordia, ci si adopera per il bene comune, ed è quanto innerva la vita quotidiana degli algerini abituati a mettere in campo accoglienza e solidarietà. Il Pontefice lo riconosce, mostrando di ammirarli, gente umile e giusta - sembra riecheggiare il canto del Magnificat -, a cui è riservata la vera fortezza, a dispetto di quella imposta dai canoni urlati e individualisti del tempo presente. "Sono loro i forti - dice il Successore di Pietro -, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo". È questo il tessuto sociale che fortifica l'armonia tra popoli e culture:

    In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo una sola famiglia! Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse.

    La religione senza pietà è uno scandalo

    È un "dovere sacro" quello dell'ospitalità. Nelle comunità arabe e berbere è un valore spiccato, e Leone lo ha sperimentato, anche in occasione delle visite che in questa nazione effettuò a motivo dei suoi incarichi nell'ordine agostiniano, nel 2001 e nel 2013. Ricorda, per esempio, la pratica diffusa dell'elemosina, manifestazione di una attenzione sincera verso l'altro, diventata rara in molti contesti sociali pervasi da indifferenza e avidità. È la logica della sopraffazione che il Papa intende far scardinare, sia nell'ambito delle relazioni interpersonali che a livelli internazionali: "Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri - questo l'Africa lo sa bene - distruggono il mondo". Dominio, parola su cui torna più avanti nel discorso, capovolgendola alla luce evangelica. Intanto, la messa a fuoco di un paradosso emblematico:

    Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio. Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione.

    Violazioni del diritto internazionale e tentazioni neocoloniali

    Papa Leone, lo aveva fatto anche visitando la Turchia, evoca anche una sorta di contributo stabilizzatore del Paese che possa incidere, con un magis di giustizia, anche sugli equilibri mondiali: "Se saprete entrare in dialogo con le istanze di tutti e solidarizzare con le sofferenze di tanti Paesi vicini e lontani". Ed ecco il cuore del messaggio del Pontefice, che mostra di contrastare inequivocabilmente le posture belliciste del momento presente, come ha espresso stamani ai cronisti che lo accompagnano in questo lungo viaggio apostolico in Africa: "Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora": 

    Non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno e lasciandovi toccare dal dolore altrui, potrete infatti diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.

    L'autorità non per dominare ma per servire

    Ricorrono le citazioni dei predecessori: Benedetto XVI quando, nella sua enciclica Caritas in veritateparla del rischio di acuire le disuguaglianze socio-economiche se manca la capacità di redistribuire le ricchezze; Francesco, quando nell'enciclica Fratelli tuttiindica il necessario cambiamento di prospettiva - dalle periferie - per comprendere meglio le contraddizioni del Sud globale e decidere di coinvolgere "gli esclusi" nella costruzione del "destino comune". Torna qui il concetto illuminato dell'esercizio del potere a cui deve concorrere anche la Chiesa cattolica, "ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente".

    Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi è pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti.

    Mare e deserto ridotti a cimiteri, moltiplicare le oasi di pace

    Un lungo approfondimento, con chiari moniti politici e profondi echi spirituali, è dedicato da Leone alle sorti del Mediterraneo e del Sahara, "immensi tesori di umanità" e di cultura, ridotti a "cimiteri". Se solo si tiene conto, per esempio, che oltre tremila persone sono morte nel 2025 per raggiungere la Spagna dall'Africa occidentale, si ha idea di quanto sia improcrastinabile il cambio di corso appena evocato. Il Pontefice insiste sugli "illeciti guadagni" degli speculatori sulla vita umana, sottolinea che la dignità è "inviolabile", esorta a unire forze, intelligenze e risorse perché terra e mare siano "luoghi di vita" e "meraviglia".

    Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui!

    fonte: vaticannews/red

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