«Varda, varda, varda, varda giò, Madona del Rusari, sèmm tücc lampeden, del stess lampadari», canta Davide Van De Sfroos, poeta del lago di Como. "Guardando giù" sabato scorso, 11 aprile, la Madonna del Soccorso del Sacro Monte di Ossuccio ha visto un centinaio di pellegrini massagnesi che salivano, lungo le quindici cappelle con i misteri del rosario, per andarle incontro.
Dal Sacro Monte di Ossuccio alle rive di Tremezzo
Il trentaseiesimo pellegrinaggio a piedi organizzato da "Momenti d'Incontro", una costola della parrocchia di Massagno, ha avuto quest'anno come teatro principale la sponda ovest del Lario. I camminatori sono partiti di buon mattino da Colonno, a pochi passi dall'Isola Comacina, dove il cristianesimo ha messo radici già nel V secolo dopo Cristo e si è poi propagato nelle terre ticinesi. Dopo aver percorso un tratto della Strada Regina sono saliti al santuario mariano di Ossuccio, decretato dall'Unesco patrimonio dell'umanità in quanto parte della rete dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia. Discesa su Lenno e sosta nel caratteristico battistero romanico, dove i sacerdoti don Kamil e don Krystian hanno ricordato il sacramento del battesimo ungendo i fedeli con l'olio di nardo. Nel pomeriggio rotta verso Mezzegra e Tremezzo; qui, davanti alla famosa Villa Carlotta, si è conclusa la prima tappa lunga una quindicina di chilometri.
Gravedona e Piona: arte, storia e silenzio medievale
I pellegrini sono ripartiti il giorno seguente da Domaso, dove hanno trascorso la notte, per raggiungere a piedi la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gravedona, scrigno che custodisce importanti tesori d'arte: le pareti interne sono tutte affrescate da racconti delle vite di santi e, piccola curiosità, si ammira la "Madonna del cifulèt", un diavoletto con il forchino che cerca di catturare le anime, mentre la Vergine lo minaccia con la bacchetta. Sempre a Gravedona, ma questa volta in riva al lago, i massagnesi hanno poi raggiunto la chiesa di Santa Maria del Tiglio, caratterizzata dalla potente muratura di sassi antichi, valorizzata dall'alternanza di pietra nera e marmo bianco. La camminata è poi proseguita verso Dongo, per raggiungere il santuario dedicato alla Madonna delle Lacrime. Da qui i pellegrini sono stati trasportati in bus fino a Olgiasca, sull'altra sponda del lago, da dove hanno proseguito il cammino inoltrandosi nell'istmo che separa il Lario dal laghetto di Piona, per raggiungere infine l'abbazia omonima, ora priorato cistercense. In questo luogo di pace hanno potuto respirare l'aria del Medioevo celebrando messa nella chiesa abbaziale e respirando il silenzio dello splendido chiostro quadrangolare, decorato con capitelli che richiamano la storia biblica, dal paradiso perduto dell'Eden al paradiso ritrovato in Cristo.
Un popolo in cammino: cento lampade dello stesso lampadario
Sono state due giornate molto intense, durante le quali i partecipanti hanno camminato assieme contemplando le meraviglie dell'arte, della fede e dell'amicizia in un territorio che, nonostante la vicinanza, pochi conoscevano. La sponda ovest del Lario è costellata di "ville sparse e biancheggianti sul pendio", come scriveva il Manzoni, ma sulle pendici dei monti che digradano verso il lago spuntano anche, come sentinelle, bianche chiese, molte delle quali racchiudono importanti e sorprendenti tesori d'arte. La religiosità del territorio non si percepisce solo dagli edifici, ma anche dalle esperienze di vita di chi li abita. Sul Sacro Monte di Ossuccio i massagnesi hanno potuto ascoltare la testimonianza del rettore don Sergio, oblato camaldolese, a Piona sono stati accolti dai monaci cistercensi, lungo il percorso hanno incontrato alcuni sacerdoti responsabili delle parrocchie. Per tutti i partecipanti il pellegrinaggio è stato l'occasione di curare legami d'amicizia che durano da anni o di crearne dei nuovi: lungo la strada ci si confronta, si scherza, si prega.
Cento persone, dai cinque ai novantuno anni, che si muovono assieme, a volte facendo fatica, sulle tracce della fede, sono una testimonianza per chi le incontra: l'immagine di un popolo in cammino. Cento piccole lampadine unite tra di loro anche perché, come canta il De Sfroos, fanno parte dello stesso lampadario. L'importante è ricordarsi che la luce viene da Gesù.
di Maurizio Cattaneo / foto di Nicolò Valsangiacomo