da Pavia Cristina Vonzun/catt.ch
È stata, semplicemente, una bella esperienza di Chiesa come comunità diocesana in cammino, unita dalla preghiera, dall’amicizia e dal desiderio di conoscere meglio il Santo all’origine del carisma di papa Leone. Così si può descrivere il pellegrinaggio che ha portato il 25 maggio 2026 a Pavia 260 ticinesi, partiti di buon mattino da diverse stazioni del Cantone per raggiungere la tomba di Sant’Agostino.
Con loro il vescovo Alain de Raemy, una quindicina di sacerdoti e i seminaristi del Seminario San Carlo. Meta e cuore della giornata è stata la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, nella città universitaria lombarda, custode delle reliquie del grande vescovo di Ippona.
Le spoglie di Agostino a Pavia
Le spoglie di Sant’Agostino furono traslate nell’VIII secolo dal re longobardo Liutprando da Cagliari a Pavia, per sottrarle al pericolo delle invasioni saracene. Furono custodite nella chiesa longobarda originaria, sul luogo dove nel XII secolo sarebbe sorta l’attuale basilica. Rimaste nascoste per secoli, le reliquie vennero ritrovate solo nella metà del Seicento e da allora sono meta di devozione e pellegrinaggi. Proprio in questa basilica — tra meno di un mese — giungerà in pellegrinaggio anche papa Leone XIV. Aurelio Agostino (Tagaste, 354 – Ippona, 430), convertitosi al cristianesimo dopo i trent’anni grazie anche all’ascolto della predicazione di Sant’Ambrogio a Milano, dopo un lungo itinerario umano e spirituale, è considerato uno dei più grandi teologi e filosofi della Chiesa. Per taluni, anche un mistico.
Agostino e il cuore: il vescovo Alain nell’omelia
«Tu eri dentro di me, ma io ero fuori»: è una delle espressioni più celebri di Sant’Agostino, rivolta a Dio nelle Confessioni. Proprio da queste parole mons. Alain de Raemy ha preso avvio nella sua omelia durante la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Agostino — ha spiegato il vescovo — testimonia l’esperienza di un Dio «più intimo a noi di noi stessi». Non un Dio lontano e temibile, come quello evocato dal racconto della Genesi — «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura e mi sono nascosto» — ma un Dio vicino, presente nel cuore dell’uomo.
«Per Agostino la presenza di Dio è l’anima della nostra anima», ha sottolineato mons. de Raemy.
«L’essere umano è immagine di Dio e, dal Battesimo in poi, diventa sua dimora». Da qui il richiamo all’Eucaristia come luogo privilegiato in cui Dio si fa ancora più vicino all’uomo: il luogo in cui imparare a «trovare Dio dentro di noi».
Riprendendo poi le parole del Salmo cantate dall’assemblea — «Di te si dicono cose gloriose, città di Dio» (Sal 87,3) — il vescovo ha ricordato come Agostino, nella Città di Dio, descriva un Dio che abita l’uomo interiormente, trasformandolo nell’amore e rendendolo capace di cambiare anche il mondo esteriore.
Una prospettiva che mons. de Raemy ha collegato anche alla figura di Robert Schuman (1886–1963), tra i padri fondatori dell’Europa, per il quale è in corso il processo di beatificazione: un politico che seppe affrontare le sfide concrete della costruzione europea partendo da una profonda vita interiore.
L’ultima immagine evocata dal vescovo Alain è stata quella di Santa Monica, madre di Agostino, raffigurata nel grande mosaico absidale della basilica accanto al figlio. «Monica ha imparato a essere madre», ha detto mons. de Raemy. «All’inizio aveva per Agostino sogni molto mondani, desiderava per lui anche un matrimonio regolare. Ma in Agostino c’era di più: c’era Dio. Monica è stata la prima convertita dalla conversione di Agostino». Tra Monica e Agostino — ha proseguito il vescovo — si realizza quasi la stessa immagine evangelica della croce: Giovanni che accoglie Maria e Maria che accoglie Giovanni, in una reciproca accoglienza del cuore. Infine, mons. Alain ha ripreso ancora una volta le parole di Agostino per consegnarle in forma augurio rivolto ai pellegrini ticinesi: «Tu eri dentro di me, ma io ero fuori. Vi auguro di essere tutti dentro!».
Fotogallery del pellegrinaggio
Una Chiesa diocesana in cammino che, attraverso questa giornata, ha voluto anche approfondire la spiritualità agostiniana e conoscere più da vicino il carisma di Leone XIV, il papa agostiniano.