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Dom 12 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Algeria nelle attese di un missionario ticinese

    di Federico Anzini

    Lunedì prossimo, 13 aprile, resterà impresso nella storia come il giorno in cui, per la prima volta, un Romano Pontefice poserà il piede sul suolo algerino. Papa Leone XIV inizierà proprio da Algeri il suo atteso viaggio apostolico in Africa un pellegrinaggio di dieci giorni che promette di gettare nuovi ponti tra le sponde del Mediterraneo. In un clima di trepidazione, abbiamo incontrato Maurizio Balestra, missionario laico ticinese dei Memores Domini, che da quattro anni vive e opera nella capitale algerina. La sua testimonianza ci offre una lente privilegiata per comprendere cosa significhi essere “sentinelle” di speranza in una terra dove i cristiani sono una piccolissima minoranza.

    Una missione fatta di presenza e umiltà

    In un Paese di 47 milioni di abitanti a stragrande maggioranza musulmana, la comunità cristiana è una “piccolissima minoranza di qualche migliaio di fedeli”. Per Maurizio Balestra, questa condizione non è un limite, ma una spogliante opportunità di fede. “Se l’immagine del missionario è quella di qualcuno che deve “convertire”, la realtà in cui vivo non lascia spazio ad illusioni”, spiega con realismo, aggiungendo che “si cadrebbe facilmente nell’accusa di proselitismo, proibito dalla legge”. La missione, in questo contesto, ritrova la sua sorgente più pura: “il missionario, e questo vale per ogni cristiano, è colui che è chiamato innanzitutto a testimoniare l’amore di Cristo per ogni uomo”.

    Questa posizione trasforma la vita quotidiana in un richiamo costante “all’essenziale nel vivere la fede, il rapporto personale e comunitario con Cristo vivo e presente”. Per Maurizio, questo significa dedicarsi “all’accoglienza dei visitatori della Basilica di Notre Dame d’Afrique, in gran parte musulmani”, lavorare nella biblioteca del Centro “Les Glycines” e “visitare i detenuti cristiani di due prigioni”. È un lavoro umile dove, per non girare a vuoto, occorre “domandare continuamente al Signore la grazia di vivere tutto nel rapporto con Cristo”, imparando giorno dopo giorno “l’umiltà, la gratitudine e ad essere lieti”.

    Il Papa pellegrino di pace e fraternità

    L’attesa per l’arrivo di Leone XIV è palpabile non solo nelle piccole comunità cristiane, ma nelle strade stesse della capitale. “Vedo nel mio quartiere popolare e attorno alla Basilica un fervere giorno e notte di attività di tinteggiatura di edifici, di risistemazione di strade, di riparazioni qua e là”, racconta il missionario. Nonostante il ricordo dei tragici anni Novanta sia ancora vivo, la stima per il Papa travalica i confini religiosi. Egli è visto da molti come un leader che giunge “solo con la forza della sua autorità morale e religiosa, come uomo di pace, di dialogo, di fraternità”. Come gli ha confidato un amico musulmano: “È una visita importante non solo per i cristiani, ma per tutta l’Algeria, serve ad incoraggiare il vivere assieme nel rispetto delle diversità”.

    Sant’Agostino: il ponte tra due fedi

    Un elemento centrale di questo viaggio è il legame profondo tra Leone XIV e la figura di Sant’Agostino. Il Santo d’Ippona non è percepito come una figura distante, ma come un “illustre connazionale” di cui molti algerini, specialmente di etnia berbera, vanno fieri. La sua ricerca incessante della verità e il suo “cuore inquieto” continuano a parlare all’uomo contemporaneo. Maurizio testimonia come il pensiero agostiniano apra porte inaspettate: “Un giovane musulmano docente liceale di filosofia mi ha proposto di leggere assieme pagine di Sant’Agostino e ciò va avanti da mesi”. Per il mondo musulmano, Agostino diventa così uno stimolo prezioso per riflettere sul complesso e vitale rapporto tra fede e ragione.

    La forza della minoranza: la lezione delle periferie

    Cosa può imparare una diocesi come quella di Lugano da questa periferia geografica e spirituale? Per Maurizio Balestra, la risposta risiede nella fiducia. Essere una minoranza con “pochi mezzi materiali ed espressivi” non deve essere fonte di timore. Al contrario è un invito alla “consegna certa e lieta alla forza di Cristo”. La Chiesa algerina ci ricorda che lo Spirito agisce anche attraverso strumenti poveri per compiere grandi cose, spesso invisibili agli occhi del mondo. Il viaggio di Leone XIV si prefigura dunque come una semina di fraternità. La speranza di chi, come Maurizio, vive sul campo è che questo passaggio lasci nel cuore del popolo algerino l’immagine di un “uomo di Dio” che ama questa terra e lavora affinché la convivenza maturi nella libertà e nel rispetto reciproco.

    Il programma del viaggio

    Undici giorni, quattro Paesi (Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale), undici città: sono i «numeri» del viaggio di Leone XIV in Africa dal 13 al 23 aprile. Dopo l’arrivo, il 13 aprile, ad Algeri, la visita al Monumento dei Martiri Maqam Echahid, gli incontri istituzionali, la tappa alla Grande Moschea di Algeri e la visita alle suore agostiniane missionarie a Bab El Oued, alle 16.40, il Papa incontra la comunità algerina nella Basilica di Nostra Signora d’Africa. Il 14 aprile, arrivo ad Annaba, l’antica Ippona: visita al sito archeologico, alla Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri e agli agostiniani locali. Alle 15.30, la Messa nella Basilica a S. Agostino. Il 15 aprile, partenza per il Camerun: visita alle 15.20 del Presidente Paul Biya; alle 17.45, visita all’Orfanotrofio Ngul Zamba e incontro privato coi vescovi del Camerun. Il 16 aprile la visita alla città di Bamenda: alle 11.30, il Pontefice prenderà parte all’Incontro per la Pace nella Cattedrale di S. Giuseppe. Alle 15.15 la Messa nell’Aeroporto internazionale. Il 17 aprile arrivo a Douala: Messa alle 11, al Japoma Stadium, e alle 13.20 la visita privata all’Ospedale cattolico S, Paul. Nel pomeriggio rientro a Yaoundé, per l’incontro all’Università Cattolica dell’Africa Centrale. La visita del Papa in Algeria coincide con il 30esimo anniversario dell’uccisione degli ultimi tra i 19 religiosi martirizzati tra il 1994 e il 1996 durante la guerra civile.

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