di suor Sandra Kuenzli*
Un anno con papa Leone XIV è stato bello e intenso. Il Santo Padre è un uomo di Dio, un profeta dei nostri tempi, mite e determinato, sa trasmettere dolcezza e serenità. La caratteristica del vescovo di Roma è quella di una persona umile. Egli cerca e annuncia la pace. Non vuole entrare in beghe con nessuno, tantomeno con i Capi di Stato. Anche sant’Agostino era un uomo di pace, un vero pastore che non è fuggito di fronte all’invasione dei Vandali in terra africana, ma è stato vicino alla sua gente fino alla morte, avvenuta nel 430 a 76 anni. Agostino e Leone seguono l’esempio del Risorto che incarna la concordia, come dice un’antifona del tempo pasquale: «Pace a voi, dice il Risorto, sono io non temete». Papa Prevost non è un influencer, ma un testimone del Vangelo e dovremmo esserlo tutti noi che ci professiamo discepoli di Gesù.
Mi ha colpito un invito del Papa agostiniano alle monache riunite con lui per un incontro. Essere monache di clausura, diceva il Papa, non significa essere separate, distanti, ma vicine, capaci di ascolto e di relazioni vere e sane con chi viene a bussare alla nostra porta: non solo «fisica», ma anche a quella del cuore. E proprio al cuore richiama la spiritualità agostiniana. Il nostro stemma, infatti, raffigura il libro della Sacra Scrittura sormontato da un cuore trapassato da una lancia: «Avevi trapassato i nostri cuori con la freccia infuocata della tua Parola» (S. Ag.). Papa Leone ha reso felice il nostro Ordine andando in viaggio in terra africana, sulle orme di sant’Agostino, in Algeria. Il Papa è molto legato al nostro Ordine e si percepisce; sta visitando i luoghi più significativi: Santa Monica a Roma, la Curia agostiniana, Genazzano al santuario della Madonna del Buon Consiglio, Montefalco dalle monache di santa Chiara della Croce e prossimamente andrà a Pavia, dove è custodito il corpo del Santo di Ippona. Il Santo Padre ha bisogno del sostegno orante di tutta la Chiesa. Non lasciamolo solo, ma esprimiamo la nostra vicinanza spirituale soprattutto con la preghiera, affinché sia sempre sostenuto dalla grazia di Dio. Lo Spirito Santo lo illumini e lo guidi, per farsi piccolo con i piccoli, intelligente e sapiente con i grandi della terra, così come lo è stato il Dottore della Grazia, sant’Agostino, che scriveva: «Ciò che è l’anima nel corpo, è lo Spirito Santo nel corpo di Cristo che è la Chiesa: lo Spirito Santo agisce nella Chiesa intera come l’anima agisce in tutte le membra di uno stesso corpo».
Per Agostino e per il Vescovo di Roma, la Chiesa dovrebbe essere una grande fraternità. La comunità dei credenti è in cammino verso la Patria, sospirando la meta senza dimenticare la terra con i suoi problemi, le sue sofferenze, le sue prove, ma anche le intime gioie che sono un anticipo di Cielo. La Chiesa è una grande famiglia dove dovrebbero scomparire divisioni, invidie e gelosie, perché ciascuno ha il suo dono da Dio e, condividendolo, il talento diventa comune a tutti. Alla fine tutti ci scopriamo più ricchi di beni celesti.
Diceva il nostro fondatore: «Giustamente, o Chiesa cattolica, madre verissima dei cristiani, tu non solo predichi che Dio, vita beatissima, deve essere adorato con cuore sommamente puro e casto (…); tu unisci i fratelli ai fratelli col vincolo della religione, più forte e più stretto dei legami del sangue (…); tu unisci i cittadini, i popoli ai popoli non con un vincolo sociale, ma con quello della fraternità». Grazie, caro papa Leone: che la fiamma viva dello Spirito continui a guidarti sulle strade del mondo!
*agostiniana ticinese