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Mons. de Raemy: «La voce di Leone XIV: una forza pacificatrice»

di Laura Quadri

Come guardare, anche dal Ticino, all’anno appena trascorso con papa Leone XIV, ai suoi interventi pubblici, i suoi gesti, il suo impegno per una Chiesa «in uscita», voce di pace e riconciliazione in un mondo in guerra? Ne parliamo con l’Amministratore apostolico, mons. Alain de Raemy.

Mons. de Raemy, in quali aspetti papa Leone l’ha sorpresa in questo suo primo anno di Pontificato?

«La primissima sorpresa è stata quella del suo modo di presentarsi, quando prima di ogni altra cosa ha augurato al mondo intero il dono e la forza della pace, come Cristo risorto aveva fatto con i discepoli appena ritrovati dopo la passione: la pace sia con voi! Loro erano sommersi nella paura e nell’inettitudine. Noi eravamo nel lutto di Francesco ed in tempo di guerra. Ed ecco che il nuovo Successore dell’apostolo Pietro ci viene incontro senza mezzi termini con la Pace del Risorto, dell’unico Vincitore del male e della morte. Può esserci maggiore consolazione e miglior stimolo?».

Ha già avuto modo di incontrarlo?

«No, non ne ho avuto ancora l’occasione. Ero stato da lui in passato, incontrandolo come Prefetto del Dicastero per i vescovi, durante il secondo anno del mio mandato a Lugano. Ricordo la mia profonda soddisfazione per il suo ascolto e la qualità del dialogo avuto con lui: la sua discrezione e la sua umiltà sono tali, da far quasi dimenticare la sua presenza!

C’è un tema ricorrente nei discorsi del Papa che sente anche suo e importante per la Diocesi di Lugano?

«Ritroviamo tra i suoi temi preferiti, sicuramente, l’eredità di papa Francesco nell’enciclica Evangelium Gaudium, che ha fornito delle linee guida da continuare a riscoprire, e la presenza missionaria dei cristiani, la cui diversità produce frutti lì dove si privilegia l’unità della Chiesa».

Quale tratto, secondo lei, è peculiare di papa Leone rispetto a papa Francesco?

«Papa Leone non ricorre mai a degli slogan, usati sovente in modo geniale da Francesco! Ma potevano anche talvolta venire fraintesi o ferire qualche sensibilità. Papa Leone s’impegna con delicatezza e forza a spiegare ed integrare tutti gli aspetti della fede, in modo tranquillo, sia nei suoi discorsi sia nel con il suo atteggiamento. È la sua grande forza pacificatrice».

Cosa l’ha colpita del viaggio in Africa di Leone lo scorso aprile?

«La totale chiarezza nel promuovere la giustizia e la partecipazione di tutti come unico solido e valido fondamento della convivenza nella società e nella Chiesa».

Cosa pensa in particolare dei ripetuti appelli per la pace, anche molto diretti, del Papa?

«Non è altro che il Vangelo senza filtri!».

Quali impulsi sono arrivati da Roma, infine, per le Chiese locali?

«Un vero stimolo è già stato soltanto il titolo della sua lettera ai presbiteri in occasione dei 60 anni dei due documenti del Concilio Vaticano II a loro consacrati: “Una fedeltà che genera futuro”. La fedeltà genera futuro! La Tradizione è un cammino che continua ad allargarsi. Finora il suo magistero è proprio un commento di quest’ultimo Concilio che ha messo la Chiesa sui binari della positività e di una rinnovata speranza nella bellezza dell’umanità, illuminata e trasfigurata da Dio in Cristo Gesù».

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