di Laura Quadri
«Viviamo in un’epoca barbara: non si sarebbe mai creduto nel ritorno di un tempo simile dopo le grandi Guerre del Novecento. Eppure oggi ci ritroviamo ai piedi della scala. Il nuovo “Giardino dei Giusti” a Locarno, dopo quello di Lugano, vuole sottolineare che non siamo impotenti di fronte alle guerre e alla barbarie». Così Moreno Bernasconi, Presidente della Fondazione Spitzer che con la Città di Locarno è promotrice di questa iniziativa, spiega le ragioni del progetto.
Nel Giardino dei Giusti: un Bene più forte della barbaria
«I Giusti, gente comune che ha anteposto le ragioni della propria coscienza a quella della Ragion di Stato, ci testimoniano che la solidarietà di uomini e donne di buona volontà con i perseguitati è già l’inizio della costruzione della pace. Dal basso, a partire dal cuore, come ha ricordato Papa Leone nel suo primo discorso al Corpo diplomatico. I nostri Giusti, la loro testimonianza, sono la memoria di un Bene più forte di ogni barbarie che ci incita ad assumere la nostra responsabilità. Qui e oggi».
La vita straordinaria di Polia Rusca
Tra le persone che figureranno nel Giardino dei Giusti di Locarno c’è Polia Rusca-Schenderowitsch (Cholmetz 1884 - Locarno 1975). La sua vita straordinaria verrà illustrata in un incontro pubblico da Yvonne Pesenti, il 6 maggio alle 18 nella Sala del Consiglio comunale di Locarno. Dal 1916 e fino almeno agli anni ’40 prima donna medico di Locarno, nonché prima oculista del Cantone che si ricordi, la sua storia comincia nei primi del Novecento in Bielorussia. Come molte sue coetanee sono quelli gli anni infatti delle scelte decisive, che avrebbero contraddistinto un’intera vita: per lei, oppositrice al regime zarista, la ferma scelta di partire alla volta della Svizzera, per poter studiare una materia - medicina - che le avrebbe permesso di tornare poi nel suo Paese e dedicarsi alla popolazione più povera. Ma il destino vuole altro: giunta a Berna e ottenuta la laurea in una delle prime università europee che permetteva l’accesso alle donne, incontra e sposa il dottor Franchino Rusca di Locarno. Così, il suo desiderio, aiutare i più bisognosi, si realizzerà, ma in altro contesto.
In prima persona per “Soccorso ai Fanciulli” della Croce Rossa
Nel 1914 ritroviamo Polia sul fronte asburgico con il marito, dove quest’ultimo parte con la Croce Rossa Internazionale per dirigere un ospedale da campo. Rientrata in Ticino apre uno studio di oftalmologia. «Il Ticino di allora era un contesto provinciale. Ma non in assoluto. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale anche da noi iniziò l’operazione “Soccorso ai Fanciulli”, posta sotto l’egida della Croce Rossa, organizzando a partire dal 1942 un gran numero di convogli provenienti da Francia, Belgio, Olanda (più tardi anche dalla dall’Italia e dalla Germania sconfitte) che trasportavano in Svizzera i minori vittime della guerra per un soggiorno di riabilitazione. Polia fu una delle maggiori protagoniste di quell’azione», ricorda Pesenti, che si è messa con una meticolosa ricerca sulle tracce di Polia, nell’archivio dell’Università di Berna e in quello della Croce Rossa Svizzera, anche testimoniando «quanto le donne abbiano inciso, ben prima di ottenere il diritto di voto, nella società svizzera». «Di lei ci sono pochissime immagini, ma una in particolare è significativa: siamo nel 1974, lei ha 89 anni; è in Valle Bavona, partecipa a una cerimonia di premiazione dei donatori di sangue della sezione locarnese della Croce Rossa, di cui è ancora Vice Presidente. Un’immagine che dice tutto di lei: impegnarsi sempre, fino all’ultimo». Il suo impegno per la realtà locale fu incisivo. Ad esempio, «si adoperò, sempre tramite la Croce Rossa, per promuovere l’istruzione in ambito sanitario delle donne ticinesi delle fasce più povere, affinché imparassero a prendersi cura della salute dei loro cari adottando metodi scientifici. Una delle sue rare dichiarazioni pubbliche riassume infine la sua esistenza, contraddistinta da impegno, coerenza e dedizione: “Abbiam fatto quel che c’era da fare”».