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Al cuore della musica: quando la disabilità e l'arte si incontrano in un percorso di scoperta

Sabato 28 marzo si è concluso il percorso dal titolo "Al cuore della musica" che l'Associazione La Mongolfiera ha promosso insieme all'Accademia musicale Donald Swann.

Il centro della proposta di amicizia, ricorda Francesco Corabi, Presidente dell'Associazione La Mongolfiera, è la certezza che ognuno di noi sia un bene indipendentemente da quello che riesce a fare, ma proprio perché c'è ed è stato donato prima di tutto alla propria famiglia e poi alla società tutta. In un contesto come quello attuale tutto ci sembra misurato sulla performance, valgo per quello che riesco a fare.

La musica oltre la performance

L'ambiente della musica è un ambiente dove questa tematica della performance è messa profondamente a tema, ci racconta Filippo Corbella, musicista e presidente dell'Accademia musicale Donald Swann. "Il mondo ci porta a essere valutati per la nostra performance per come rendiamo per come siamo performanti. E il mondo ci porta anche a dire che se uno si fa da sé ha più valore secondo il concetto americano del "safe made man" invece la mia esperienza mia ha portato a riconoscere che se siamo sinceri, nessuno si fa da sé, che siamo tutti dei « no self made man » perché la realtà è molto chiara e per me si è dipanata e mi ha portato a guardare, vedere e riconoscere le cose e lo ha fatto attraverso delle persone determinanti ; diceva qualcuno « siamo nani sulle spalle di giganti », ecco, sulle spalle dei giganti l'orizzonte, la strada, li vedi meglio. Qualcuno dal quale continuamente, passo dopo passo, sei generato. L'altra cosa che la musica mi ha portato a scoprire è che il compimento desiderio non è il raggiungimento dell'oggetto desiderato, ma il percorrere la strada che ti porta a scoprire ciò che non pensavi. Il desiderio ti mette in moto, ma quello che scopri muovendoti è sempre più grande (diverso) da quello che pensavi. Spetta poi alla nostra libertà riconoscere o meno che quello che troviamo è per il nostro bene. Ecco, attraverso l'educazione musicale il mio desiderio è che ognuno possa fare una esperienza di scoperta di sé e della realtà."

Il percorso: tre incontri, quattro musicisti

Grazie ad un'amicizia abbiamo quindi pensato a come potere fare dialogare queste due realtà in apparenza così distanti, ma che sentivamo invece avere la medesima preoccupazione di come porsi davanti alla realtà.

Il progetto è stato sostenuto da alcuni donatori così come dalla Fondazione San Gottardo e della Fondazione Sant'Angelo, che fin da subito ne hanno condiviso i valori e che hanno aperto le porte dei loro locali affinché i primi due appuntamenti di questo percorso potessero avere una casa proprio dove la realtà della disabilità è presente tutti i giorni. Il terzo e per quest'anno ultimo appuntamento ha avuto luogo presso la Scuola Media Parsifal (Scuole San Benedetto) dove l'Accademia Donald Swann ha la propria sede.

Gli incontri hanno permesso di incontrare quattro musicisti, tutti impegnati nella vita anche se in modo differente nel mondo della musica. C'è stato chi più legato all'insegnamento scolastico, chi invece a quello extra, chi studia per diventare un concertista e chi invece per mestiere organizza eventi e concerti. Per tutti però la proposta è stata la stessa: raccontarsi attraverso la musica nel rapporto con lo strumento particolare che li ha fatti appassionare. Raccontarsi davvero come persona andando quindi proprio al cuore (ecco il riferimento al titolo) del loro rapporto con la realtà.

Già così la sfida non era delle più semplici, inoltre abbiamo chiesto che tutto ciò avvenisse davanti ad una platea formata principalmente da bambini e ragazzi con disabilità, dalle proprie famiglie ed amici.

La musicoterapia come ponte con il pubblico

"Per aiutare alla partecipazione di tutto il pubblico", ci racconta Luca Barbieri, musicoterapista attivo anche presso la Fondazione Sant'Angelo, "abbiamo pensato di coinvolgerli con alcune semplici tecniche di musicoterapia come il disegno sonoro, esso consiste nel disegnare quello che le note dei musicisti suggerivano. Colori, tratti, linee e punti hanno preso forma dalle mani dei partecipanti che hanno dipinto su grandi fogli. Bello notare come ogni produzione fosse differente ma nello stesso tempo animata dalla medesima energia, l'emozione specifica di quel determinato brano. In seguito abbiamo poi provato un'ascolto ad occhi chiusi per immedesimarsi nella musica e sentire in maniera più profonda; lasciando che emergessero immagini e ricordi di ogni componente del gruppo. Siamo poi passati al canto muto per partecipare alla melodia dando ognuno il proprio apporto; per arrivare in seguito al movimento: una semplice danza dei foulard, animati da ciascun ragazzo, per sentire e sottolineare con il corpo la dinamicità del brano che veniva suonato. Nell'ultimo incontro non poteva mancare la produzione sonora attiva, nell'accompagnare i musicisti nei due brani finali con semplici strumenti a percussione".

Un dono che supera le aspettative

Il percorso fatto in questi tre incontri è stato un grande dono che ha superato le aspettative degli organizzatori. Aria fresca dove ognuno ha potuto portare a casa qualcosa. Ricorda ancora Francesco Corabi: “desideriamo stare insieme perché crediamo che l'interazione tra più famiglie porti un desiderio di condivisione di ciò che desideriamo davvero per noi e per i nostri figli speciali e questo aiuta le famiglie a non sentirsi soli ed ad avere in mente un luogo e delle facce a cui è sempre possibile tornare nel momento del bisogno. Quindi non possiamo promettere che questo sia davvero l'ultimo evento che organizzeremo insieme anzi proprio durante i preparativi dello stesso ci sono venute in mente altre idee, quindi per ora restiamo con il cuore grato per quanto vissuto, ma altrettanto desideroso di non fermarsi e proporre qualcosa che ci piace e ci interessa per le persone che ci hanno conosciuto e per tutti quelli che lo faranno nelle prossime occasioni”.

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