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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (12 gennaio 2026)
  • Un incontro della sezione ticinese dell'Associazione

    Note di infinito: quando la musica racconta il desiderio di felicità

    di Federico Anzini

    Esiste un punto, nel cuore di ogni uomo, che non può essere scalfito dalla malattia, dal limite fisico o dalla fragilità mentale. È quel «desiderio di felicità che ci costituisce», una spinta verso il bene e il bello che non conosce barriere architettoniche né diagnosi cliniche. Attorno a questa certezza nasce il ciclo di tre eventi promossi dall’Associazione La Mongolfiera e dall’Accademia Musicale Donald Swann. Tre tappe — a Melano, Loverciano e Porza — per scoprire che l’inclusione non è un servizio da erogare, ma un’esperienza di bellezza da vivere insieme.

    Una sfida rivoluzionaria: la gratitudine come sguardo

    L’Associazione ticinese La Mongolfiera è una realtà giovane, nata ufficialmente nel 2024, ma con radici più lontane. «La Mongolfiera nasce in Italia oltre dieci anni fa dall’amicizia di alcune famiglie», racconta Francesco Corabi, presidente della sezione della Svizzera italiana. «Famiglie che avevano avuto un figlio disabile e che hanno scoperto, insieme ad altri amici, che ognuno è un bene per la realtà in cui vive, indipendentemente da quello che è in grado di fare». È proprio questa convinzione a muovere anche l’esperienza ticinese. Non servizi, dunque, ma relazioni. «Dopo aver frequentato la realtà lombarda – spiega Corabi – è nato in noi il desiderio di vivere questa amicizia e proporla ad altre persone anche qui in Ticino».

    In un’epoca dominata dall’idolo della performance e dell’efficienza, il messaggio della Mongolfiera suona come una provocazione. Corabi parla apertamente di "gratitudine", un termine che può sembrare paradossale davanti alla disabilià: «Questo sguardo nasce dall’esigenza che ognuno di noi ha su di sé: non essere misurati per le nostre prestazioni, ma per il desiderio grande di felicità che ci abita. In un mondo che ci valuta per i risultati, dire che l'esistenza stessa è un dono è del tutto rivoluzionario. Ma è l'unico sguardo capace di reggere davanti alle tante difficoltà e ai numerosi fallimenti in cui le persone più vulnerabili incappano inevitabilmente».

    Non "per" il figlio, ma "con" il figlio

    Uno dei punti centrali della missione della Mongolfiera è il superamento di una visione puramente assistenzialistica. Spesso, la disabilità costringe i genitori a vivere "in funzione di" qualcuno, trasformando la quotidianità in una lista di terapie e incombenze da fare. L’associazione propone un cambio di paradigma: vivere "con" il figlio. «Desideriamo che il vivere con una persona disabile sia una caratteristica della famiglia e non un limite», spiega Corabi. «Il concetto di "famiglia curante" viene così rivoluzionato: prima di essere persone che si prendono cura, siamo papà e mamme grati del dono ricevuto di questi figli così speciali».

    Questa visione ha spinto l’associazione a collaborare con istituti storici del territorio, come la Fondazione San Gottardo e la Fondazione Sant’Angelo. «Il Ticino è una realtà molto preparata, dove i servizi rispondono bene ai bisogni concreti», afferma il Presidente, «ma tutto questo non basta. Oltre al sostegno, c'è il bisogno di non essere lasciati soli davanti al desiderio di infinito che non si ferma, nemmeno davanti alla disabilità più grave».

    L’Accademia Donald Swann: 33 anni di educazione al cuore

    È in questo orizzonte che nasce la collaborazione con l’Accademia Musicale Donald Swann, una realtà presente in Ticino da oltre trent’anni, nata nel 1992 all’interno delle scuole San Benedetto. Riccardo Caruso, Presidente del comitato dell’Accademia, sottolinea la continuità di questa storia: «L’Accademia ha sempre mantenuto una dimensione familiare, con l’impegno costante di avvicinare giovani e adulti alla musica attraverso un’educazione attenta alla personalità e alle attitudini di ogni singolo allievo».

    Ma cosa c’entra la musica con la disabilità? Per Filippo Corbella, membro del comitato dell’Accademia e tra i musicisti protagonisti del ciclo di incontri, la risposta risiede nella natura stessa dell’arte: «L’educazione alla musica è educazione del cuore, educazione all’ascolto. La musica richiede tutta la persona. Non è un’evasione, ma uno strumento fondamentale per confrontarsi con il senso dell’esistenza attraverso i grandi capolavori. Ha il potere di risvegliare l’animo, invitando a cercare il senso della vita dietro la bellezza».

    Un’inclusione che conviene a tutti

    Per i promotori di questi incontri, l’inclusione è un guadagno per chi la offre, prima ancora che per chi la riceve. «Non ci sarà mai vera inclusione se non si parte dal desiderio di stare insieme», conclude Corabi. Questo ciclo di incontri è quindi un invito aperto a tutti a lasciarsi interrogare dalla musica e dall’esperienza di chi vive la fragilità come luogo di senso. In un tempo che tende a misurare il valore della vita in termini di efficienza, questi tre pomeriggi propongono una sosta diversa: fermarsi, ascoltare, condividere. Per riscoprire, insieme, che il desiderio di felicità non viene mai meno.

    Tre appuntamenti tra note e convivialità

    Il programma del ciclo di incontri è pensato come un cammino a tappe, dove la musica si intreccia al racconto personale degli artisti.

    1. Sabato 17 gennaio (ore 15:00), presso la Fondazione San Gottardo di Melano: l'apertura è affidata al chitarrista Davide Di Pilato.

    2. Sabato 28 febbraio (ore 15:00), presso la Fondazione Sant'Angelo di Loverciano: sarà il turno del pianista Nicolò De Maria.

    3. Sabato 28 marzo (ore 15:00), presso l'aula magna della Scuola Media Parsifal di Porza: l'evento conclusivo vedrà sul palco il chitarrista Filippo Corbella e il violinista Martino Laffranchini.

    Ad ogni incontro seguirà una merenda conviviale offerta. Durante gli eventi, sarà presente anche un terapista che aiuterà i ragazzi con difficoltà espressive a "raccontarsi" attraverso il disegno, rendendo la partecipazione attiva e creativa.

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