Non è stata solo una ricorrenza sul calendario, ma un abbraccio collettivo che dura da mezzo secolo. La Svizzera italiana si è fermata domenica 1° marzo per ascoltare, stringere mani e rinnovare un impegno che mette al centro l'essere umano, oltre la diagnosi.
Domenica scorsa, la 50ª Giornata del Malato promossa dall’AGMSI (Associazione Giornata del Malato della Svizzera Italiana) ha trasformato le corsie degli ospedali e le sale delle case anziani in luoghi di incontro autentico. Il tema scelto per questo importante giubileo, “Autodeterminati e coinvolti”, ha fatto da filo rosso a una giornata intensa, ricordando che la malattia non deve mai cancellare il diritto della persona a restare protagonista della propria vita.
28/02/2026
Oltre la patologia, ci sia sempre la persona, bambino o adulto che sia
Il 28 febbraio e il 1. Marzo nella Svizzera italiana si celebra la 50a giornata del malato. Il punto con uno degli ospiti del ricco programma delle giornate: lo psicoterapeuta dell'età evolutiva Alberto Pellai.
Un viaggio tra ascolto e prossimità
Le celebrazioni sono iniziate presso l’Ente Ospedaliero Cantonale di Mendrisio, all'Ospedale Beata Vergine. Qui, la delegazione ufficiale ha visitato i reparti di geriatria e i Reparti acuti di minore intensità (RAMI). Non sono stati semplici saluti istituzionali: il tempo si è fermato per dare spazio a sguardi e parole condivise con i pazienti, testimoniando una vicinanza che va oltre la cura clinica.
La giornata è poi proseguita a Lugano, alla Fondazione Ca’ Rezzonico, dove il pranzo in comune con gli ospiti è diventato un segno concreto di comunità. La tappa finale alla Residenza Paradiso ha suggellato lo spirito della giornata con una merenda conviviale, trasformando l'assistenza in relazione vera.
Le voci della responsabilità
L'evento ha visto la partecipazione attiva delle istituzioni, unite nel riconoscere che la cura è un dovere di tutti. La Presidente di AGMSI, Ivana Petraglio, ha voluto sottolineare il valore della perseveranza in questo mezzo secolo di attività: “È la continuità che fa la differenza, è la Pietas nell’accezione antica del termine che deve sorreggere il nostro impegno quotidiano”.
Un richiamo forte alla necessità di una cura che sia anche rispetto e devozione verso l'altro. Un concetto ribadito dal Consigliere di Stato Raffaele De Rosa, che ha esortato la società civile a non dimenticare chi soffre: “La fragilità non deve essere relegata in un angolo nascosto della nostra società”.
Autodeterminazione sin dall'infanzia
Le celebrazioni erano state anticipate sabato 28 febbraio da un momento di riflessione dedicato all'ambito pediatrico. Attraverso tavole rotonde e testimonianze dirette, è emerso come il coinvolgimento e l’ascolto siano vitali anche per i pazienti più piccoli, perché la dignità non è una questione di età, ma di umanità.
Dopo cinquant’anni, l’AGMSI ci ricorda che la Giornata del Malato non è un simbolo astratto, ma la scelta quotidiana di "esserci". Una comunità sana si riconosce proprio da questo: dalla capacità di restare accanto a chi è più fragile, garantendo non solo assistenza, ma calore e dignità. Perché, in fondo, restare umani significa non lasciare che nessuno affronti la malattia in solitudine.