“Siamo tutti dei chiamati a seguire Cristo sulle orme di chi ci ha preceduto”: con questa bella immagine sono iniziati i Quaresimali di mons. de Raemy, ieri sera, ad Ascona presso il Collegio Papio. Un percorso, come spiegato introduttivamente dall’arciprete di Locarno, don Carmelo Andreatta, da vivere per riscoprire il nostro cammino cristiano come dono e responsabilità, in un comune percorso vocazionale, che è anche quello proposto dalla Diocesi per l’anno pastorale in corso, sotto l’immagine “Ripartire da Cristo insieme”.
«Sulle orme di Marta, Maria e Lazzaro»
Marta, Maria, Lazzaro: testimoni di una “sinfonia di vocazioni”, e di una situazione in cui possiamo trovarci tutti, ritratti dal Vangelo in una situazione di vita quotidiana, famigliare, di amicizia. Così, mons. de Raemy, spiega la scelta di incentrare questo primo incontro – trasmesso anche via streaming dal canale YouTube della Diocesi, grazie a Caritas Ticino – su queste tre figure evangeliche, a partire dal Vangelo della II Domenica di Quaresima. Lazzaro, che è malato e fa parte della famiglia, ricorda al cristiano la sua identità:
“Questo ignoto Lazzaro è colui che Gesù ama e dunque è per ognuno e ognuna di noi – noi che per così dire non siamo “conosciuti” – certezza che siamo davvero amati dal Signore al punto che si preoccupa per noi, fino alle lacrime. L’interesse del Signore è davvero unico per ciascuno di noi”.
Gesù, alla preoccupazione di Marta e Maria, afferma: “Questa malattia non porterà alla morte ma è per la gloria di Dio”. Glorificare Dio per mezzo della malattia: mentre San Giovanni “ricorda Gesù messo in croce come una elevazione”, mons. de Raemy ricorda come la croce stessa, nel Vangelo, è “trono”, “fulgore d’amore”.
Gesù inoltre amava Lazzaro, dice il Vangelo, ma vuole lasciare passare il tempo. “Non è indifferenza, ma è affidamento”: l’intenzione infatti è di andare a “svegliare” Lazzaro, che si è “addormentato”: non una minimizzazione della morte, ma la consapevolezza che essa è senso di attesa per la risurrezione con un corpo nuovo. È l’invito a credere in un miracolo, ovvero un “segno”, “linguaggio di Dio che ci parla di qualcosa”. Tommaso avverte questa tranquillità e afferma “andiamo a morire con Lui”. Sente che l’amore di Gesù va fino in fondo, un amore che suscita risposte generose e spontanee.
Lazzaro è nel sepolcro da quattro giorni. Marta chiama Maria perché sente che c’è una “chiamata” anche per lei. Per il vescovo il cristiano sofferente dovrebbe avere la stessa attitudine: richiamare coloro che si curano di lui alla presenza del Signore. Dio, nella sofferenza, “non invita alla calma forzata: Gesù piange e si commuove, è molto turbato. Gesù è Dio e uomo: si commuove fino in fondo, pur essendo la Risurrezione e la vita”.
E, conclude mons. de Raemy:
“Non è mai troppo tardi perché Dio ci liberi con il suo amore. La stella polare è la certezza di un approdo: dove sta iil perché della risurrezione di Lazaro? Nelle lacrime di GEsù, che saranno forza per Lazzaro per tutta la vita. Piangere è amare con gli occhi. L’uomo risorge per le lacrime di Dio: Risorgiamo perché amati: Lazzaro sono io”
“È questa fiducia che auguro a tutti voi e che ci viene chiesta, nel Signore che è davvero la forza di amore più incredibile”.
I prossimi Quaresimali avranno luogo giovedì 5 marzo nel Vicariato del Mendrisiotto a Balerna, Sala della Nunziatura, sul tema “Sulle orme della Samaritana” e saranno trasmessi dal canale YouTube della Diocesi di Lugano, grazie al supporto tecnico di Caritas Ticino.
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(LQ)