di Federico Anzini
Tutto si è consumato in un gesto semplice: una mano che porge un mazzo di chiavi, un'altra che lo riceve. Giancarlo Gilardoni, ottant'anni, ultimo erede di una famiglia che dal 1896 gestisce il negozio di arte sacra davanti alla Cattedrale di Lugano, ha consegnato le chiavi del suo negozio ad un amico di fiducia. Non per riaprirlo. Per chiuderlo, per sempre, con dignità.
Un negozio, una famiglia, una città
Per i luganesi che percorrono la piazza davanti alla Cattedrale, il negozio Gilardoni è sempre stato lì: discreto e fedele. Madonne, crocifissi, rosari, candelieri, statuette: un luogo che parlava di fede in modo sommesso. Ora quel negozio chiude. Dopo centotrent'anni di attività ininterrotta, la famiglia Gilardoni abbassa definitivamente le serrande. L'edificio sarà completamente rinnovato, la merce liquidata, e con essa si chiude una storia che affonda le radici nel 1896, quando un giovane di Bellagio di nome Alfredo Gilardoni — approdato a Lugano tre anni prima, nel 1893 — decise di aprire un esercizio commerciale dedicato agli arredi e all'arte sacra. Aveva venticinque anni e una visione precisa di ciò che voleva fare.
Da Bellagio alla Cattedrale
Alfredo Gilardoni (1871–1927) non poteva sapere, aprendo quella bottega, che stava fondando una dinastia. Ebbe quattro figli, e tra questi fu il minore, Simone (1916–2004), a raccogliere il testimone e a continuare l'attività paterna. Un altro figlio, Lorenzo (1914–2011), percorse invece la strada del diritto, diventando un noto avvocato luganese e priore della Confraternita di San Carlo — quasi a dimostrare come la famiglia Gilardoni avesse radici profonde non solo nel commercio, ma nella vita religiosa e civile della città. Alla morte di Simone, il negozio passò nelle mani di suo figlio Giancarlo, nato nel 1945, che fino ad oggi l’ha tenuto aperto con la stessa dedizione dei predecessori. È lui l'ultimo custode di questo piccolo mondo di oggetti sacri. Ed è a lui che spetta il compito — non privo di malinconia — di dire addio.
La liquidazione affidata ad un amico
A occuparsi della liquidazione degli oggetti ancora conservati nel negozio — nei giorni 9, 10 e 11 giugno, con orari 10–12 e 14–16 — è stato chiamato Flavio Ancellotti , titolare della ditta La Primula Arte Sacra di Biasca, aperta nel 2014, con negozio dal 2017. Una scelta che non è solo pratica: quella tra Ancellotti e i Gilardoni è una storia di stima, amicizia e rispetto reciproco che dura da decenni. «Ho conosciuto il papà di Giancarlo perché dal 1990 al 2004 ho lavorato alla Libreria Ancora in Via Larga a Milano», racconta Ancellotti . «Simone Gilardoni veniva una volta al mese circa con una piccola valigetta chiara a prendere rosari, libretti e tutto quello che serviva per il suo negozio.» Un cliente puntuale e affidabile. «Ero molto felice di incontrarlo — confessa Ancellotti — perché già allora amavo la Svizzera e soprattutto Lugano. Quando arrivava in negozio, annunciavo: "Buongiorno, è arrivato il Gilardoni di Lugano!"»
Con il figlio Giancarlo il rapporto è poi cresciuto su un terreno diverso: quello ecclesiale. «All'inizio era un rapporto professionale, quando mi veniva a consegnare i lumini e quello che serviva in chiesa, quando ero sacrestano di Sant'Antonio in Piazza Dante a Lugano», spiega. «Ma poi siamo diventati amici perché eravamo entrambi nella Confraternita del Santissimo Sacramento della Cattedrale, dove ho fatto anche Priore come lo sono ora. C'è sempre stata amicizia e stima reciproca.»
Le chiavi del negozio: un gesto di fiducia
In questo contesto, il momento in cui Giancarlo Gilardoni ha consegnato le chiavi del negozio ad Ancellotti assume un significato che va ben oltre le questioni pratiche. «Quando mi hanno chiesto di occuparmi della liquidazione, per me è stato una riconoscenza incredibile che non mi sarei mai aspettato», ammette Ancellotti . E aggiunge: «Qualche settimana fa mi ha dato le chiavi per pulire e sistemare in vista dei giorni di liquidazione. Per me è stato un atto di fiducia che non mi sarei mai aspettato perché io sono titolare di un negozio di arte sacra a Biasca ed eravamo quindi anche concorrenti. Ma amici. Quando avevo bisogno di qualcosa andavo da lui senza andare in Italia. Ci dicevamo vari aspetti lavorativi senza timore.» Una concorrenza che non ha mai scalfito la stima, in un settore dove i rapporti umani contano più del mercato.
Tra le cose che restano: gli oggetti
Nella bottega Gilardoni è rimasta una collezione non indifferente di oggetti che Ancellotti descrive con l'occhio di chi li ha osservati e amati. «Di oggetti ce ne sono tantissimi. Ci sono tante cose belle, tipo le statuette e gli angioletti di legno pantografati e rifiniti a mano di Ortisei, in Alto Adige.» Ma due pezzi in particolare lo hanno colpito: «Una statua da un metro raffigurante la Madonna di Fatima in legno, e un'icona della Madonna con placca in argento.» Oggetti che portano con sé storie anonime: doni mai consegnati, acquisti di sacrestie di paese, sostituzioni di paramenti usurati.
La fede come servizio: una visione condivisa
Sia i Gilardoni che Ancellotti hanno vissuto il commercio dell'arte sacra non come un mestiere qualsiasi, ma come una forma di servizio. «Da quando ho aperto La Primula Arte Sacra, in dodici anni di attività ho incontrato sacerdoti, sacrestani, consigli parrocchiali e ho sempre favorito non il guadagno, ma l'utilità di quello che chiedevano in concreto», dice Ancellotti . «Il mio non è un lavoro, è un servizio alla Chiesa.» Una visione che Giancarlo Gilardoni avrebbe certamente condiviso, e che spiega come una bottega possa sopravvivere centotrenta anni senza mai tradire la propria ragione d'essere.
La fine di un'epoca? Non proprio
È facile cedere alla retorica del "fine di un'epoca". Ma Ancellotti preferisce sfumare: «Non è la fine di un'epoca, la chiusura di Gilardoni dopo 130 anni. Quello che abbiamo visto in vetrina, e visitando il negozio negli anni, è il cambiamento della liturgia con il Concilio. Certamente il mondo è cambiato. Oggi, purtroppo, la fede è più flebile e dispiace vedere le chiese con meno fedeli. Ma sono convinto che ci sarà un riscatto.» Non c'è rassegnazione in queste parole. C'è piuttosto la consapevolezza di chi conosce i cicli lunghi della storia religiosa.
Commiato davanti alla Cattedrale
Nei tre giorni di liquidazione, tra il 9 e l'11 giugno, chiunque vorrà potrà varcare per l'ultima volta la soglia del negozio Gilardoni e portarsi a casa un frammento di questa storia. Forse un angioletto di legno di Ortisei, forse un rosario dimenticato su uno scaffale, forse nient'altro che il ricordo di esserci stati. Ciò che chiude davanti alla Cattedrale di Lugano non è soltanto un negozio. È uno di quei luoghi dove il sacro e il quotidiano si incontravano senza cerimonie, nella normalità discreta di rapporti umani prima che commerciali. Centotrent'anni di storia non scompaiono con una serranda abbassata. Restano negli oggetti dispersi nelle case e nelle sacrestie del Ticino, nei rosari consumati da dita che hanno pregato, nelle madonne che vegliano ancora su altari di paese.