di Federico Anzini
Domenica 23 agosto, alle 17, nell'Arena Tracce del padiglione A3 della Fiera di Rimini, verrà presentato il numero zero di una rivista che porta un nome familiare a chi ha seguito la teologia del secondo Novecento e un aggettivo nuovo: Communio della Svizzera italiana.
Nata nel 1972 dall'incontro fra Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e Joseph Ratzinger, la testata è oggi presente in tredici Paesi con redazioni distinte ma in dialogo costante. L'edizione in lingua italiana mancava dal 2013, anno in cui la redazione chiuse i battenti. A riaprirla non sarà l'Italia, ma il Ticino.
Un ritorno che passa da Lugano
La decisione è dell'assemblea internazionale di Communio. Il via libera riguarda una redazione italofona, legata alla neocostituita Associazione Communio della Svizzera italiana, presieduta da don Willy Volonté con don Paolo Prosperi vicepresidente. La rivista è già in stampa; il sito, communio-rci.ch, è in allestimento.
La scelta ha una logica storica. La redazione italiana del 1972 era stata fondata da Eugenio Corecco — futuro vescovo di Lugano — insieme a Giuseppe Ruggieri e Luigi Serenthà. E le radici svizzere vanno oltre Corecco: von Balthasar, fra i padri fondatori, era di Lucerna e lavorò a Basilea per gran parte della vita. In Ticino, insomma, Communio non arriva per la prima volta: ci torna.
"Quando una persona è geniale si apre a tutto"
Fra i primi a entrare in quel sodalizio teologico ci fu un giovanissimo Angelo Scola, oggi cardinale. Ne parla con gratitudine e una punta di ironia. «Noi eravamo dei nani nei confronti degli altri collaboratori», ammette. Quello che permise l'incontro fu «una amicizia», e insieme «il desiderio di comunicare qualcosa che altrimenti non sarebbe diventato pubblico», un desiderio «talmente grande e semplice da imporsi anche presso personalità di questo grande livello».
«Eravamo così giovani e così eccessivi nelle nostre richieste da essere ben poco umili nei confronti di personalità di questo tipo», racconta. I maestri, invece di irrigidirsi, stettero al gioco. «Quando una persona è geniale si apre a tutto, non sta a guardare».
Sinodalità: "più che può, deve"
Se il metodo sinodale è la strada, la comunione vissuta ne è la sorgente. Può la nuova rivista Communio della Svizzera italiana servire questo processo? Scola non concede margini: «Più che può deve perché se non lo fa non ha futuro». L'elemento sinodale va messo sempre più in evidenza, così che l'azione comunionale della rivista «si trasformi in una modalità di attuazione della vita cristiana effettivamente efficace».
C'è poi l'auspicio che nel 1962 il giovane Ratzinger affidava al Concilio: liberare il cuore della fede dagli strati induriti. Quali siano oggi, Scola lo indica senza giri di parole. È «una concezione della vita cristiana che è generosa, che resta generosa nella proposta ma anche nello stesso tempo passiva, non creativa», incapace di sviluppare quella creatività «anche se magari la intravede».
A Rimini con il rettore di Lugano
L'incontro riminese si intitola Cristiani nel mondo e mette attorno allo stesso tavolo monsignor Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia, il teologo e saggista Elio Guerriero e René Roux, rettore della Facoltà di Teologia di Lugano. Modera don Paolo Prosperi.
La presenza di Roux non è un dettaglio protocollare. Che a presentare il rilancio ci sia il rettore dell'ateneo teologico di Lugano, fondato proprio da Corecco, dice quale sia il baricentro dell'operazione: il Ticino non ospita l'iniziativa, la firma.
Il punto di partenza dell'incontro in programma domenica all'Arena Tracce è un paradosso antico: la Chiesa annuncia una verità che dice valida per tutti, dentro un mondo che proprio quella pretesa respinge. Di qui l'esigenza di riformulare, nel contesto culturale ed ecclesiale di oggi, quanto il Vaticano II aveva detto sul rapporto fra Chiesa e mondo.
Il di più che la comunione può essere
In apparenza è poca cosa: un fascicolo, una redazione appena costituita, un sito ancora in allestimento. Ma anche la prima volta era cominciata così, con un gruppo di giovani teologi che avevano soprattutto stima gli uni per gli altri. Scola riassume così quello che allora riuscì a fare: «Abbiamo con semplicità messo in evidenza la bellezza della Chiesa sinodale e comunionale».
È l'augurio migliore per chi riparte da Lugano. La comunione si realizza, dice ancora il cardinale, quando non ci si ferma ai dati significativi ma si punta «sul di più che la comunione può essere». Domenica pomeriggio, in un padiglione della Fiera di Rimini, quel di più ricomincia da un numero zero.