di Laura Quadri
«Mangia, perché a casa tua non hai cibo». Una frase dura, che suona come un triste presagio. E dimostra una consapevolezza: chi mi sta accanto, potrebbe non avere cibo a sufficienza per sopravvivere. Ma ad aver avuto questa intuizione non è un adulto, bensì una bambina, che guardava la sua compagna seduta nel banco accanto. La scena è avvenuta presso la scuola «Santa Lucia» costruita a El Socorro, nella diocesi di Valle de la Pascua, dal missionario ticinese, in Venezuela da oltre 40 anni, don Angelo Treccani. La riporta con voce rotta dalla commozione María Gabriela Seijas, docente presso l’istituto e in queste settimane in Ticino assieme al missionario ticinese, collaboratore di don Angelo, Marzio Fattorini.
Durante una serata pubblica il 18 agosto presso l’azienda agricola «CatiBio» a S. Antonino, su invito della Conferenza missionaria della Svizzera italiana (CMSI) hanno potuto portare la loro testimonianza.
Fattorini si sofferma, dapprima, sui grandi aiuti ricevuti negli anni dal Ticino: «Si tratta di un sostegno sempre giunto puntualmente, di anno in anno, il che ci ha permesso di dare continuità ai lavori. Sono molto grato a tutti coloro che continuano con noi a crederci».
La sua quotidianità, vissuta nel paesino di Espino assieme alla moglie, è fatta di routine ma anche di «emergenze»: comperare settimanalmente il cibo per i bambini della scuola parrocchiale gestita dalle suore e stipendiare maestre e cuoche, suonare la chitarra per animare le messe, misurare la glicemia a persone diabetiche, far funzionare l’unica farmacia del paese, sollecitata giorno e notte, senza interruzione; infine collaborare con la Croce Rossa come volontario.
«Può succedere anche tre volte per notte che ci chiedano di aprire il negozio per delle emergenze che si presentano in ambulatorio. Compriamo tutte le medicine con le donazioni ricevute e con il ricavato di altri piccoli servizi che prestiamo alla comunità», ci racconta a margine della testimonianza.
Impegni non certo facilitati dalle ultime vicissitudini: «Dal 3 gennaio, giorno della cattura di Maduro, non è purtroppo cambiato nulla a livello politico, economico e sociale. E ora c’è la preoccupazione per le conseguenze del terremoto del 24 giugno. È molto evidente come ci sia stato un “prima” e un “dopo” la catastrofe».
Al riguardo, Fattorini, già contattato da questa redazione a inizio luglio, tiene a un appello e a un aggiornamento importante: «Trovo se ne sia parlato tanto sui mass media, ma non a sufficienza. C’è chi ancora oggi, a due mesi dal terremoto, nella zona più colpita scava nelle macerie per ritrovare i corpi dei familiari morti. Lo Stato, invece, sollecita la ricostruzione. Una situazione drammatica. Senza contare alcuni che, partiti dal Venezuela a seguito dell’evento catastrofico, si sono ritrovati in Colombia da familiari, per poi rivivere un secondo terremoto il 10 agosto. Sono storie che ti colpiscono nel profondo».
La parola conclusiva è ancora di Seijas, che ci confida: «Vogliamo dare ai ragazzi che seguiamo, a El Soccorro ed Espino, pace e tranquillità. Ho 36 anni, vengo da una famiglia numerosa, ho vissuto sulla mia pelle la povertà. Da qui la verità che sento: non è sufficiente dare ai ragazzi cibo, devi dare loro anche un’educazione. Nella nostra scuola accogliamo circa 40 bambini. Con don Angelo, è un progetto a cui credo fortemente. Grazie al vostro aiuto può proseguire».
Per sostenere i progetti in Venezuela: Conferenza missionaria del la Svizzera italiana, IBAN CH21 0900 0000 6900 0868 6, con l’indicazione «Marzio Fattorini» o «don Angelo Treccani».
(LQ)