di Silvia Guggiari
Dopo il campo estivo in Angola che abbiamo raccontato la scorsa settimana, è rientrato in Ticino anche il gruppo della Conferenza Missionaria (CMSI) che ha vissuto due settimane di volontariato in Tanzania, a Kisarawe, una cittadina a una trentina di chilometri da Dar es Salaam. Un’esperienza nata dall’iniziativa di Chiara Uglietti, membro della CMSI, da anni legata alle missioni delle suore del Cottolengo.
27/07/2026
Tra il Ticino e l’Angola un legame che cresce e guarda al futuro
Dal 30 giugno al 18 luglio si è svolto uno dei due campi missionari in Africa proposti dalla Conferenza Missionaria. Tre le partecipanti che, accompagnate da don Jean-Luc Farine, hanno animato una colonia estiva nella capitale facendo esperienza di una realtà complessa come è quella dell'Angola.
E proprio dalla comunità delle cinque suore kenyote del Cottolengo si è recato il gruppo ticinese composto da sette persone: quattro giovani tra i 25 e i 30 anni – Serena Rusca, Monia Kurt, Ester Caretti e Mirella Ambrosini - Chiara Uglietti e i suoi due figli sedicenni Aurora e Francesco Pirazzi. In questa comunità, spiega Chiara Uglietti, “le religiose gestiscono una scuola dell’infanzia con circa 200 bambini e una scuola primaria frequentata da 150 alunni. Una delle caratteristiche della scuola è la scelta di insegnare fin dai tre anni in lingua inglese, diversamente da quanto avviene normalmente nelle scuole pubbliche tanzaniane”.
A contatto con la realtà tipicamente africana, fatta di ritmi dilatati e lunghi viaggi su strade sterrate, i volontari hanno offerto il loro tempo, affiancando gli insegnanti nella quotidianità: correggere compiti, assistere durante gli esami, giocare con i bambini, condividere i pasti e la ricreazione. «Non siamo andati per cambiare il mondo in due settimane – racconta Chiara Uglietti – ma per esserci. Negli incontri di formazione precedenti la partenza, ci avevano ripetuto che conta più lo stare del fare, e lì ne abbiamo davvero compreso il significato».
Il gruppo ha poi partecipato anche alle attività della parrocchia, a quelle dell’oratorio il sabato pomeriggio e la domenica pomeriggio per i giovani e per i bambini, oltre che alle celebrazioni liturgiche: «Le Messe durano quasi due ore, ma sono piene di canti, musica e partecipazione. È una fede semplice, ma profondamente radicata e sentita. Si percepisce un grande senso di speranza. Tutti contribuiscono durante l’offertorio, anche chi ha pochissimo, e la comunità vive davvero un forte senso di appartenenza».
E come siete stati accolti dalla gente locale?: “Con i più piccoli è stato piuttosto facile, tanti di loro ci abbracciavano, alcuni ci guardavano un po' spauriti e incuriositi dalla nostra diversità, i più grandi sono stati conquistati subito da un pallone e dalla voglia di giocare insieme, ma l’impatto più grande è stato sicuramente con la gente al di fuori dell’istituto. Spesso per strada venivamo salutati con il termine swahili mzungu (“bianco”), ci sentivamo inevitabilmente osservati – spiega – consapevoli di essere i "bianchi” che arrivavano da una realtà più ricca».
Anche all’interno della scuola i volontari hanno percepito inizialmente una certa timidezza da parte degli insegnanti, quasi il timore di essere giudicati. «Quando hanno capito che eravamo lì semplicemente per dare una mano, anche lavando i piatti se necessario, il rapporto è cambiato completamente».
A colpire maggiormente il gruppo è stato soprattutto lo stile di vita della comunità: «Abbiamo trovato persone molto accoglienti, capaci di farti sentire a casa nella loro semplicità. Ci hanno accolti con quello che avevano, condividendo il cibo e il tempo. Sarebbe bello che il loro modo di vivere ci insegnasse a rallentare i ritmi e a dare più valore alle relazioni».
Chiara e i compagni di viaggio sono rientrati in Ticino con la consapevolezza che la testimonianza missionaria non passa attraverso grandi gesti, ma dalla disponibilità a condividere la quotidianità, lasciandosi trasformare dall’incontro con l’altro.