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La Chiesa in Venezuela. Quando la terra trema ma c’è una presenza solida

di Maria Acqua Simi (catt.ch)

C’è qualcosa di particolarmente sconvolgente in un terremoto e che ci interroga tutti, anche se siamo a migliaia di chilometri dal sisma. Ed è che la terra non è fatta per tremare. Ci alziamo ogni mattina, appoggiamo i piedi giù dal letto certi che il pavimento sia lì, pronto a sorreggere i nostri passi e l’incedere della giornata. Del resto la terra è il simbolo più elementare della sicurezza: è ciò su cui camminiamo, costruiamo, fondiamo la nostra vita. Ma se arriva un terremoto e butta giù in pochi secondi case, scuole, ospedali, capannoni – cioè tutto quando abbiamo costruito con fatica – e poi sradica migliaia di vite allora la domanda diventa inevitabile: che cosa rimane in piedi quando tutto sembra crollare? Esiste qualcosa che possa resistere quando vengono meno le certezze sulle quali abbiamo costruito la nostra esistenza? È una domanda che in Venezuela risuona con particolare forza perché il sisma si è abbattuto su un Paese che da anni conosce la debolezza di molte delle sue strutture portanti. Per milioni di venezuelani il mondo è venuto giù ben prima delle scosse: politici corrotti, istituzioni fragili, servizi essenziali assenti, una povertà diffusa che ha trasformato l’emergenza in una condizione permanente. Eppure proprio questi giorni stanno mostrando un fatto che merita di essere guardato. Accanto al grandissimo lavoro delle organizzazioni umanitarie, sono soprattutto Caritas, la Chiesa e le parrocchie a coordinare gli aiuti sul territorio e il faro a cui la gente sta guardando e a cui chiede aiuto. Lo racconta ad esempio padre Leonardo da Caracas: «La gente si è messa a scavare a mani nude, le donne hanno cominciato a cucinare per tutti quelli che sono rimasti senza casa e le nostre parrocchie sono diventate quasi naturalmente un luogo di ritrovo, di unità nel dolore. Credo che ci sia un substrato culturale plasmato dall’esperienza cristiana. L’attenzione alla persona e la solidarietà che stiamo vedendo in questi giorni non sono semplice volontarismo: sono il frutto di una fede che, spesso in modo silenzioso, ha impregnato la cultura del nostro popolo». Quello della Chiesa non è un ruolo assunto all’improvviso: è il frutto di una presenza costruita nel tempo. Lo raccontano con la loro vita anche i due missionari ticinesi che hanno scelto di condividere da decenni la vita dei venezuelani: don Angelo Treccani, originario del Malcantone e missionario a El Socorro dal 1983, e Marzio Fattorini, di stanza ad Espino. La loro forza non consiste nell’avere mezzi straordinari ma nell’essere rimasti in tutti questi anni in un Paese che non soffre da ieri: la fiducia della gente non si ottiene all’improvviso, nasce dalla condivisione quotidiana. I nostri missionari sono accanto al popolo, condividendo il suo destino, ci dicono di una carità cristiana che diventa «forma della vita » perché educa alla responsabilità reciproca, tende al bene comune e genera una cultura capace di durare nel tempo, perché poggia su una roccia che nessun terremoto può scuotere. Anche quando la terra trema.

Terremoto in Venezuela: Caritas Svizzera in prima linea con gli aiuti

Un violento terremoto ha colpito il Venezuela lo scorso 25 giugno, devastando in particolare Caracas e la fascia costiera settentrionale del paese. Caritas Svizzera, di fronte a un'emergenza in cui restano ancora incerti il bilancio esatto delle vittime e l'entità reale dei danni, ha stanziato 100'000 franchi per gli aiuti immediati, mobilitando la rete della sua organizzazione partner locale, Caritas Venezuela.

Le autorità parlano di decine di migliaia di dispersi. Circa 400 edifici sono stati rasi al suolo, oltre 1'490 le infrastrutture danneggiate. Una catastrofe che si abbatte su un paese già fragile: come ha ricordato Rafael Filliger, responsabile del programma Venezuela di Caritas Svizzera, molte famiglie vivevano già in condizioni di povertà estrema e malnutrizione, senza un accesso stabile alle cure mediche.

Sul terreno, oltre 40mila volontari — in media 280 al giorno — hanno distribuito acqua potabile, generi alimentari e materiale sanitario attraverso punti di raccolta allestiti in tutto il paese. L'aggiornamento del 10 luglio parla di 9mila tonnellate di beni consegnati a circa 8mila famiglie, 73mila pacchi di farmaci e quattromila litri d'acqua, per un totale di circa 72mila persone raggiunte. Non manca il sostegno psicologico, rivolto a chi ha perso una casa o un familiare. Caritas opera in Venezuela da anni, e continuerà a farlo anche dopo l'emergenza.

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