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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (2 febbraio 2026)
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  • Il cardinale Ratzinger

    La modernità del pensiero di Ratzinger: non chiudiamoci in un ghetto

    “Con Dio le cose grandi iniziano sempre in piccolo, anche per la trasformazione della fede nella società di oggi è importante non preoccuparsi dei numeri, ma della salvezza”. Lo ha detto il cardinale Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, nel corso della presentazione del terzo tomo del 13° volume dell’Opera Omnia di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, In dialogo con il proprio tempo, che si è tenuta a Milano, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, il pomeriggio di mercoledì 28 maggio. Dopo l’introduzione di don Pierluigi Banna, docente di Teologia presso l’ateneo, e il saluto di Lorenzo Fazzini, responsabile della Libreria Editrice Vaticana, si è svolto un dialogo tra Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani e il cardinale Koch, moderato da Piero Luca Azzaro, traduttore e curatore dell’Opera omnia e anch’egli docente in Cattolica.

    Il testo ancora una volta ci restituisce la profondità, la complessità e la modernità del pensiero di Ratzinger, che non può essere ridotto e rinchiuso negli schemi di una certa narrazione “conservatrice”. Nella prima parte della conversazione si è parlato di sinodalità, sempre a partire da citazioni di Ratzinger, il quale nel 1969 riconosceva che nella Chiesa continuasse ad agire “il modello della monarchia, delle monarchie assolute, ed è naturale che su questo punto solo lentamente si avvii una riflessione. È necessario che lentamente avvenga una trasformazione nel modo di vita, nella coscienza, nell’atteggiamento e nella prassi”. In un’altra occasione il futuro Papa riteneva “necessario incrementare i meccanismi di consultazione e di incontro” auspicando “le forme di confronto meno centralizzate e meno spettacolari”, cercando “modelli più ampi di partecipazione dell’episcopato mondiale, in grado di garantire a loro volta il collegamento fra le diverse realtà regionali”.

    “Benedetto XVI è sempre stato molto a favore della sinodalità – ha ricordato Koch – nel suo senso originario di “cammino con”: Chiesa e sinodo sono sinonimi, spiegava san Giovanni Crisostomo”. Ma, ha aggiunto il cardinale, la sinodalità “non è alternativa alla gerarchia: la chiesa cattolica è gerarchica e sinodale allo stesso tempo”. Koch ha citato in proposito anche Cipriano di Cartagine, il quale spiegava che quando si trattava di decidere non andava fatto “niente senza vescovo, niente senza il consiglio dei presbiteri, niente senza il consenso dei credenti”.

    Significativi poi altri brani, dai quali emerge la contrarietà di Ratzinger ad un confronto con il mondo che porti a un ripiegamento o a un ritorno al passato, pensando che la soluzione sia tornare alla più ferrea disciplina e alla “prassi dell’antimodernismo”. Anzi, sia da teologo che da cardinale e poi da Papa, Ratzinger ha sempre sostenuto la necessità del dialogo e del confronto con chi non crede, anche per evitare il rischio di trasformare la fede in ideologia, oscurando il fatto che la fede rimane un cammino ed è dunque capace di condividere la sofferenza di chi dubita e si interroga.

    “Nel suo primo grande libro Introduzione al cristianesimo – ha spiegato il cardinale - Ratzinger ha detto che il credente ha un non credente in sé e viceversa. Per questo il dialogo è molto importante. Il fondo di questo problema è che Dio è un mistero e dunque se un uomo ha l’impressione di avere compreso Dio, può essere sicuro che ciò che ha compreso non è Dio”. Koch ha insistito sull’importanza del dialogo tra fede e ragione, sottolineando che “la fede confermata nella riflessione è sempre aperta al dialogo, mentre l’ideologia è chiusa in sé stessa”.

    Sono state quindi citate pagine in cui Ratzinger parla della Chiesa del futuro nelle società secolarizzate, augurandosi che sia più libera e più povera, guardando dunque positivamente al fatto che essa non possa più contare sul collateralismo, sul puntello del potere o sulle grandi strutture. Koch ha ricordato come Benedetto XVI abbia detto a Friburgo che la Chiesa è stata aiutata dall’esterno a de-mondanizzarsi quando ha perso privilegi e potere. “Il postulato della de-mondanizzazione – ha aggiunto - non è allontanamento della Chiesa dal mondo, ma si fa sì che la testimonianza venga percepita in modo credibile. Benedetto XVI ha testimoniato una Chiesa liberata da fardelli e privilegi politici, che così può dedicarsi meglio alla testimonianza e al servizio, può vivere con più scioltezza la chiamata al ministero di Dio e al prossimo”.

    Infine il cardinale ha citato quello che Ratzinger definiva il carisma delle minoranze di oggi, cioè “il metodo di Dio per il cammino dell’evangelizzazione, che si riconosce nella parabola del granello di senape: il più piccolo di tutti i semi che crescendo diventa la pianta più grande. Con Dio le cose grandi iniziano sempre in piccolo, anche per la trasformazione della fede nella società di oggi è importante non preoccuparsi dei numeri, ma della salvezza. Questa è la sfida per un rinnovamento della Chiesa, soprattutto a partire dai santi e dalla loro testimonianza”.

    La conclusione dei lavori è stata affidata a don Elia Carrai, docente di Teologia fondamentale nella Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, il quale ha osservato come dai dialoghi a tutto campo di Ratzinger con i giornalisti emerge la realtà della verità cristiana che “si svela dentro la storia e perciò dentro l’esperienza e per questo si rende oggetto di verifica da parte dell’uomo”. Le persone che vivono la fede “manifestano che è possibile una vita veramente umana” e così “per l’uomo del nostro tempo diventa allora comprensibile il messaggio cristiano”.

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