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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (22 gennaio 2026)
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  • Bergoglio e Ratzinger

    La rinuncia e l'unicità del papato: ecco come le vedeva Ratzinger

    di Cristina Vonzun

    Benedetto XVI lo ha detto tante volte, lo ha ripetuto con un filo di voce nell’intervista del marzo 2012 al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana: «Non ci sono due Papi. Il Papa è uno solo…».

    "Il Papa è uno solo": la chiarezza di Ratzinger

    Così descrisse quel colloquio e quella risposta lo stesso Fontana: “Incontrare Benedetto è raro, soprattutto negli ultimi tempi. E ancora più inusuale è il fatto che accetti di affrontare uno degli argomenti più traumatici per la vita della Chiesa cattolica negli ultimi secoli. La sua precisazione sull’unicità del Papato è scontata per lui ma non per alcuni settori del cattolicesimo più irriducibile nell’ostilità a Francesco. Per questo, ribadisce che «il Papa è uno solo» battendo debolmente il palmo della mano sul bracciolo: come se volesse dare alle parole la forza di un’affermazione definitiva”. Joseph Ratzinger, coerente fino alla fine con il suo motto episcopale di “collaboratore della verità” anche alla verità dell'unicità del papato non è mai venuto meno. Dopo essersi ritirato nel febbraio del 2013 dalla guida della Chiesa, era andato a vivere nel monastero in Vaticano.

    La rinuncia perché? Cosa rispose Ratzinger

    Eppure, a distanza di tanto tempo, arrivati ai giorni nostri, il disorientamento, lo stupore, le maldicenze che hanno accompagnato quel gesto epocale erano ancora presenti. E Benedetto quel giorno del 2021 nel colloquio con il direttore del Corriere della Sera sembrò volerli – per l’ennesima volta - esorcizzare. Fontana gli chiese se in questi anni avesse ripensato spesso a quel giorno. «È stata una decisione difficile. Ma l’ho presa in piena coscienza, e credo di avere fatto bene. Alcuni miei amici un po’ “fanatici” sono ancora arrabbiati, non hanno voluto accettare la mia scelta. Penso alle teorie cospirative che l’hanno seguita: chi ha detto che è stato per colpa dello scandalo di Vatileaks, chi di un complotto della lobby gay, chi del caso del teologo conservatore lefebvriano Richard Williamson. Non vogliono credere a una scelta compiuta consapevolmente. Ma la mia coscienza è a posto». Così ribadì Ratzinger in quell’occasione con un velo di voce «il Papa è uno». Certamente lo fece per rivolgersi ai «fanatici» che non si rassegnavano. Ma parlava anche agli altri, a coloro che temevano il presunto peso della sua ombra sulla Chiesa. Un’ombra che qualcuno (ci si è messo di mezzo anche qualche alto prelato) ha cercato in questi anni di tirare dalla propria parte. Il Papa emerito al gioco non c’è mai stato. Di quella rinuncia restano la libertà e il coraggio che aprono la strada ai suoi successori, ma anche, una figura, quella del “papa emerito” che la Chiesa probabilmente, come auspicano in tanti, dovrà precisare, soprattutto se si pensa al futuro, con altri pontefici -in là con gli anni- che potrebbero compiere la stessa scelta di Ratzinger. Ratzinger è stato pioniere in questo, e come tutti gli innovatori ha assunto i rischi e vissuto i fraintendimenti di un gesto, allora per tanti traumatico e per taluni, ancora difficile da capire oggi.

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