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Lo stesso monte e la medesima radice per tre vite fedeli nel Signore

di Federico Anzini

Ogni mattina, da Bioggio, una coppia apre la finestra e guarda il Monte Boglia. A pochi chilometri in linea d'aria — oltre il confine, sulle colline piemontesi che scendono morbide verso il Lago Maggiore — una suora benedettina alza gli occhi sulla stessa montagna. Si chiama Suor Maria Edith. Nel mondo si chiamava Laura Moriggia, ed è l'unica figlia di Maria e Marino. Quest'anno, quella montagna comune ha due storie da raccontare: sessant'anni di matrimonio e venticinque di clausura. Due fedeltà, una sola radice.

Un doppio anniversario, una storia sola

Sessant'anni di matrimonio sono già, di per sé, una notizia rara. Ma nella storia di Maria e Marino Moriggia c'è qualcosa di ancora più singolare: il loro anniversario si intreccia con quello della figlia Laura, che venticinque anni fa pronunciò i voti solenni nel monastero di clausura di Ghiffa, scegliendo per sempre un nome nuovo — Suor Maria Edith — e una vita nascosta al mondo eppure, come dice lei stessa, profondamente feconda. «La gioia di aver risposto alla chiamata del Signore è grande», scrive Suor Maria Edith. «In tutti questi anni ho sperimentato il suo amore e la sua misericordia.» Poche parole, scelte con la sobrietà di chi ha imparato il valore del silenzio.

La roccia su cui tutto è costruito

Chiedere a Maria e Marino cosa li abbia tenuti insieme per sei decenni è un po' come chiedere a un albero da cosa tragga la linfa. La risposta viene naturale, quasi senza esitazione: «Sicuramente prima di tutto la preghiera», dice Marino. «Abbiamo sempre pregato insieme, mattino e sera. Quello penso che sia il punto più importante.» Maria ricorda il rituale delle sere, quando la figlia era ancora piccola: «Noi due ci sedevamo, su un cuscino in terra, vicino al calorifero e quando Radio Maria cominciava il rosario ci si fermava.» La preghiera non era un obbligo da sbrigare, ma il centro gravitazionale attorno al quale tutto il resto prendeva posto.

La strada verso Ghiffa

La vocazione di Laura — oggi Suor Maria Edith — non sbocciò di colpo. Ci fu un cammino. Prima ancora di Ghiffa, il nome di Cademario tornava spesso nelle conversazioni. Fu il vescovo Torti a dare la svolta, suggerendo una lista di monasteri da visitare. Così, in un unico giorno, Maria e Marino accompagnarono la figlia prima a Grandate, poi a Ghiffa. «Prima di andare via di casa le ho detto: prendi su due o tre cose, se magari vuoi stare lì a vedere», ricorda Maria. «E infatti a Ghiffa è rimasta là una settimana. Quando siamo andati a prenderla ha detto: "mi piace il carisma". Lei guardava quello.»

Il carisma, appunto. Non il panorama — che pure è mozzafiato, con il lago che si distende ai piedi e le montagne che si specchiano nell'acqua — ma il carattere spirituale di quel luogo. Fondato nel 1906 sulle colline di Ronco di Ghiffa, il Monastero della SS. Trinità appartiene alla congregazione delle Benedettine dell'Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento, nate a Parigi nel 1653 per ispirazione di Madre Mectilde de Bar. Dal 1906, ininterrottamente, a Ghiffa, le monache si alternano giorno e notte nell'adorazione eucaristica. È questa continuità silenziosa — questo vegliar per tutti — che aveva colpito Laura.

Lasciare andare: la prova più grande

La partenza di Laura non fu vissuta allo stesso modo dai genitori. Maria, a sorpresa, la accolse con sollievo: «Quando ha detto "io vorrei provare", mi sono alzata, ho tirato fuori una bottiglia e ho detto: brindiamo! Perché almeno aveva deciso.» Marino, invece, ammette candidamente di essere rimasto “un po' di stucco”. «Non mi aspettavo una cosa così. Mi aspettavo che un giorno o l'altro portasse a casa il fidanzato. Poi però, con il tempo, qualcosa si è trasformato. Oggi, al monastero, ci sono quasi una quarantina di suore e le sento tutte come figlie», dice sorridendo.

Ora et Labora, il carisma benedettino

I coniugi Moriggia non si limitano a visitare il monastero. Lo abitano, nei limiti in cui è concesso a chi sta fuori dalla clausura. Vanno ogni tre settimane circa, portano la spesa, e quando c'è lavoro straordinario restano anche una settimana nella casetta adiacente al monastero. Lavorano nell'orto, nel frutteto, legano i crisantemi, potano le piante. «Mi sono affezionato a loro», confessa Marino. «Quando sono là, cerco di andare alla sera, dopo i Vespri, quando dicono il rosario.» Maria invece, quando le è possibile, partecipa anche alla Liturgia delle Ore. Il carisma benedettino dell'Ora et Labora — prega e lavora — è diventato, quasi senza volerlo, la griglia entro cui anche Maria e Marino organizzano le loro giornate. San Benedetto, nel VI secolo, aveva capito qualcosa di essenziale: che la santità non è fuga dalla vita, ma trasfigurazione di essa.

Una scelta che dura venticinque anni

Suor Maria Edith ha scelto di non rilasciare interviste. Ha preferito far parlare la vita. «Preferisco continuare a vivere nel silenzio la mia vita claustrale», scrive, «offrendo giorno dopo giorno preghiere e lavoro, nella certezza che Dio opera anche così, nel nascondimento.» Poi aggiunge: «Pregate anche per me, perché possa viverla e diffonderla con fervore.» Chi chiede preghiere dopo venticinque anni di clausura non è una persona che ha perso lo slancio: è una persona che sa esattamente quanto costa mantenerlo. Quella di Suor Maria Edith è una fedeltà che somiglia molto a quella dei suoi genitori, non priva di fatica, ma tenace.

Fedeltà come vocazione

Sessant'anni di matrimonio. Venticinque di clausura. Sono numeri che dicono che la fedeltà non è un dono che si riceve una volta sola, ma una scelta che si rinnova ogni giorno, nella preghiera del mattino e in quella della sera, nell'orto del monastero e nella cucina di casa, guardando una montagna che è la stessa per tutti e tre. In un'epoca “fluida” la loro fedeltà silenziosa è forse la notizia più sorprendente. «Il nostro pensiero è lì, dalle suore», dice Maria, guardando il Boglia. Dal monastero di Ghiffa, una suora guarda la stessa montagna e prega per tutti.

Per approfondire la vita e il carisma del Monastero della SS. Trinità – Benedettine del Santissimo Sacramento di Ghiffa: benedettineghiffa.org

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