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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (12 febbraio 2026)
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  • Il progetto «Happiness», attivo da tre anni, vuole essere una risposta ai problemi legati al disagio giovanile

    L'Oratorio "Happiness" a Varese: porte sempre aperte per i giovani della città

    di Silvia Guggiari

    Uno spazio aperto, libero, dove chiunque può accedere senza annunciarsi o senza alcuna iscrizione, senza aderire per forza a qualche attività o intraprendere un percorso specifico: un luogo dove i giovani possono sentirsi liberi di essere sé stessi, accolti senza giudizio. È quanto c’è alla base del progetto «Happiness » proposto dalla Chiesa di Varese e sostenuto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto. A presentarcelo è Filippo Maroni, educatore della cooperativa Pepita Onlus, responsabile del progetto.

    «L’idea– racconta Maroni – risale a prima del Covid quando, come Chiesa, ci siamo ritrovati a pensare come intercettare i giovani della città che spesso girano per il centro senza un luogo dove sostare. Abbiamo così pensato di aprire le porte dell’oratorio di San Vittore, una palazzina in centro con un campetto di basket, e dedicare loro uno dei piani della struttura». Nei pomeriggi in settimana, dunque, i ragazzi, in età di scuola superiore ma non solo, possono liberamente accedere ai locali: «È una modalità di fare oratorio che si avvicina a quella delle origini, ovvero l’idea di un’apertura per intercettare i giovani che solitamente rimangono fuori. È un luogo – spiega l’educatore – dove si sta con gli amici, si gioca, si fanno i compiti, ma non solo». Col tempo, i ragazzi hanno fatto propri i locali arredandoli e decorandoli a loro piacimento e sono state avviate diverse attività anche su loro iniziativa.

    «Spesso – continua Maroni – i ragazzi che frequentano lo spazio “Happiness” hanno lasciato la scuola e non lavorano, non hanno il sostegno della famiglia e non sanno come orientarsi. Noi cerchiamo di dargli una mano, dal fare il curriculum ad accompagnarli all’agenzia del lavoro con cui collaboriamo, piuttosto che al sindacato per conoscere i propri diritti, o ancora alla scuola che vorrebbero frequentare». Ad assicurare la riuscita del progetto, ormai attivo da tre anni, due educatori professionisti e una ventina di volontari; diverse le attività avviate, dal laboratorio di musica a quello di fumetto, fino agli incontri tenuti da psicologi esterni sul tema della prevenzione alle sostanze stupefacenti e sui vari aspetti legati alle dipendenze.

    Intercettare i giovani

    Un progetto che nasce innanzitutto con l’obiettivo di intercettare quei giovani che solitamente non si lasciano coinvolgere nelle proposte dell’oratorio. Ma come siete riusciti? Chiediamo al responsabile. «Prima di individuare lo spazio, abbiamo fatto un periodo di profondo ragionamento su cosa servisse alla città: abbiamo così individuato un luogo in centro dove i ragazzi già passano. A Varese non c’è nulla da fare se non a pagamento. Non abbiamo fatto pubblicità, né siamo andati a cercare nessuno: i ragazzi entravano per caso e trovando un luogo accogliente hanno cominciato a fare passaparola. In questi tre anni sono passati più di mille adolescenti da tutta la Provincia e solamente una minima parte di questi è arrivata da altre parrocchie e oratori. C’è poi chi si trova bene e torna, chi si vede solo una volta e altri ancora che tornano dopo mesi. Sanno che se hanno bisogno una mano anche solo per fare il curriculum o se vogliono venire solamente per seguire un laboratorio sono liberi di farlo».

    Fragilità e disagio

    Spesso, adolescenti e giovani sono accostati a un’idea di fragilità, un dato ripreso da molti studi e definito sociale oggi. Incontrandone tanti ogni giorno, chiediamo a Maroni se effettivamente la situazione è così delicata: «Più che i giovani, secondo me sono gli adulti ad essere fragili: il problema della nostra società è che i ragazzi non hanno davanti a sé degli adulti credibili. Sono adulti spesso arrabbiati che pensano solamente alle loro faccende, che sorridono poco, non ascoltano, non hanno entusiasmo e magari non si impegnano nel sociale. Se questo è il modello che offriamo, chi ha voglia di diventare adulto? Quello che notiamo è che spesso i ragazzi “rifiutati” dalla società se ascoltati, accolti e se si dedica loro del tempo sono ragazzi come gli altri con desideri e sogni da realizzare». Un’idea, quella attuata a Varese, che punta ad aiutare i ragazzi a diventare protagonisti della propria vita e degli spazi che abitano: «È una modalità nuova di fare oratorio – conclude Maroni – che può essere realizzata ovunque e che magari in futuro potrà essere di esempio per altri oratori».

    Info: happinessvarese@gmail.com

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