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"Magnifica humanitas", Leone XIV nella sua prima Enciclica: "La vera urgenza è un'IA disarmata"

L’esempio dei Santi, dei martiri, di quegli uomini e quelle donne che hanno reso e rendono anche oggi la società e la vita del mondo più “umane”, contrariamente a quel transumanesimo che chiede il superamento di ogni limite - fisico, intellettuale, spirituale - indicando la debolezza, la fragilità come ostacoli al vero sviluppo di ogni potenzialità.

È da questa immagine e dal fervente apporto che la Chiesa può dare al mondo nell’epoca delle nuove tecnologie, che ha preso avvio, oggi, 25 maggio presso la nuova Sala del Sinodo in Vaticano, la presentazione di Magnifica humanitas, prima enciclica di papa Leone XIV dedicata al tema della custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, documento firmato lo scorso 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII. Non tanto un documento sull’IA ma un documento che analizza ciò che l’IA comporta per l’uomo e per il mondo “in un tempo segnato da trasformazioni rapide, profonde e cariche di responsabilità”, come ha sottolineato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, tra i relatori della presentazione, questa mattina, insieme ai cardinali Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, e Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Con loro anche docenti universitari ed esperti del settore, quali Anna Rowlands, docente di Pensiero sociale cattolico alla Durham University e membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e Leocadie Lushombo, docente di teologia politica e pensiero sociale cattolico alla Jesuit School of Theology della Santa Clara University. E lo stesso Papa Leone XIV che ha chiuso la mattinata con un discorso in cui ha spiegato genesi e missione del documento magisteriale.

Il compito della Chiesa davanti all’IA: ascoltare e discernere

Nell’Aula risuonano anzitutto due parole: discernimento e ascolto. Nell’epoca, infatti, della “transizione digitale”, “come in un prisma” si rifrangono molte questioni che attraversano la vita contemporanea, ricordate da Parolin: “La dignità della persona, il lavoro, la libertà, la qualità dei legami sociali, la pace, la giustizia, la responsabilità verso la casa comune”. Se 135 anni fa era la Rerum novarum di Leone XIII a “riconoscere nelle trasformazioni industriali del suo tempo una questione profondamente umana e sociale”, oggi, dinanzi alla potenza delle tecnologie digitali, “la Chiesa è nuovamente chiamata a discernere le res novae della storia” e offrire “un contributo al bene dell’intera famiglia umana”. E a farlo attraverso il dialogo.

Questo è il principale aspetto di novità, secondo Parolin: all’epoca di Leone XIII “alla Chiesa non era sempre possibile entrare direttamente in dialogo con i principali soggetti economici, politici e industriali che orientavano la trasformazione sociale”; oggi “questo confronto è già avviato e coinvolge istituzioni, governi, università, imprese, centri di ricerca”.

In questa prospettiva va letta la presenza in Aula di voci provenienti dal mondo dell’IA: è il segno della volontà della Chiesa di “incontrare coloro che operano concretamente dentro questa trasformazione” e di condividere “il patrimonio sapienziale” sulla “comprensione della persona umana, della sua dignità, della sua libertà e della sua vocazione relazionale”.

Il card. segretario di Stato, Pietro Parolin, interviene alla presentazione di
Il card. segretario di Stato, Pietro Parolin, interviene alla presentazione di "Magnifica humanitas" © vatican media

La voce del Papa per una nuova saggezza

Il cardinale Parolin ha citato le parole di Romano Guardini: “La crescita del potere umano esige una corrispondente maturità nel governarlo”. “Oggi, però – ha ammonito – la velocità con cui questa potenza si accumula rischia di superare la capacità delle istituzioni e persino della coscienza individuale di orientarla”. Questa “asimmetria tra potere tecnico e saggezza morale” è forse la sfida più profonda che Magnifica humanitas consegna. Il criterio proposto è esigente: “Nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, custodire la dignità umana significa vigilare sulle nuove forme di disumanizzazione e restare fedeli alla grandezza dell’umano”. Perché “la tecnica - ha affermato il segretario di Stato - non può ricevere la propria misura dalla sola efficacia o dalla rapidità dei suoi risultati; chiede di essere ricondotta alla verità della persona, alla giustizia della vita comune e al bene di tutti i popoli della terra”.

Ingegno, coscienza, cura

Su tre parole si è snodato, invece, l’intervento del cardinale Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: “Ingegno, coscienza e cura”. “Ingegno” perché l’IA “è uno dei grandi traguardi dell'ingegno umano” e tutta l’umanità può essere “orgogliosa” di ciò che tanti uomini e donne della scienza sono stati in grado di realizzare. Ha espresso, infatti, “gratitudine” il cardinale per l’Intelligenza artificiale, ma ha invitato anche al “discernimento” a fronte di cambiamenti e trasformazioni che procedono a “passi da gigante”, a volte nello spazio di pochi mesi o settimane. L’IA “è un cantiere”, ha osservato Czerny: “Può contribuire a una coesistenza più giusta, sostenere la cura della nostra casa comune e servire lo sviluppo dei popoli”, ma anche “può concentrare il potere, esacerbare le disuguaglianze e lasciare indietro coloro che si trovano già ai margini”. La direzione “dipende dalle nostre scelte” e dalla capacità di “gestire l’innovazione”.

Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, presenta l'enciclica
Il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, presenta l'enciclica © @Vatican Media

La “falsa mistica” e le scintille di bene

Da parte sua, il card. Fernández ha legato Magnifica humanitas all’attualità di un’umanità segnata da guerre “che non si possono giustificare in nessun modo”, da nuove forme di schiavitù, da cinismo e crudeltà. Con questa stessa umanità - ha sottolineato Fernández - il Papa si pone in dialogo, invitando a contemplarla nella sua “terribile capacità di male” ma, al contempo, nella “scintilla” di bene e bellezza di cui è capace. Per questo nelle pagine dell’enciclica sono numerosi i riferimenti all’arte - dalla Nona di Beethoven al Guernica di Picasso o al film Schindler’s List – o ad istituzioni come Croce Rossa e ONU oppure a movimenti “preziosi” come quello per i diritti civili negli Usa, con “la bella testimonianza di Martin Luther King”, e la fine dell’apartheid con la scelta di Nelson Mandela del “perdono” e della “fratellanza”.

Tra gli esempi di bene menzionati dal Papa e richiamati da Fernández anche quelli di Madre Teresa di Calcutta, Dorothy Day, Marie Curie, Elisabeth Elliot, Benazir Bhutto o di “martiri della fraternità e della giustizia” come Kolbe, Romero, Angelelli, Van Thuan, senza dimenticare i “martiri del quotidiano: genitori, infermieri, medici, volontari”.

Un intreccio affascinante di “bontà, lotta, bellezza” che, ha detto il prefetto della Dottrina della Fede, ci fa capire che “l’umanità - magnifica e ferita - non deve essere sostituita né superata”. Dietro l’idea di progresso si colloca infatti quella che il cardinale definisce “una falsa mistica” che è proprio “l’opposto” di quella “nuova vita” che “si vive nella fede, la speranza e la carità”. Nella “cosmovisione ipertecnologica”, invece, “la fede è sostituita da una fiducia totale nelle capacità tecnologiche; la speranza si trasmuta in una speranza superficiale di un nuovo prodotto che ci tolga la noia; l’amore è dimenticato perché si preferisce un attaccamento alle cose”, mentre gli altri “spariscono dall’orizzonte”.

Il Papa: “La vera urgenza è un’IA disarmata”

Infine, l’intervento atteso di papa Leone. Non era infatti mai accaduto che un Papa fosse presente nell’Aula in cui viene presentato al pubblico un suo documento magisteriale. È la prima volta anche che, oltre a cardinali e professori, accanto al Pontefice siedano esperti di hi-tech. Tra loro Cristopher Olah, co-fondatore di “Anthropic”, che il Papa a braccio ringrazia "per avere accettato il nostro invito. A nome della Chiesa accetto anche il vostro invito a camminare insieme" per "trovare un nuovo percorso per l'umanità". Tanti allora gli input, le riflessioni, le indicazioni di questa enciclica che – è il Papa stesso a spiegarlo - ha un’unica radice: “L’ascolto”. L’ascolto di scienziati e ingegneri che “lavorano con sincero entusiasmo su tecnologie capaci di alleviare immense sofferenze”; l’ascolto di “leader politici e funzionari pubblici che hanno cercato con perseveranza regole giuste”; l’ascolto di “genitori e insegnanti profondamente preoccupati per il futuro delle giovani generazioni”.

Mi sono giunte anche altre voci, molto inquietanti, su sistemi d’arma sempre più autonomi, praticamente al di là di ogni controllo umano. Sento resoconti molto preoccupanti di algoritmi che possono impedire l’accesso all’assistenza sanitaria, al lavoro e alla sicurezza sulla base di dati viziati da pregiudizi e ingiustizie.

Insieme a queste voci, è risuonato forte anche “il silenzio di chi non ha voce quando si prendono decisioni”, spiega Papa Leone, “decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza”.

Disarmare…

Da tutto ciò è maturata una convinzione che lo stesso Pontefice definisce “inquietante” e che fa da traccia all’enciclica: “L’Intelligenza Artificiale deve essere disarmata”. “La parola è forte, lo so”, ammette Leone, “ma è stata scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità”.

… e costruire

Da tempo, la Chiesa si impegna a favore del disarmo nucleare, quale “servizio alla pace e alla dignità della famiglia umana”. In senso analogo, “l’Intelligenza Artificiale richiede oggi di essere disarmata”, perché “come l’energia nucleare, deve essere al servizio di tutti e del bene comune”. E “le decisioni sulla tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”.

La pace, non solo l’assenza di guerra, è la giustizia all’opera. Ma quando la tecnologia indebolisce il nostro senso critico, è la pace stessa a essere a rischio. Disarmare, tuttavia, non basta. Dobbiamo costruire

“Nessuno ricostruisce da solo”

Quest’ultima indicazione, “costruire”, apre in Robert Francis Prevost un altro richiamo della storia. Quella più recente e personale degli anni di missione in Perù. In particolare, l’annata 2017 quando le piogge torrenziali e le inondazioni provocate da El Niño hanno colpito il nord del Paese: “Molte famiglie hanno visto le loro case inghiottite dal fango, e lo stesso è accaduto a molte strade”. “Lì – confida il Papa - ho imparato che ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, ripristinare la fiducia e risvegliare la speranza nel futuro. Inoltre, nessuno ricostruisce da solo”.

Solo con una visione così integrale l’Intelligenza Artificiale potrà essere orientata verso il bene comune. Solo insieme - chi progetta i sistemi e chi ne subisce le conseguenze, i Paesi più ricchi e quelli più poveri, le istituzioni e i singoli individui, i centri di potere e le periferie - saremo in grado di costruire un futuro, non per pochi privilegiati, ma per l’intera famiglia umana

La stagione degli “artigiani di speranza”

Questa è “la civiltà dell’amore” proclamate con forza da San Paolo VI e da San Giovanni Paolo II. Questo è il motivo per cui la Chiesa desidera, “con umiltà e franchezza”, partecipare al dialogo sull’IA: “Non possediamo risposte tecniche, né intendiamo sostituirci a chi ne ha la competenza – annota il Papa -. Ma apportiamo una saggezza sull’umano di cui il nostro tempo ha disperatamente bisogno: ogni persona è unica e insostituibile, un soggetto libero e intelligente dotato di coscienza, capace di cercare Dio, di servire gli altri e di prendersi cura della nostra casa comune”.

A conclusione, quindi, un invito a tutti i membri della Chiesa e della famiglia umana: “Impariamo ad ascoltarci a vicenda, ad affrontare con coraggio le sfide del presente e a cooperare alla costruzione di una società più umana e fraterna”. Questo lancio di Magnifica humanitas, è l’auspicio di Papa Leone XIV, possa dare il via ad una stagione di “artigiani della speranza” che continuano a “costruire il cantiere del nostro tempo”.

Il testo completo dell’Enciclica.

Il video della presentazione.

Leggi anche: L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non il potere di pochi · CATT

vaticannews/agenzie/catt.ch

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