da Rimini, Federico Anzini
Una ventina di ragazzi ticinesi delle scuole medie, con le rispettive famiglie, nel fine settimana del 22 e 23 agosto erano presenti alla Fiera di Rimini, per il 47° Meeting per l'amicizia fra i popoli. Il gruppo di giovani che aderiscono alla proposta chiamata “I Cavalieri del ClanDestino” – compagnia cattolica di preadolescenti guidata da alcuni adulti – non sono arrivati a caso alla kermess romagnola: due appuntamenti – tra le moltissime proposte del Meeting - erano fissati in agenda. La testimonianza sul Servo di Dio Marco Gallo e la mostra «Wonder Bound – Incantati dalla meraviglia». «Abbiamo dato due appuntamenti legati un po' all’attività che abbiamo vissuto quest'anno», spiega Martino Laffranchini, di Massagno, fra gli adulti che hanno accompagnato il gruppo ticinese.
Una domanda scritta sul muro
Marco Gallo era nato a Chiavari nel 1994 ed è morto il 5 novembre 2011, a diciassette anni, investito da un'automobile mentre in motocicletta andava a scuola. La sera prima aveva scritto sul muro della camera, accanto al crocifisso, una frase presa dal Vangelo di Luca: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Il 7 marzo di quest'anno l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ha aperto il processo di beatificazione. A Rimini ne hanno parlato i genitori, Antonio Gallo e Paola Cevasco, con padre Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell'Ordine cistercense.
Ai ragazzi la storia di questo ragazzo – normale e straordinario - era stata raccontata già l'anno scorso durante i loro incontri. Il motivo? «Per vedere cosa significa essere santi, cioè essere felici», dice Laffranchini. «A un certo punto Marco capisce che il Dio cristiano è il Dio della circostanza e quindi comunica attraverso i fatti. Quello che devo fare è interrogare quello che incontro e aprire gli occhi, stare attento a tutto quello che mi accade. Scommettendo sul fatto che sarà il modo, il canale con cui Lui mi risponderà, cioè compirà la mia vita. Questo mi rilancia al mattino a entrare nella giornata con una prospettiva diversa».
Dodici pannelli e un cielo notturno
L'altro appuntamento è stato con una mostra nata dalla collaborazione fra la Specola Vaticana, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute: dodici pannelli di grande formato con immagini dei telescopi Hubble e James Webb, commentate dagli scienziati che guidano quelle ricerche, e un planetario dove guardare il cielo stellato con il naso all'insù. Anche qui il legame passa da un'amicizia. A presentare la mostra ai ragazzi è stato Aldo, astrofisico e volontario dell'esposizione, lo stesso che d'estate li aveva portati a osservare il cielo di notte durante una vacanza e a cui avevano chiesto di raccontare Artemis II, il volo che il 1° aprile ha riportato quattro astronauti attorno alla Luna per la prima volta dal 1972. Davanti ai pannelli Laffranchini descrive un capogiro: «La ragione mi porta a dover riconoscere che è una menzogna quella che dice che solo quello che tocco e vedo c'è e non c'è nient'altro». L'esempio è l'universo in espansione: «Ma dove si sta espandendo? Cosa c'è fuori?».
Il gusto di domandare
Domenica 23 agosto ha visto l'incontro «Don Giussani, un dono per il presente» dedicato al fondatore di CL, di cui in maggio si è chiusa la fase diocesana della causa di beatificazione. Dal palco Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, ha ricordato che «non è vero che i ragazzi di oggi abbiano meno domande dei loro coetanei di settant'anni fa». Il pericolo, per lui, è altrove: «Il rischio più insidioso dell'era digitale non è che le macchine pensino come noi, ma che noi smettiamo di pensare. Che davanti a strumenti capaci di dare risposte immediate, apparentemente perfette, i ragazzi perdano il gusto di domandare». Nessun algoritmo, aggiunge, può avere a cuore il destino dei ragazzi. Le nozioni una macchina le trasmette anche meglio ma «comunicare un'ipotesi di significato richiede un rapporto vivo. Richiede una presenza. In cui l'adulto rischia la propria libertà davanti alla libertà del ragazzo».
Lo stupore non è una reazione che si insegna. Si può però creare l'occasione perché accada: un cielo di notte in vacanza, una storia di un coetaneo sulla via della santità, una mostra sul cosmo in un padiglione di fiera. Quello che i ragazzi ticinesi hanno trovato a Rimini, prima ancora delle immagini spettacolari di Hubble, sono stati degli adulti che c'erano, accanto a loro, con una proposta affascinante che ha sfidato la loro libertà.