Il 6 ottobre 2026, la rete "Donne nella Chiesa" ha incontrato il vescovo Beat Grögli a Losanna. L'incontro ha permesso al vescovo di San Gallo di conoscere la realtà delle donne nella Chiesa cattolica nella Svizzera francofona, con particolare attenzione al ruolo delle donne nella predicazione.
«Mi sento molto a mio agio in questo compito», ha assicurato mons. Grögli a proposito dell'incontro con una decina di rappresentanti della Rete delle donne nella Chiesa, all'Espace Zundel di Losanna. Il vescovo di San Gallo, in quanto responsabile della pastorale in seno alla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), è anche incaricato dei rapporti con le organizzazioni femminili.
Lo scopo dell'incontro era confrontarsi sulla situazione e sulle prospettive delle donne all'interno della Chiesa, in particolare nella Svizzera romanda.
In un clima cordiale, la discussione si è orientata sulla possibilità per le donne di predicare durante l'Eucaristia. Una pratica che esiste di fatto nelle regioni germanofone, compresa la Svizzera tedesca. Mons. Grögli conferma che nella sua diocesi ciò avviene regolarmente da quasi 50 anni. La cosa non è tuttavia accettata nella Svizzera francese. Un divieto che una delle partecipanti dice di vivere «come una ferita».
La predicazione dei laici
Da parte sua, mons. Grögli ritiene che i laici che hanno ricevuto un'adeguata formazione teologica dovrebbero essere autorizzati a predicare. «La visione femminile nella predicazione è una ricchezza», aggiunge. Per lui, gli argomenti teologici che impediscono alle donne di predicare sono «deboli». «A dire il vero non li ho mai compresi.» La questione della predicazione dei laici durante l'Eucaristia verrebbe regolarmente affrontata in occasione delle visite ad limina dei vescovi svizzeri.
Le partecipanti e il presule hanno rilevato che la carenza di sacerdoti potrebbe a termine rendere necessarie soluzioni di questo tipo. L'accorpamento delle parrocchie e la creazione di spazi ecclesiali troppo grandi non sarebbero appropriati, perché rendono difficile la prossimità pastorale.
La via sinodale?
Un'altra parte della discussione ha riguardato i legami tra le organizzazioni di donne e la CVS. Il Consiglio delle donne è un organo consultivo della Conferenza episcopale. Questo dispositivo è stato giudicato insoddisfacente dai membri della Rete, principalmente perché il Consiglio non è composto da rappresentanti delle organizzazioni femminili. Parallelamente, la Piattaforma di scambio, costituita dalle organizzazioni nazionali, non ha contatti con la CVS. Su questo punto è stata avanzata una rivendicazione.
Le partecipanti hanno comunque espresso la sensazione che le donne, nonostante i contatti costruttivi con i vescovi, non siano ascoltate né considerate in modo giusto e che i progressi siano spesso bloccati. «Appena proponiamo un cambiamento, ci sbandierano il diritto canonico», ha lamentato una membro della Rete. Hanno così ribadito la necessità di una riforma che venga dalla base. Un'opportunità che potrebbe essere offerta loro dal cammino sinodale avviato in Svizzera. «Dobbiamo assolutamente investire questi nuovi spazi di espressione per far avanzare la nostra causa», assicura una partecipante.
fonte: cath.ch/rz/trad. catt.ch
Tre domande a mons. Beat Grögli
Che cosa ha ricavato da questo scambio con le donne della Svizzera romanda?
La discussione è stata cordiale e istruttiva. Ora conosco molto meglio la situazione delle donne in questa parte del Paese e ciò arricchisce la mia comprensione delle loro richieste.
Che cosa pensa della critica secondo cui il Consiglio delle donne non è adeguato né rappresentativo?
Per me il Consiglio delle donne è la migliore soluzione che possiamo trovare per il momento. Bisogna immaginare che, in quanto vescovi, abbiamo tempo e disponibilità limitati: non possiamo incontrare regolarmente tutti i gruppi di interesse che compongono la Chiesa. Devo anche ricordare che la Piattaforma di scambio incontra una volta all'anno il Consiglio delle donne (un incontro a cui partecipa mons. Grögli, ndr). Penso che sia un buon mezzo per far giungere le questioni alla CVS.
Lei ha espresso il suo sostegno alla predicazione delle donne, benché ciò contravvenga al diritto canonico. Non c'è in questo una forma di disobbedienza?
Su questo tema siamo in realtà sempre in dialogo con la Santa Sede. Le cose vanno così da quasi 50 anni. È una particolarità delle regioni germanofone che, con il tempo, ha quasi assunto forza di tradizione. Non nascondiamo nulla, ma è una realtà della Chiesa cattolica in Svizzera e nessuno capirebbe se si tornasse indietro.