di Silvia Guggiari
«Dieci anni possono sembrare molti, ma ci sono esperienze che continuano a parlare con la stessa forza del primo giorno», a parlare è Valentina Anzini, rientrata nei giorni scorsi da Roma dove ha partecipato all’incontro del movimento «Chiesa con le donne». Un progetto nato nel 2016, quando in due mesi – dal 2 maggio al 2 luglio – un gruppo di 8 donne e un uomo partì da San Gallo con una meta ben precisa, Roma: «1.200 chilometri percorsi a piedi, ai quali, lungo il cammino, si unirono tante persone per una tappa, una giornata o qualche chilometro». Il 2 luglio, arrivati a Roma, le promotrici e promotori celebrarono una Messa nella Basilica di San Pietro insieme a 500 persone giunte nella città Santa per l’occasione.
Obbiettivo di questo cammino non era solamente quello di raggiungere una destinazione geografica, ma innanzitutto quello «di dare voce a un desiderio condiviso: contribuire alla costruzione di una Chiesa capace di ascoltare, valorizzare e dare voce ai carismi e doni delle donne e camminare realmente insieme». Anche alcuni vescovi svizzeri sostennero l’iniziativa tra cui il vescovo di Basilea Felix Gmür e l’allora vescovo di San Gallo Markus Büchel, che fece da tramite per consegnare una lettera a papa Francesco.
Per il decimo anniversario dell’iniziativa, dall’1 al 4 luglio, insieme ad altre 15 donne, Valentina Anzini ha avuto il privilegio di partecipare a un viaggio di incontro a Roma insieme ad alcune protagoniste del progetto e ad altre donne impegnate nella Chiesa in Svizzera: «Più che una celebrazione – racconta –, è stata l’occasione per scoprire i frutti di quel pellegrinaggio, nel quale donne e uomini condivisero strada, riflessioni, fatiche e speranze. Quel pellegrinaggio non deve essere inteso come una protesta né come una rivendicazione. È piuttosto il desiderio di vivere uno stile ecclesiale diverso: una Chiesa nella quale donne e uomini camminano insieme, si ascoltano reciprocamente e condividono la responsabilità della missione. Dieci anni dopo, quella visione continua ad essere sorprendentemente attuale».
Il programma dei giorni trascorsi a Roma ha permesso al gruppo di donne svizzere di incontrare diverse realtà della Chiesa universale: la Segreteria Generale del Sinodo, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, rappresentanti di organizzazioni internazionali femminili, religiose e donne impegnate a diversi livelli nel servizio ecclesiale: «Ogni incontro ha confermato una convinzione comune: il futuro della Chiesa passa attraverso relazioni autentiche, la valorizzazione dei carismi e una partecipazione sempre più condivisa».
Una occasione, dunque, per vedere e vivere una Chiesa in cammino, fatta di donne che si spendono al servizio della comunità. Una Chiesa nella quale la parità di diritti viene definita una questione chiave nell’agenda delle riforme della Chiesa cattolica: «Ciò che più mi ha colpita è stata la qualità delle persone incontrate. Donne competenti, appassionate e profondamente radicate nella Chiesa, che vivono il proprio servizio con grande determinazione. Le loro testimonianze mostrano che il contributo delle donne non è una questione marginale ma una dimensione essenziale della vita ecclesiale. Non si tratta di occupare spazi, bensì di mettere i propri doni al servizio della comunità, riconoscendo nella diversità dei carismi una ricchezza».
Durante questi giorni alcune parole sono ritornate costantemente: ascolto, corresponsabilità e relazione; «Non erano slogan, ma esperienze vissute: l’ascolto autentico verso l’altro, la corresponsabilità come partecipazione reale alla vita e alla missione della Chiesa e la relazione come luogo di fiducia nel quale può maturare un autentico discernimento comunitario».
Ascolto, corresponsabilità, relazione sono anche i pilastri del cammino sinodale che la Chiesa sta vivendo, all’interno del quale Valentina Anzini ricopre il ruolo di vicepresidente della Commissione sinodalità della Conferenza dei vescovi svizzeri: «In molti dialoghi vissuti a Roma ho ritrovato le stesse sfide che accompagnano il nostro lavoro: imparare ad ascoltare prima di parlare, creare fiducia, coinvolgere realmente le persone e promuovere una cultura della partecipazione che non rimanga soltanto un principio teorico».
Il progetto «Chiesa con le donne» continua così a lanciare una provocazione positiva: quale volto di Chiesa vogliamo costruire insieme? «La risposta non passa anzitutto attraverso nuove strutture, ma attraverso un cambiamento di stile. Una Chiesa che riconosce il valore delle donne non lo fa per rispondere alle attese della società, ma perché sa che ogni battezzato e ogni battezzata è chiamato a contribuire, con i propri doni, all’unica missione del Popolo di Dio».
Come si torna in Ticino dopo questa bella esperienza? Chiediamo infine a Valentina Anzini. «Torno da Roma con gratitudine e una rinnovata speranza. Dieci anni fa qualcuno ha avuto il coraggio di mettersi in cammino. Oggi quel cammino continua nelle persone e nelle realtà che ogni giorno scelgono di costruire una Chiesa fondata sull’ascolto, sulla corresponsabilità, su relazioni autentiche. È forse questo uno dei frutti più belli di quel pellegrinaggio: aver avviato un cammino che continua ancora oggi, ricordandoci che il cambiamento più profondo nasce quando si decide di camminare insieme».