L'elezione di Mons. Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF), a presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), annunciata il 4 dicembre 2024, ha suscitato reazioni contrastanti. Il 6 dicembre il vescovo ha esposto il suo punto di vista sulle varie questioni con un comunicato stampa pubblicato sul sito della sua diocesi.
La prima questione riguarda la sua elezione alla guida della CVS. “Sono stato eletto perché - data l'età di diversi membri della Conferenza - ero l'unico eleggibile. È vero”, afferma Mons. Morerod. La Svizzera ha sei diocesi e solo uno dei sei vescovi diocesani può diventare presidente della CVS.
Infatti Joseph Maria Bonnemain (Coira) ha 76 anni, Jean-Marie Lovey (Sion) ne ha 74, la successione di Markus Büchel (San Gallo) è in corso, Alain de Raemy (Lugano) è amministratore apostolico e Felix Gmür (Basilea), avendo completato il suo secondo mandato come presidente, non è eleggibile per un terzo, secondo gli statuti della CVS.
Alcuni rimproverano al vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo una “comunicazione parziale” riguardo alla lettera di Roma, che gli è stata inviata nel settembre 2024, al termine di un'indagine canonica che ha riguardato diversi vescovi svizzeri. Charles Morerod ammette: “Inizialmente, i vescovi interessati hanno deciso di comune accordo di non pubblicare, a causa del rischio di dover sempre pubblicare ciò che viene da Roma. Dopo le discussioni in seno alla CVS, ho deciso di pubblicare la lettera che mi è stata indirizzata personalmente. Essa contiene sia espressioni di fiducia che due rimproveri”.
La copia della lettera di Roma in italiano è stata allegata al comunicato stampa del 6 dicembre 2024 del vescovo Charles Morerod (vedi sotto). In essa si rileva che un esame approfondito della documentazione non ha rivelato alcuna omissione sostanziale da parte del vescovo nella gestione dei casi segnalati, né alcun occultamento o malizia nelle sue azioni. Il testo è scritto Mons. Robert Francis Prevost, Prefetto del Dicastero vaticano dei vescovi. La fiducia di Roma si basa sull'assenza di dissimulazione e conferma quanto pubblicato "dal Procuratore generale del Cantone di Friburgo dopo le discussioni con i suoi colleghi della Svizzera francese”, ha commentato Mons. Morerod. "La lettera mi ringrazia per la mia vicinanza alle vittime”.
Procedura canonica non sempre rispettata
La prima critica di Roma al vescovo Morerod è di tipo procedurale. Non sempre ho aperto "un'indagine canonica perché, su richiesta delle vittime, ho privilegiato altre strade”, si difende il vescovo friburghese. "Circa 4 mesi dopo essere diventato vescovo, ho incontrato alcune vittime che mi hanno detto di non fidarsi più delle procedure interne della Chiesa e hanno chiesto la creazione di una commissione indipendente. Li ho aiutati a creare la CECAR e ho tenuto conto delle loro osservazioni sulle procedure interne rivolgendomi al sistema giudiziario statale. È anche in relazione alle richieste delle vittime che, da quasi 10 anni, dico che mi rivolgerò ai tribunali, anche se la vittima non vuole, per evitare altre vittime”, spiega Morerod nel comunicato pubblicato sul sito della diocesi di LGF.
La seconda critica di Roma riguarda la mancanza di discernimento nell'assunzione dei collaboratori. La lettera avverte che la mancata verifica preventiva dell'idoneità di alcuni candidati all'ufficio ecclesiastico sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, e il mancato ascolto dei collaboratori come previsto dalle norme canoniche, sono atti scorretti e non devono certo ripetersi.
Nessuna accusa vaticana al vicario Sonney
La vicenda interessa pure il caso del vicario generale Bernard Sonney, anch'egli interessato dalla lettera di Roma. In un comunicato stampa del 18 ottobre, cath.ch ha affermato che Sonney “ha deciso di presentare un ricorso in Vaticano, ignaro degli atti a cui si riferisce il rimprovero”.
Charles Morerod, tuttavia, corregge l'informazione data da cath.ch: “Ad oggi, non c'è alcun procedimento vaticano in corso nei suoi confronti. Dopo la mia ultima comunicazione in merito, ho avuto modo di parlare di lui con il firmatario della lettera, il cardinale Prevost. Monsignor Sonney mi ha chiesto come poteva difendersi da un'accusa di cui non era a conoscenza in modo preciso, e come poteva cadere in prescrizione una parola rivolta a un uomo maggiorenne. Seguendo le istruzioni del cardinale Prevost, ho appreso che monsignor Sonney non era accusato di alcun reato, e che lasciarlo in carica dipendeva dalla scelta del vescovo".
Mons. Sonney continuerà il suo ministero di prete restando anche vicario generale. "Vedremo insieme i termini di questa sua ripresa di ministero", ha spiegato Morerod.
Grégory Roth/traduzione e adattamento redazionecatt
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