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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (28 gennaio 2026)
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  • Mons. Willy Ngumbi Ngengele, vescovo di Goma (a destra) con mons. de Raemy

    Mons. Ngengele dal Congo al Ticino per testimoniare con Missio Svizzera

    Una guerra spietata, in cui a pagare sono i più deboli: donne, bambini, anziani, alloggiati alla meglio in campi profughi improvvisati e dove si subiscono ulteriori soprusi e violenze, quasi che l’essere stremati dalla guerra non basti. È un quadro doloroso quello che ci trasmette mons. Willy Ngumbi Ngengele, vescovo di Goma, situata nella regione del Nord-Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo. Lo incontriamo a Lugano in occasione del suo giro di testimonianza per la Svizzera, organizzato da «Missio» in preparazione del Mese missionario, quest’anno dedicato proprio al Paese centroafricano.

    Fedeli nel mezzo della guerra

    Mons. Ngengele proviene dal cuore del conflitto congolese: «Quello che abbiamo ora è un problema di sicurezza: dai primi mesi del ‘22 l’est del Congo, in particolare la nostra Diocesi, conosce la guerra tra le forze del governo e i ribelli del gruppo soprannominato “M23”». Si tratta, ci spiega, «di una diocesi abbastanza grande, che conta 35 parrocchie, di cui 17 che al momento, come vescovo, non posso più visitare. I ribelli ricevono sostegno dal vicino Ruanda e occupano le terre più fertili del Paese. Il cibo giunge alle altre regioni solo dopo aver fatto un lungo giro, per cui le tasse che gli vengono applicate sono altissime».

    La dura vita nei campi profughi

    La seconda importante conseguenza della guerra «è lo spostamento forzato della gente e degli sfollati interni al Paese. Goma, in tempi normali, conterebbe all’incirca 2 milioni di abitanti; oggi superiamo i 3 milioni, la maggior parte distribuiti nei campi profughi. Le persone sono costrette nelle tende offerte e allestite dalle varie ONG, ma dato che la guerra dura ora da più di due anni, le stesse organizzazioni iniziano a chiedersi fino a quando continuerà, perché fornire aiuto in questo contesto è molto complicato». Di mezzo al dramma, una tenue speranza: «Sono contento di poterne parlare tanto apertamente qui in Ticino. Non se ne parla abbastanza nei media. Pensiamo bene alle cose: si tratta di gente che aveva una casa, dei campi da coltivare, una vita propria, da agricoltori; da un giorno all’altro viene scacciata in nome della ribellione o sono gli stessi cittadini, in fretta e furia, a dover fare le valigie e ad andarsene, lasciando dietro di sé tutto, anche gli animali».

    Sul terreno per i giovani

    E la Chiesa? « La Chiesa parla di riconciliazione e consapevolezza. Nel 2022 abbiamo accolto il Papa, il quale ha ripreso proprio questi temi. Ai giovani ha spiegato che l’avvenire non si costruisce con l’odio. La nostra Diocesi interviene molto, fa parte della sua pastorale anzitutto essere molto presente nei campi profughi, agendo nel campo dell’educazione e offrendo formazione a tutti i bambini e i ragazzi sfollati. Si parla di migliaia di bambini che da anni non frequentano alcun corso. La Chiesa è al loro fianco per donare loro un po’ di speranza e aiutarli a prendersi cura di se stessi». Un ennesimo problema, «è la criminalità. Nella città di Goma circolano illegalmente molte armi. Ma credo anche che la pace inizi in parte dall’alto e che in primis siano gli Stati che devono riappacificarsi. Purtroppo si attua un meccanismo molto crudo: ogni volta che un Paese accoglie dei migranti, accusa il Paese da cui provengono di essere fonte di instabilità. I migranti congolesi sono problematici per il Ruanda, quelli ruandesi, a loro volta, per il governo congolese». Così, «come vescovi abbiamo molto da fare. L’associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa centrale – Ruanda, Congo, Burundi – e di cui faccio parte si ritrova regolarmente, l’ultima volta a febbraio, proprio a Goma, che è l’epicentro dei conflitti, per la celebrazione di una Messa per la pace».

    «Missio» in Congo

    Assieme a mons. Ngengele è in viaggio per la Svizzera anche Célestin Muhindo Muhayirwa, direttore nazionale di «Missio» in Congo: «Missio fa il suo lavoro, quello di evangelizzare. Cerca di fare quello che può, ma i mezzi non sono sufficienti in rapporto ai bisogni», conclude il sacerdote. Mentre ciò che consola il vescovo congolese «è l’aiuto che le comunità cristiane sanno darsi tra di loro, lavorando molto, anche a Goma, nonostante tutto, sul piano dell’ecumenismo: in mezzo a tanta guerra, la Chiesa è esempio di convivenza».

    Per donare

    «Missio» è il ramo nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, che coordina la raccolta di donazioni a livello nazionale, alle quali le parrocchie e le comunità contribuiscono attraverso le collette della Giornata Missionaria Mondiale, che si terrà il 20 ottobre e quest’anno è dedicata alla Repubblica Democratica del Congo. «Andate e invitate al banchetto tutti» (Mt 22,9) è il versetto dal quale ha tratto spunto papa Francesco per il messaggio in vista della Giornata. Le donazioni per il Paese ospite possono essere effettuate anche online al sito missio.ch oppure con una donazione all’iban CH61 0900 0000 1700 1220 9. In Ticino, avrà luogo per il Mese missionario, un Forum missionario, il 19 ottobre, dalle 9, in un luogo da definirsi.

    L'arrivo di don Angelo Treccani

    Sempre in ambito missionario, segnaliamo l’arrivo in Ticino, già nei prossimi giorni, di don Angelo Treccani. Il missionario malcantonese, 83 anni, attivo da 43 in Venezuela, testimonierà del suo lavoro in due occasioni: con la sua partecipazione oggi alla S. Messa delle 10.30 a San Nazzarro – alla quale seguirà un banco del dolce e un aperitivo – e il 24 settembre alle 20, nella Sala del Consiglio comunale di Stabio, dove porterà la sua testimonianza assieme ad alcune volontarie. La diocesi di Lugano, tramite la Conferenza missionaria della Svizzera italiana, è impegnata in Venezuela, presso la diocesi locale di Valle de la Pascua, dal 1982. Da oltre 10 anni è inoltre presente anche il volontario Marzio Fattorini che svolge la sua attività ad Espino. Nel 2003, a sostegno ulteriore dell’opera, è nata a Sessa l’omonima associazione, con lo scopo di sostenere in vario modo la sua opera.

    LQ

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