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Mar 7 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Nel Mediterraneo con Sea-Watch: "Conquistare la fiducia di chi fugge dalla morte"

    di Laura Quadri

    Libia, Tunisia, Lampedusa. Sono tanti i luoghi in cui nell’ultima settimana, i soccorritori nel Mediterraneo si sono trovati confrontati con la morte. Una morte dura, occorsa per sfinimento e ipotermia e, ad essere coinvolti, decine di migranti: tra di essi bambini, giovani madri, uomini anziani, come accade ormai ininterrottamente da anni. La morte, tra le acque gelide, è quasi «compagna» e triste «sorella»: te la aspetti, sin dal primo giorno che ti imbarchi. Parti con l’idea di lasciare tutto, anche te stesso.

    Nicole e la «Sea-Watch»: fiducia e procedure di soccorso

    È quanto ci racconta, alla luce dei recentissimi fatti di cronaca, Nicole Agustoni, 33 anni, di Morbio Inferiore e dapprima coinvolta nel progetto diocesano ad Haiti, da due anni si trova a bordo di una delle due imbarcazioni della ONG «Sea-Watch». In un momento di apparente «calma», ci racconta della quotidianità sulla nave «Aurora»: «La Sea-Watch 5 è la nave grande, io sono su quella più piccola, ampia 14 metri, basata a Lampedusa. Usciamo in mare per i soccorsi o su chiamata. L’equipaggio è composto da un medico, un motorista, un Capo missione, un guest care che predispone l’accoglienza vera e propria, come mediatore culturale e interprete e un deck driver per la guida del gommone che utilizziamo per il recupero. Infine, qualcuno che si occupa della comunicazione. Io mi sono occupata molto spesso del primo approccio, sul gommone che viene messo in acqua per avvicinarsi alla barca dei migranti in difficoltà». La «Sea-Watch», spiega, collabora con gli aerei del soccorso civile per una migliore identificazione delle persone. Ogni recupero richiede la messa in atto di molte competenze: «La procedura di recupero è complessa, ma ancora di più è complesso far capire alle persone che non siamo intenzionati a respingerli. La fiducia è la prima cosa, la più difficile, che devi conquistare».

    «Continuare a dare voce»: solidarietà e speranza per vie sicure e legali

    In questo modo, per Nicole sono trascorsi ormai già due anni: «Ultimamente abbiamo soccorso anche molto persone dal Sud Sudan, ad esempio. La tendenza generale non muta: le persone da aiutare continuano ad aumentare». Una situazione che ha un forte impatto su Nicole: «Vivo tutto questo come un atto di solidarietà. Solidarietà verso una situazione di cui, purtroppo, si inizia a parlare sempre meno». L’attitudine richiesta è la speranza: «Il contesto internazionale non è dei migliori. A volte ci è stato chiesto di attraccare a nord della Sicilia, compiendo un percorso più lungo. Così facendo, i migranti sono stati in mare diverse ore in più, ore che vanno ad aggiungersi al peso della navigazione tribolata già compiuta. Non è affatto ottimale». Su «Aurora» vige un clima di urgenza. «Percepisco dei vissuti molto intensi. Ora sto per intraprendere una missione in mare di altre cinque settimane. Il mio progetto per il futuro? Sicuramente continuare. Per me è importante che questa non sia solo la “mia” esperienza, personale, di vita. Vorrei piuttosto che l’occhio fosse puntato alla tragicità del momento. Le acque del Mediterraneo sono sempre più attraversate: è importante che si continui a dare voce a queste vite e che si pianifichino con maggiore convinzione vie di accesso sicure e legali per entrare in Europa». 

    Per sostenere l’ONG: sea-watch.org.

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