di Pietro Montorfani*
L’approssimarsi delle celebrazioni per l’800. anniversario dalla morte di S. Francesco d’Assisi, ricordato a partire da oggi nel mondo, è occasione per ripercorrere la persistenza del suo messaggio anche nella Svizzera italiana. Le terre sottoposte all’epoca al dominio dei signori milanesi furono infatti precocemente allettate dal carisma di Francesco, se è vero che già attorno al 1230 si fondarono a Locarno e Lugano due conventi che portavano il suo nome. Nei due casi erano state donazioni private a propiziare la fondazione di nuove case, affiancate a piccole chiese che con il tempo sarebbero cresciute in modo importante: quella di Locarno esiste ancora, mentre quella di Lugano fu demolita a inizio ‘800 per costruirvi alcuni palazzi di via Canova. La grande famiglia francescana, negli otto secoli della sua lunga storia, conobbe alcune importanti riforme, due delle quali (Osservanti e Cappuccini) misero radici in modo evidente alle nostre latitudini. I Frati Minori Osservanti, ispirati da Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, nacquero attorno alla metà del XIV secolo ma giunsero nella Lombardia elvetica solo sul finire del Quattrocento. Vi fondarono i conventi di Santa Maria degli Angeli a Lugano e Santa Maria delle Grazie a Bellinzona, noti per il loro impianto architettonico semplice e funzionale e per i grandi tramezzi affrescati con le storie della Passione, concepiti come sostegno alla predicazione nei confronti di una popolazione ancora in gran parte analfabeta.
Di lì a poco, la nuova riforma dei Cappuccini radicatasi tra Marche e Umbria trovò presto terreno fertile anche da noi, a Bigorio (1535), Sorengo (1566), Locarno (1602), Faido (1607), Mendrisio (1635) e Lugano (1654). La tradizione cappuccina si diffuse capillarmente presso le famiglie della regione e finì per soppiantare gli altri ordini, specie dopo la chiusura forzata di monasteri e conventi a causa degli incameramenti dei beni ecclesiastici imposti dai governi liberali nella prima metà dell’Ottocento. Una tempesta perfetta dalla quale si salvò soltanto l’ordine cappuccino.
Difficile dire perché una forma di devozione e vita in comune conosca maggiore fortuna in alcuni luoghi. Rimane misterioso infatti l’intreccio che si crea, nella storia, tra un messaggio universale valido ovunque e la realtà puntuale e contingente di uno specifico contesto territoriale. Dopo avere animato una delle province più vivaci dell’ordine, oggi i Cappuccini svizzeri conoscono una drammatica perdita di adesioni e si trovano confrontati a importanti decisioni sul loro futuro. La casa più numerosa del Ticino, quella presso il Santuario della Madonna del Sasso, tiene viva una lunga storia di devozione nata nel 1480 e riattivata nel corso del XIX secolo con la tradizione della Madonna Pellegrina. Altre case persistono a Bellinzona e Faido (solo in parte a Bigorio), mentre non esistono più i conventi di Lugano, Locarno e Mendrisio. Gli unici due segnali in controtendenza nell’ambito della presenza francescana a sud delle Alpi, e in qualche modo forieri di speranza per gli anni a venire, sono stati nel 1992 la nascita del Monastero delle Clarisse di Cademario e nel 2000 l’apertura a Rovio di una casa della Fraternità Francescana di Betania. Chissà che l’importante anniversario alle porte non possa favorire un rinnovato slancio anche da questo punto di vista.
*Responsabile della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano