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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (17 gennaio 2026)
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  • Prete ticinese abusatore: l'accusa chiede oltre 5 anni, la difesa 36 mesi

    Si è svolto, oggi, 14 agosto, davanti alla Corte delle assise criminali di Bellinzona in Lugano, presieduto dal giudice Amos Pagnamenta, il processo a carico del sacerdote ticinese 55enne accusato di abusi su minori. La Pubblica Accusa era rappresentata dalla Procuratrice pubblica Valentina Tuoni, mentre l’imputato è stato difeso dall’avvocato Marco Masoni. Doveva in particolare rispondere di atti sessuali con minori, persone incapaci di discernimento o di resistere, coazione sessuale e pornografia, per fatti avvenuti tra il 2015 e il 2023. All’epoca dei fatti era cappellano al collegio Papio di Ascona, assistente della Pastorale Giovanile della diocesi di Lugano, nonché dell’Azione Cattolica e referente per la Diocesi per l’istruzione religiosa scolastica. Attualmente l’uomo, arrestato il 7 agosto 2024, si trova nel carcere La Stampa di Lugano dove sta espiando anticipatamente la pena. Al sacerdote è stato in particolare imputato di aver costrette nove vittime, cinque maggiorenni e quattro minorenni, a subire un atto sessuale, esercitando pressioni psicologiche e rendendole inette a resistere. Con il pretesto di alleviare una sofferenza, avrebbe proposto ai ragazzi, tutti maschi, dei massaggi/tecniche di rilassamento che in diversi casi sono sfociati in sfioramenti/toccamenti delle parti intime con l’avambraccio. “In buonafede pensavo di alleviare loro lo stress, ma ora mi rendo conto che queste erano le spiegazioni razionali che raccontavo a me stesso. Non era un massaggiatore o un allenatore: non era un mio compito. Quei massaggi non erano da fare. È stato un comportamento scellerato da parte mia. Grazie alla terapia psicologica che sto seguendo in carcere ho preso chiaramente coscienza del fatto che i massaggi erano un pretesto per toccare i giovani: lo facevo per me non per loro”, ha dichiarato il presbitero. Per quando riguarda la pornografia, l’imputato non ha contestato il reato riferito alle immagini trovate sui supporti elettronici, relative a giovani fra i 17 e i 19 anni. La Procuratrice Pubblica, nel richiedere gli oltre cinque anni di pena, ha contestato il sincero pentimento dell’accusato, nel quale ha intravvisto un intento deliberatamente manipolatorio e la strumentalizzazione, a propri fini sessuali, di legami sociali e emotivi . Ha dichiarato che ha avuto la possibilità di chiedere aiuto ma non l’ha fatto. In più occasioni avrebbe minimizzato, secondo la procuratrice, le sue colpe per alcune dei nove casi di cui è accusato, con varie ritrattazioni. In particolare, ammette di aver toccato le parti intime di tre ragazzi. Pur non contestando la gravità delle accuse, lo sfondo sessuale e le responsabilità del suo assistito, l’avvocato del sacerdote ha chiesto il proscioglimento dal reato di coazione sessuale nei confronti di quattro ragazzi in virtù del principio in dubbio pro reo. Si è battuto per una riduzione della pena a 36 mesi, parzialmente sospesi e ha chiesto che il periodo da espiare non superi quello di carcerazione. Secondo l’avvocato Marco Masoni la colpa è grave per due delle vittime, e di media gravità per gli altri casi ammessi. Particolarmente significativa l’arringa di Filippo Dafond e Claudia Solcà, avvocati delle tre vittime costituitesi parte civile che hanno ribadito come l’uomo abbia utilizzato i giovani come oggetto sessuale per soddisfare le sue pulsioni. I ragazzi abusati erano in situazione di fragilità e ciò rende, secondo gli avvocati, l’operato del prete, ancora più grave, oltre al fatto che in lui vedevano un punto di riferimento. Ha tradito la loro fiducia, quella delle famiglie e della Chiesa, hanno detto. La Solcà ha particolarmente elogiato il coraggio del giovane che per primo ha sporto denuncia per questi fatti già del 2021 recandosi dal vescovo Lazzari, fatto che non ha portato ai risultati sperati ed in seguito rivolgendosi a  mons. Alain de Raemy, passo questo che ha portato all’avvio di tutta la procedura. “Sono sicura che se avesse voluto l’imputato avrebbe avuto tutto l’aiuto della Diocesi!, ha affermato l’avvocato. La difesa ha letto una lettera inviata dal prete nei giorni scorsi alle vittime nella quale dice di aver commesso errori gravi, definisce il suo operato scellerato e chiede perdono. A favore dell’imputato, l’avvocato Masoni, ha indicato una serie di elementi, fra i quali la collaborazione nelle indagini, la volontà di farsi curare da quello che è stato appurato essere, secondo la perizia, un disturbo psichico di parafilia, ossia un’attrazione particolare per giovani maschi in età fra i 17 e 19 anni, che comporta solo un’assunzione parziale di presa di coscienza degli atti compiuti. Non da ultimo ha citato il processo a suo dire mediatico a cui l’accusato è stato sottoposto in questi mesi. La sentenza è attesa per le 18.

    red

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