Sembrano giorni di vita normale: la gente -allora ma anche adesso- fa le cose di tutti i giorni: mangia, beve, si sposa, anche. Cose quotidiane o anche cose straordinarie: nulla di sbagliato o riprovevole. Ma lo fa “senza accorgersi” che c’è dell’altro, che Noè costruisce la sua arca: Caparbio, sordo e indifferente a chi lo prende in giro. Inchioda lego su legno, mentre tutt’intorno a lui la vita va avanti. Ignara, certamente, del diluvio imminente, ma anche poco interessata e soprattutto poco … attenta. Una “disattenzione” che costò loro la vita: il diluvio li spazzò via.
È difficile tener testa alle parole di Gesù ascoltate nel Vangelo della prima di Avvento ( Mt 24,37-44), senza cedere e voltare via la faccia, saltando alle ultime frasi: “Tenetevi pronti? Che cosa significa? Perché, lo sappiamo, confondiamo spesso l’esser pronti con i preparativi del Natale che sono innumerevoli e ben prevedibili. A cosa ci richiama l’irrompere dell’imprevisto all’inizio dell’Avvento? Che cosa ci dice, a noi, oggi, che crediamo di sapere già tutto quanto accade prima ancora che accada: la grotta, il bue e l’asinello, Gesù deposto sulla paglia della mangiatoia: conosciamo bene lo scenario! Invece ascoltiamo che “uno sarà afferrato, l’altro invece perderà l’occasione, che una sarà liberata dal giogo della macina mentre l’altra vi resterà attaccata, e ancora che un ladro arriverà quando meno ce l’aspettiamo. “Svegliamoci dal sonno del prevedibile, ci dice San Paolo, perché se ci culliamo nell’atmosfera magica di Natale, richiamo di trascurare qualcosa e proprio: “all’ora in cui non immaginate.”
Ritorna alla mente il motto “Ricordati che devi morire”. Ma potremmo provare a leggere questa frase in altro modo. Il centro è l’incontro con il Signore. Forse bisogna lasciarsi sorprendere dalla presenza di Dio che è costante nella nostra quotidianità, ma spesso silente passa senza che ce ne accorgiamo. Se siamo “familiari di Dio”, come dice san Paolo, perché temere?
Un’esperienza simile è stata anche quella della mistica Madeleine Delbrêl, che ci accompagna in queste riflessioni sull’Avvento. Giovane assertivamente atea, convinta radicale, ma pronta a sfidare i luoghi comuni. Nel 1924 è stata travolta da un “inatteso ladro” che l’ha rapita per tutta la sua vita, strappandola dal suo campo, dalla sua macina per portarla su territori a lei ancora sconosciuti: quelli del Vangelo nel quotidiano e nella strada, che lei ha abbracciato con tutto il cuore anticipando molti dei temi pastorali che saranno del Concilio Vaticano II ( anche su sua insistenza).
Scrive Madeleine Delbrêl: “Una giornata piena di rumori e piena di voci può essere una giornata di silenzio se il rumore diventa per noi eco della presenza di Dio”. In qualsiasi luogo ci troviamo ora, in ogni situazione aprire il cuore può essere possibile. Come una ginnastica del cuore, uno spazio intimo che ci fa incontrare l’Amato, il Salvatore che viene. E allora la Sua Parola trova accoglienza in noi. E ogni paura scompare perché la sua presenza è certezza.
Teniamoci pronti/e, prestiamo attenzione a ciò che conta davvero, per farci prendere da Lui. Non restiamo nel solito campo, alla solita macina. Lui è un ladro, che ci porta via da noi stessi/e quando meno me ce lo aspettiamo. Alziamo il capo, mettiamoci in ascolto, teniamoci pronti/e! (UFCT)
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