Il vescovo Charles Morerod di Losanna, Ginevra e Friburgo (LGF) ha annunciato di aver chiuso il suo account Facebook. La decisione è motivata da casi di furto d'identità.
«In seguito a casi di usurpazione d'identità con un impatto su persone identificate, seguendo la raccomandazione della polizia (e senza alcun aiuto da parte di Facebook nonostante diverse richieste), chiuderò il mio account Facebook», scrive il vescovo sul social network, il 17 luglio 2026. «Anche se questa piattaforma è ormai caduta in disuso, mi dispiace perdere l'occasione di farvi gli auguri di compleanno», aggiunge.
Una persona sconosciuta si è spacciata per il vescovo su un falso profilo Facebook a suo nome. «Messaggi ingannevoli sono stati inviati alle vittime dal profilo dell'impostore, che è poi stato eliminato», spiega Charles Morerod al quotidiano La Liberté.
Nonostante la cancellazione di questo falso profilo, resta il dubbio di una forma discreta di pirateria informatica. «Quando le vittime diventano miei ‘amici Facebook’ sul mio vero account, i loro messaggi, ma non quelli dell'impostore, compaiono nel mio account Messenger (il servizio di messaggistica di Facebook, ndr)», assicura mons. Morerod.
Resta il sospetto di un'intrusione nel suo computer. La chiusura dell'account ha lo scopo di provare a chiudere una falla di sicurezza.
Un intermediario fermato
Il vescovo di LGF ha sporto denuncia contro l'autore dell'usurpazione, che però non è stato identificato. Grazie al tracciamento di un versamento di denaro, è stato possibile fermare un intermediario: si tratta di un minorenne residente in Svizzera, condannato a un'ammenda e a lavori di pubblica utilità, precisa Laure-Christine Grandjean, portavoce della diocesi.
Charles Morerod ha identificato personalmente due vittime, che hanno dialogato, a volte a lungo, con il suo impostore, ma suppone che ve ne siano altre. In un caso, a una vittima è stato estorto del denaro.
Nel marzo 2025, la diocesi di LGF aveva già messo in guardia contro email fraudolente «firmate» a nome del vescovo. Si trattava di un tentativo di «phishing» volto ad accedere a dati confidenziali e/o a ottenere denaro.
fonte: cath.ch/liberte/arch/rz/trad. catt.ch