Sinodo sulla Sinodalità: gruppi di lavoro vaticani e riflessioni diocesane
Nel febbraio 2024, a seguito della prima assemblea del Sinodo sulla Sinodalità, Papa Francesco ha istituito dei gruppi di lavoro con il mandato di approfondire le questioni emerse durante il processo sinodale. Il cammino sinodale, però, non si esaurisce nei lavori vaticani: anche la Diocesi di Lugano ha sviluppato proprie riflessioni e processi, portando la sinodalità nelle comunità del territorio.
Nella Diocesi di Lugano tante buone pratiche di sinodalità, terreno fertile per il futuro
La Chiesa nel mondo verso la grande assemblea sinodale del 2028
Il cammino sinodale in Ticino avanza, tra esperienze positive e necessari rilanci
Chiesa di Lugano in ascolto: un questionario per disegnare la sinodalità di domani
Due nuovi rapporti dal Sinodo: la poligamia è schiavitù e più spazio a poveri e disabili
Sinodo, rapporto sulle donne: aprire a ruoli di guida, rivedere linguaggio e mentalità
Sinodo, pubblicati i primi due Rapporti finali su formazione sacerdoti e missione digitale
Sinodo, pubblicati i Rapporti su selezione dei vescovi e questioni "emergenti"
La Segreteria Generale del Sinodo annuncia le prossime tappe del cammino sinodale
Sinodo sulla Sinodalità: gruppi di lavoro vaticani e riflessioni diocesane
Nel febbraio 2024, a seguito della prima assemblea del Sinodo sulla Sinodalità, Papa Francesco ha istituito dei gruppi di lavoro con il mandato di approfondire le questioni emerse durante il processo sinodale. Il cammino sinodale, però, non si esaurisce nei lavori vaticani: anche la Diocesi di Lugano ha sviluppato proprie riflessioni e processi, portando la sinodalità nelle comunità del territorio.
Nella Diocesi di Lugano tante buone pratiche di sinodalità, terreno fertile per il futuro
Una lettura condivisa con l'équipe Reti pastorali e Sinodo della Diocesi di Lugano delle risposte pervenute dalle 25 Reti Pastorali presenti sul territorio ticinese a due domande inviate negli scorsi mesi. Accanto a esperienze positive e consolidate, permangono diverse difficoltà e una percezione non sempre chiara del ruolo delle Reti.
La Chiesa nel mondo verso la grande assemblea sinodale del 2028
Dalla Segreteria generale del Sinodo il 20 maggio 2026 sono state diffuse alle Chiese locali le informazioni per il percorso verso la grande assemblea sinodale mondiale del 2028 e le previste assemblee nel 2027 in ogni diocesi di mondo. Un processo quindi, che riguarda anche la diocesi di Lugano e la Chiesa in Svizzera.
Il cammino sinodale in Ticino avanza, tra esperienze positive e necessari rilanci
Le Reti Pastorali di Lugano mostrano una sinodalità concreta tra clero e laici, fatta di dialogo e iniziative comuni. Nonostante alcune fragilità, emerge una Chiesa viva che si prepara insieme alle diocesi di tutto il mondo a tenere un'assemblea entro il 2027. Intanto da Roma arrivano nuove indicazioni
Chiesa di Lugano in ascolto: un questionario per disegnare la sinodalità di domani
La Diocesi di Lugano lancia una consultazione per mappare la sinodalità vissuta nelle parrocchie. Attraverso un questionario sulle "buone pratiche", l'équipe di don Carettoni punta a una fotografia della realtà locale in vista dell’Assemblea 2027 e del confronto con la Chiesa svizzera.
Due nuovi rapporti dal Sinodo: la poligamia è schiavitù e più spazio a poveri e disabili
Due nuovi rapporti sinodali: il SECAM condanna la poligamia come "schiavitù delle donne" e ribadisce il matrimonio monogamico; il Gruppo 2 propone una teologia dell'ascolto dei poveri e un Osservatorio ecclesiale sulla disabilità.
Sinodo, rapporto sulle donne: aprire a ruoli di guida, rivedere linguaggio e mentalità
Il Gruppo di Studio 5 ha consegnato alla Segreteria generale del Sinodo il proprio rapporto finale. Nel documento si esorta a riconoscere "nuovi spazi di responsabilità per le donne nella Chiesa”. Si domanda un cambio della mentalità ecclesiale, impregnata di “clericalismo” e “maschilismo”.
Sinodo, pubblicati i primi due Rapporti finali su formazione sacerdoti e missione digitale
Due dei 10 Gruppi istituiti, consegnano il report conclusivo sul lavoro di analisi, ricerca, ascolto svolto in questi mesi. Dal Gruppo 3 proposte sulla missione web; dal Gruppo 4 nessuna revisione della Ratio sui sacerdoti ma diversi suggerimenti, come includere donne e laici nel percorso formativo.
Sinodo, pubblicati i Rapporti su selezione dei vescovi e questioni "emergenti"
La Segreteria Generale del Sinodo pubblica oggi, 5 maggio, la prima parte del Rapporto finale del Gruppo di Studio relativa ai criteri di selezione dei candidati all'episcopato e il Rapporto del Gruppo di Studio sui criteri teologici e le metodologie sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti.
La Segreteria Generale del Sinodo annuncia le prossime tappe del cammino sinodale
Il Consiglio straordinario della Segreteria Generale del Sinodo ha discusso del percorso da fare in vista delle Assemblee di valutazione continentali a giugno. Sul tavolo anche l’incontro su Amoris laetitia, convocato dallo stesso Pontefice, previsto a ottobre.
Nella Diocesi di Lugano tante buone pratiche di sinodalità, terreno fertile per il futuro
di Cristina Vonzun
«Attraverso quali buone pratiche si realizza il camminare insieme nelle comunità parrocchiali e nelle Reti pastorali? E in che modo, nelle parrocchie e nelle Reti, si vive il discernimento e si decidono insieme le tappe del cammino comune?». A queste due domande poste dall’équipe Sinodo e Reti pastorali della diocesi di Lugano in vista della fase attuativa del Sinodo, hanno risposto parrocchie e Reti della diocesi di Lugano. Ne emerge il ritratto di una Chiesa che desidera camminare insieme e che riconosce nella sinodalità una direzione necessaria per il futuro. Il percorso appare tuttavia ancora in fase di maturazione: accanto a esperienze positive e consolidate, permangono diverse difficoltà e una percezione non sempre chiara del ruolo delle Reti. Ecco alcune tra le tante esperienze raccolte e a noi condivise dall’équipe Sinodo e Reti pastorali.
Incontri, confronto e corresponsabilità
In diverse reti la collaborazione prende forma attraverso organismi di partecipazione e discernimento, come i Consigli pastorali di Rete, che favoriscono il dialogo tra sacerdoti, religiosi e laici. Tra gli S. Lorenzo, nel Luganese, dove quattro volte all’anno si riunisce un Consiglio pastorale composto da rappresentanti delle diverse comunità, una religiosa, un diacono e un membro della Chiesa luterana. La Rete S. Salvatore dispone da cinque anni di un Consiglio pastorale che si riunisce tre volte all’anno per valutare problematiche e risorse e programmare iniziative comuni alle nove parrocchie rappresentate. Esperienze di collaborazione interparrocchiale sono segnalate anche nella Rete Verzasca e Piano, tra le parrocchie di Cugnasco e Gerra Piano, grazie a un Consiglio pastorale interparrocchiale, e in Vallemaggia, dove si sviluppano diverse attività condivise. La Rete Madonna della Fontana nel Locarnese riunisce il proprio Consiglio pastorale tre volte all’anno adottando il metodo sinodale della conversazione nello Spirito, mentre la Rete del Gambarogno può contare su un organismo particolarmente attivo e ricco di iniziative. In generale, laddove sono presenti, i Consigli pastorali svolgono un ruolo fondamentale nel coordinare le attività e nel promuovere una visione condivisa della missione ecclesiale. L’animatore della Rete della destra del fiume Ticino a Bellinzona ha scritto che la Rete «aiuta le comunità e le persone a conoscersi meglio» e quindi a collaborare con maggiore efficacia.
Celebrazioni comuni e pellegrinaggi
Uno degli ambiti in cui la collaborazione tra parrocchie in rete si manifesta con maggiore evidenza è quello liturgico e spirituale. In molte reti le comunità condividono momenti significativi dell’anno liturgico, come la Via Crucis, il Corpus Domini, il Triduo pasquale, le feste patronali e le celebrazioni di Avvento e Quaresima. Particolarmente ricca è l’offerta della Rete Valle di Blenio, che propone attività rivolte all’intera valle. Nella Riviera Sud, le sei comunità partecipano insieme ai Vespri d’Avvento, alle Via Crucis in Quaresima e alle feste patronali, celebrando inoltre in forma unitaria i sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Anche in altre realtà i percorsi di iniziazione cristiana diventano occasione di comunione tra parrocchie, con cammini condivisi e celebrazioni comuni. Tra le tradizioni più consolidate figurano i pellegrinaggi, dalla salita annuale alla Madonna d’Ongero organizzata dalla Rete S. Salvatore, al pellegrinaggio quaresimale della Rete Madonna della Fontana. Accanto a questi appuntamenti, diverse comunità promuovono occasioni semplici ma preziose di incontro: colazioni comunitarie, pranzi condivisi, feste popolari, gruppi di volontariato e iniziative di mutuo aiuto.
Formazione e crescita nella fede
La formazione rappresenta un altro ambito nel quale le Reti pastorali esprimono una pratica sinodale. Nella Rete S. Lorenzo sono stati promossi percorsi comuni per catechisti e genitori nell’ambito dell’iniziazione cristiana, mentre la Rete Madonna della Fontana offre momenti di riflessione, approfondimento e condivisione aperti a tutto il territorio. Da segnalare anche la presenza, in diverse reti, di strumenti di comunicazione condivisi, come bollettini, siti web e altri canali informativi che favoriscono il senso di appartenenza e la circolazione delle informazioni.
Giovani, famiglie e oratori
Diverse le esperienze, tra queste c’è il progetto di pastorale giovanile della Rete S. Lorenzo, che ha previsto l’inserimento di un educatore dedicato. Nella Rete Monte Boglia, l’oratorio di Cadro, intitolato a Carlo Acutis, propone attività durante tutto l’anno, offrendo ai giovani e alle famiglie un punto di riferimento stabile per la crescita umana e spirituale.
Carità e attenzione al territorio
Anche l’impegno caritativo trova espressioni significative all’interno delle Reti pastorali. Nel Bellinzonese, il progetto «Buon Samaritano» offre un servizio di prossimità alle persone in difficoltà, in collaborazione con le associazioni caritative presenti sul territorio. La Rete Alta Leventina garantisce una particolare vicinanza ad anziani e malati attraverso visite regolari nelle case anziani, negli ospedali e nelle strutture sociali.
I risultati della consultazione saranno trasmessi in forma integrale agli animatori delle 25 Reti pastorali insieme alla sintesi delle risposte alle due domande.
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La Chiesa nel mondo verso la grande assemblea sinodale del 2028
Per sostenere la fase di attuazione del Sinodo, la Segreteria Generale del Sinodo pubblica il 20 maggio 2026 il documento: Verso le Assemblee 2027-2028: tappe, criteri, strumenti in vista delle Assemblee del 2027-2028. Il testo precisa il calendario, la metodologia e i criteri con cui le Chiese locali di tutto il mondo, i loro raggruppamenti nazionali e continentali sono chiamati a condividere i frutti del cammino avviato dopo il Documento finale del Sinodo 2021-2024, fino alla celebrazione dell'Assemblea ecclesiale dell'ottobre 2028.
Le quattro tappe del cammino
Il percorso, che porterà alla celebrazione in ogni tappa di un’assemblea, si articola in quattro momenti progressivi, scanditi da verbi-chiave che ne mettono in luce la finalità ecclesiale e spirituale:
Fare memoria — primo semestre 2027. Assemblee di valutazione nelle Diocesi ed Eparchie, chiamate a rileggere l'esperienza di attuazione del Documento finale attraverso un resoconto narrativo e una lettera alle altre Chiese.
Interpretare — secondo semestre 2027. Assemblee delle Conferenze Episcopali (nazionali o regionali), che elaboreranno una relazione teologico-pastorale e una lettera alle altre Chiese locali.
Orientare — primo quadrimestre 2028. Assemblee continentali, dalle quali emergerà un rapporto di prospettiva capace di individuare priorità e orientamenti condivisi.
Celebrare — ottobre 2028. Assemblea ecclesiale della Chiesa tutta, in Vaticano, insieme al Santo Padre: il cammino compiuto sarà ricondotto a unità e consegnato al discernimento dell'intera Chiesa.
Ad ogni livello, l’Assemblea non costituisce il momento finale del processo, bensì un momento celebrativo, di valutazione, di sintesi e, soprattutto, di rilancio della conversione sinodale della Chiesa.
Una domanda comune
A custodire l'unità del processo è una domanda comune, che ciascuna tappa è invitata a declinare nel proprio contesto:
Alla luce del percorso compiuto dopo la conclusione del Sinodo 2021-2024, e in vista di offrirne i frutti in dono alle altre Chiese e al Santo Padre: quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria e quali nuovi cammini di sinodalità stanno emergendo nella vostra comunità?
I frutti di ogni tappa: lo scambio di doni tra le Chiese
Il documento precisa che non si tratta di ripetere la consultazione del Sinodo, né di aggiungere compiti ulteriori alla vita delle comunità, ma di rileggere quanto già vissuto, riconoscerne i frutti e le difficoltà, e mettere a disposizione l'esperienza maturata in una logica di scambio di doni tra le Chiese.
Le prime due Assemblee (quelle a livello locale e nazionale) elaborano due testi complementari: un documento di rilettura — il resoconto narrativo per le Diocesi ed Eparchie, la relazione teologico-pastorale per le Conferenze Episcopali — e una lettera alle altre Chiese locali, redatta durante l'Assemblea stessa. È quest'ultima lo strumento concreto dello scambio di doni: ogni comunità offre quanto ha maturato e si dispone ad accogliere quanto le altre Chiese le offrono. Le Assemblee continentali, invece, elaboreranno un rapporto di prospettiva che servirà per l’elaborazione dell’Instrumentum laboris (documento di lavoro) dell’Assemblea ecclesiale 2028.
Tutti i materiali saranno trasmessi alla Segreteria Generale del Sinodo secondo un calendario preciso: entro il 30 giugno 2027 per la tappa diocesana ed eparchiale, entro il 31 dicembre 2027 per quella delle Conferenze Episcopali, entro il 30 aprile 2028 per la tappa continentale, in preparazione dell'Assemblea ecclesiale dell'ottobre 2028.
Le parole del Cardinale Grech
«Quello che proponiamo alle Chiese locali — afferma il Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo — non è un compito aggiuntivo, ma un tempo di discernimento condiviso e di rendimento di grazie, in cui rileggere insieme ciò che lo Spirito sta facendo crescere nella Chiesa e riconoscere i passi che siamo chiamati a compiere. Le Assemblee non coincidono infatti con una consultazione sociologica né con una dinamica deliberativa, né sono una verifica tecnica, ma piuttosto una forte esperienza ecclesiale e spirituale di discernimento: un momento di sintesi e di rilancio del cammino, perché lo scambio di doni tra le Chiese diventi esperienza concreta e la sinodalità si traduca sempre più in stile ordinario della vita ecclesiale al servizio della missione».
Composizione delle Assemblee, responsabilità e metodologia
Il documento sottolinea che la composizione delle Assemblee deve essere coerente con il loro scopo. Nella selezione dei partecipanti andrà assicurata un'adeguata attenzione al rapporto tra uomini e donne e tra le diverse generazioni, alla diversità culturale ed ecclesiale — includendo presbiteri, diaconi, consacrate e consacrati, membri di associazioni, movimenti e nuove comunità, fedeli non inseriti in strutture organizzate — e alla presenza di persone che vivono situazioni di fragilità o marginalità. Una cura particolare è riservata al coinvolgimento dei parroci. Dove opportuno, potranno partecipare anche rappresentanti di altre Chiese e Comunioni cristiane o di altre religioni. Essenziale, invece, è che le persone scelte siano disponibili a sostenere il processo anche oltre il 2028, contribuendo a garantirne la continuità.
La responsabilità del processo spetta al vescovo diocesano o eparchiale per le Assemblee locali, al presidente della Conferenza Episcopale per quelle nazionali o regionali, e ai responsabili delle istanze continentali per quel livello. Le équipe sinodali, attivate a tutti i livelli, ne curano organizzazione e coordinamento. Quanto alla metodologia, il documento invita a mantenere la conversazione nello Spirito, ormai largamente diffusa e adoperata, quale riferimento metodologico privilegiato.
Strumenti e accompagnamento
Il documento si colloca nella fase attuativa del Sinodo, terzo momento del processo delineato dalla costituzione apostolica Episcopalis communio, dopo la consultazione del Popolo di Dio (2021-2023) e la fase celebrativa, culminata nelle due sessioni della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dell'ottobre 2023 e dell'ottobre 2024. Aperta da Papa Francesco con la consegna del Documento finale, questa fase è stata confermata e promossa da Papa Leone XIV. Il testo odierno dà forma più concreta a quanto già anticipato nelle Tracce per la fase attuativa del Sinodo (29 giugno 2025).
Insieme al Documento finale e alle Tracce, accompagnano il percorso anche i Rapporti finali dei Gruppi di Studio istituiti da Papa Francesco dopo la prima Sessione dell'Assemblea, pubblicati progressivamente sul sito www.synod.va. La Segreteria Generale del Sinodo metterà inoltre a disposizione ulteriori materiali di lavoro e organizzerà incontri formativi online a sostegno dei responsabili del processo nelle Chiese locali.
28/04/2026
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Il cammino sinodale in Ticino avanza, tra esperienze positive e necessari rilanci
di Cristina Vonzun
Nelle Reti Pastorali della diocesi di Lugano c’è una vitalità concreta, fatta di relazioni, iniziative condivise e desiderio autentico di camminare insieme. È quanto emerge da una prima lettura delle risposte a due domande inviate dall’équipe diocesana «Reti pastorali e Sinodo» agli animatori delle Reti pastorali per favorire una riflessione condivisa. In particolare, è stato chiesto: attraverso quali buone pratiche si realizza il «camminare insieme » nelle comunità parrocchiali e nelle Reti pastorali? E in che modo, nelle parrocchie e nelle reti, si vive il discernimento e si decidono insieme le tappe del cammino comune? Da una primissima e non esaustiva lettura emerge che in molte realtà funzionano Consigli pastorali, sia a livello parrocchiale sia di Rete, dove preti e laici si confrontano in modo aperto. Non si tratta solo di strutture formali: ciò che colpisce nelle risposte è il clima di dialogo e la volontà di valorizzare i talenti di ciascuno. È qui che la sinodalità smette di sembrare solo uno slogan e si manifesta come pratica quotidiana. Un altro segno evidente di vitalità emerso è rappresentato dalle non poche iniziative comuni. Celebrazioni condivise, pellegrinaggi, momenti di preghiera, attività caritative e percorsi formativi coinvolgono più parrocchie, rafforzando il senso di appartenenza e superando i confini locali. La Rete, quando funziona, non è solo organizzazione: è esperienza di comunione concreta. Importante è anche il crescente spazio dato alla corresponsabilità dei laici. Non mancano, naturalmente, le difficoltà. La partecipazione in alcune Reti resta talvolta discontinua e il coinvolgimento dei laici non è ovunque pienamente sviluppato. In alcune Reti si avverte ancora una certa fragilità con collaborazioni che faticano a consolidarsi. Nel complesso, una primissima lettura delle risposte offre un quadro incoraggiante. Sono diverse le Reti che hanno messo in comune delle buone pratiche di ascolto, collaborazione, formazione, iniziative, corresponsabilità e comunicazione. Dalle risposte a queste due domande sarà elaborato dall’équipe diocesana un documento di sintesi destinato alla Commissione sinodale svizzera, contribuendo così al cammino sinodale in Svizzera. Le risposte verranno poi rese in un documento a tutte le Reti della Diocesi di Lugano. La Diocesi di Lugano, attraverso le sue Reti Pastorali, mostra dunque segni concreti di vitalità e sta portando avanti la fase attuativa del Sinodo per la quale è prevista in tutte le diocesi del mondo un’assemblea diocesana entro giugno 2027. Nel frattempo, sono giunte alle Chiese locali di tutto il mondo delle indicazioni da Roma: dal 23 al 25 giugno 2026 è previsto un incontro internazionale per preparare le assemblee continentali del 2028, con la partecipazione anche di papa Leone XIV e rappresentanti delle Conferenze episcopali e delle Chiese orientali. Nell’ottobre 2026, inoltre, si terrà in Vaticano un grande incontro a dieci anni dall’Amoris laetitia, dedicato al tema della famiglia e al discernimento pastorale. Parallelamente, è in preparazione un documento operativo per accompagnare l’attuazione del Sinodo e le future assemblee continentali. Segni concreti di una Chiesa universale che promuove la sinodalità, in dialogo con le realtà locali.
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Chiesa di Lugano in ascolto: un questionario per disegnare la sinodalità di domani
di Katia Guerra
Nel contesto del cammino sinodale della Chiesa cattolica, anche la diocesi di Lugano è chiamata a interrogarsi su come vivere oggi, concretamente, la sinodalità, che «non è un tema riservato a pochi né una questione ideologica, ma uno stile di relazione che riguarda tutti i battezzati », ribadisce don Sergio Carettoni, coordinatore dell’équipe diocesana per le Zone Reti Pastorali e per la Sinodalità. «Camminare insieme, pur nella diversità di opinioni e situazioni, è la sfida e allo stesso tempo l’orizzonte che la Chiesa è chiamata a testimoniare oggi, nella fedeltà al cammino avviato a livello universale e confermato anche per gli anni a venire».
L’équipe diocesana si è dunque messa all’ascolto e ha avviato una consultazione, attraverso un questionario, inviato agli animatori di rete e ai moderatori dei consigli pastorali di rete, con l’obiettivo di tracciare una fotografia realistica della situazione attuale. L’iniziativa nasce dall’esigenza di rispondere alle richieste della Commissione per la sinodalità dei Vescovi svizzeri, chiamata a comprendere, all’interno della fase di attuazione della Chiesa Sinodale (la terza del Processo avviato nel 2021 e che si concluderà verosimilmente nel 2028), come le Chiese locali stanno effettivamente vivendo e attuando la sinodalità. «Particolare attenzione è rivolta alle esperienze di sinodalità “vissuta”, anche quando non portano esplicitamente questo nome: assemblee comunitarie, percorsi di ascolto, momenti di confronto spirituale, collaborazioni tra parrocchie o iniziative promosse da gruppi e associazioni», sottolinea don Sergio Carettoni. «L’intento non è valutativo, né sociologico, ma orientato a riconoscere ciò che già esiste, valorizzare i punti di forza e individuare le fragilità che necessitano di accompagnamento».
Queste, in particolare, le domande alle quali rispondere: «Attraverso quali “buone pratiche” si realizza il camminare insieme nella vostra Comunità parrocchiale e nella vostra Rete pastorale?», «In che modo all’interno della vostra Parrocchia, e della vostra Rete pastorale, fate discernimento e decidete insieme le tappe del cammino comune?». Le informazioni raccolte saranno in seguito analizzate dall’équipe diocesana nei mesi successivi alla chiusura della consultazione, prevista per il 30 marzo. L’invito è quello di dar seguito a questo richiesta, affinché si possa raggiungere l’obiettivo, che è quello di ottenere una fotografia la più nitida possibile della realtà diocesana e del cammino comune, utile sia per il dialogo con la Chiesa in Svizzera, sia per i prossimi passi a livello della Chiesa locale. In particolare, questo lavoro si inserisce nella preparazione dell’Assemblea Sinodale Diocesana, prevista entro giugno 2027, che sarà un importante momento di incontro e discernimento condiviso tra presbiteri e laici.
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Due nuovi rapporti dal Sinodo: la poligamia è schiavitù e più spazio a poveri e disabili
Due nuovi rapporti finali sono giunti sul tavolo della Segreteria generale del Sinodo. Uno è il report della Commissione istituita in seno al Simposio delle Conferenze Episcopali di Africa e Madagascar (SECAM) sul tema della poligamia, pratica considerata “immorale” nel documento e indicata come “forma di schiavitù” per le donne. L’altro è quello del Gruppo di Studio numero 2 sul tema Ascoltare il grido dei poveri e della terra nel quale spiccano, tra le altre cose, la proposta di “una teologia che nasca dall’ascolto” dei fragili e del Creato “come luoghi teologici autentici” e quella di un Osservatorio Ecclesiale sulla disabilità per dar voce ai “gruppi marginalizzati”.
Il lavoro dei Gruppi di Studio
Com’è noto, i dieci Gruppi di Studio hanno iniziato il loro lavoro sin dalla istituzione per volontà di Francesco durante il doppio Sinodo sulla Sinodalità (2024). Approfondimenti, analisi, ricerche e dialogo con esperti e istituzioni, interrotti dalla morte del Pontefice, sono ripresi sotto il pontificato di Leone XIV, il quale ha chiesto che i diversi Rapporti, una volta consegnati alla Segreteria del Sinodo, vengano resi pubblici in “spirito di trasparenza”. E che i Gruppi, una volta terminato il mandato, si considerino sciolti. Finora tre Gruppi hanno consegnato il proprio studio: il Gruppo 3 sulla missione nell’ambiente digitale; il Gruppo 4 sulla revisione della Ratio per la formazione dei sacerdoti; il Gruppo 5 sulla partecipazione delle donne alla vita della Chiesa.
La poligamia, pratica "visibile" in Africa
Oggi altri due documenti, quindi, tra cui quello elaborato dagli esperti del SECAM sulla spinosa questione della poligamia, di cui aveva riferito nel corso dei lavori in aula il cardinale Fridolin Ambongo, arcivescovo di Kinshasa e presidente dello stesso Simposio. Nel rapporto si parte dalle radici stesse della realtà poligamica (un individuo legato contemporaneamente a più coniugi) che affondano nella concezione di una discendenza numerosa quale “dono di Dio”. Se ne illustrano anche le cause: status, ideali, contatti con l’Islam. Tale pratica “non è specifica” del Continente africano - si chiarisce - ma “universale” e per questo “interpella la pastorale di tutta la Chiesa”. Tuttavia in Africa è molto “visibile” e necessita di una riflessione ad alto livello.
L'esperienza dei missionari
E tale riflessione, cristallizzata nel documento sinodale odierno, parte da un preciso punto che sono le Scritture in cui è “chiaramente” affermata “l’uguale dignità dell’uomo e della donna davanti a Dio”. La poligamia – che ha tra le cause anche quella della sterilità femminile – viene considerata pertanto “una forma di schiavitù delle donne” e, di conseguenza, “ha un carattere profondamente immorale”, spiega il Rapporto. È l’esperienza dei missionari, costantemente a contatto con tali realtà, a definire tale giudizio. “La pastorale che sarà messa in atto dai missionari si concentrerà essenzialmente sulla lotta contro la poligamia”, sottolinea il report, in cui si ribadisce che il matrimonio monogamico è “requisito indispensabile per essere o diventare cristiani”.
Nessuna ambiguità
“Per i Padri del SECAM, non deve esserci alcuna ambiguità: non si può in alcun modo derogare alla dottrina ufficiale della Chiesa: l’atteggiamento pastorale nei confronti dei poligami deve evitare tutto ciò che potrebbe apparire come un riconoscimento della poligamia da parte della Chiesa”. L’invito è perciò a “promuovere la dimensione monogamica del matrimonio aprendo all’insegnamento delle Scritture sull’unicità e l’indissolubilità del matrimonio”.
Pastorale e Sacramenti
Ciò non toglie che, nel contesto africano contemporaneo, si adottino e si proseguano le diverse pratiche pastorali. Alcune richiedono al poligamo che desidera accedere ai Sacramenti di “scegliere una sola moglie”, garantendo “giustizia e sostegno” alle altre donne e ai figli. Altre istituiscono “un catecumenato permanente, accogliendo la persona nella comunità senza accesso ai sacramenti”. Un “accompagnamento specifico” è riservato invece alla cosiddetta “poligamia velata”, le unioni multiple non ufficializzate.
Precise, poi, le raccomandazioni sul Battesimo, a cominciare dal fatto che “i poligami che desiderano identificarsi con Cristo attraverso la grazia battesimale siano accuratamente preparati, si liberino da alcuni ostacoli culturali, accettino il messaggio evangelico, aderiscano all’ideale cristiano e si impegnino nel matrimonio monogamo prima di ricevere il Battesimo”. In altre parole, la Chiesa non battezzerà un poligamo sulla base di una promessa: “Non c’è anticipazione del sacramento del Battesimo per i poligami, ma necessità di accompagnamento nella prospettiva di una pastorale dell’inculturazione”.
Vicinanza, ascolto, valorizzazione delle donne
Il SECAM, in conclusione, assicura una pastorale caratterizzata da “vicinanza”, “ascolto”, “accoglienza delle persone”, “rispetto dei percorsi” e mirata “a valorizzare la dignità della donna”. Questo tipo di pastorale “consentirà di instaurare un dialogo rispettoso e fraterno tra queste coppie poligame e il pastore (sacerdote, vescovo), rappresentante del Cristo misericordioso che va alla ricerca della pecora smarrita e accetta di sedersi alla stessa tavola dei pubblicani e dei peccatori”.
Il grido dei poveri e della terra
Approfondito e sviluppato in più sezioni il Rapporto finale del Gruppo 2 che, preceduto da una riflessione del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, risponde a cinque domande su “come la Chiesa possa ascoltare meglio il grido dei poveri e della terra”. Per i membri dell’équipe è una “convinzione teologica” che ascoltare i poveri e la terra “non sia un’opzione pastorale, ma un atto di fede costitutivo della missione ecclesiale”. Czerny ricorda infatti che il termine “ascolto” designa “un processo integrale che comprende l’incontro, la comprensione del problema, l’azione, la valutazione e il sostegno spirituale e che riguarda ogni cristiano, anche chi si sente povero”.
Corresponsabilità di tutti
La domanda che il Gruppo 2 pone è: “Come può la Chiesa ascoltare meglio questi due gridi interconnessi, consapevole che rispondere al grido dei poveri significa anche rispondere al grido della terra, e viceversa?”. In questo senso, il Rapporto individua gli strumenti già disponibili nella Chiesa - parrocchie, comunità di base, movimenti, Caritas, reti ecumeniche e internazionali - valorizzandone la ricchezza, ma mettendo in guardia dalla “tentazione di una delega illegittima verso strutture specializzate”. Ogni battezzato è infatti invitato alla “corresponsabilità”.
Un Osservatorio sulla Disabilità
Il Gruppo rilancia poi la proposta - già contenuta nel Documento finale del Sinodo pubblicato nel 2024 e avanzata da un sottogruppo composto in maggioranza da persone disabili - di un Osservatorio Ecclesiale sulla Disabilità. L'Osservatorio, si legge nel Rapporto odierno, potrebbe costituire “un modello replicabile a scala locale e regionale per dare voce a tutti i gruppi marginalizzati”.
Incontro con le periferie esistenziali
Sul piano teologico, il Rapporto chiede che “teologi provenienti dalle comunità più fragili siano coinvolti attivamente nell’elaborazione dei documenti magisteriali”. Sulla stessa scia, è importante – si sottolinea - che i programmi formativi per laici, religiosi e seminaristi integrino “l’incontro diretto con le periferie esistenziali”.
fonte: vaticannews
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Sinodo, rapporto sulle donne: aprire a ruoli di guida, rivedere linguaggio e mentalità
“Non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa”. È uno dei passaggi chiave del Rapporto finale del Gruppo 5, uno dei dieci Gruppi di Studio istituiti da Papa Francesco nel 2024 per elaborare pareri e proposte su questioni emerse nel corso del Sinodo sulla Sinodalità. Il Gruppo in questione, incaricato – sotto il coordinamento dal Dicastero per la Dottrina della Fede - di approfondire “questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali”, tra cui il tema della partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, ha consegnato il suo report conclusivo alla Segreteria generale del Sinodo. È il terzo Gruppo – dopo quello sulla missione digitale e la formazione dei sacerdoti - a trasmettere il proprio studio, frutto di un articolato percorso di ascolto, analisi, ricerca e dialogo con episcopati e università. Oggi viene dunque reso pubblico, secondo volontà di Papa Leone XIV, che ha stabilito che, man mano che i vari rapporti verranno consegnati, siano diffusi “in spirito di trasparenza”. Sempre il Papa – a cui spetterà la decisione ultima circa gli spunti e le indicazioni contenute nei vari rapporti – ha stabilito che, una volta finito il lavoro, il Gruppo concluda il mandato e venga considerato “sciolto”.
Le intuizioni di Francesco e il profilo di donne nella storia della Chiesa
Per il proprio lavoro, il Gruppo di Studio 5 ha ripreso “alcune intuizioni” di Papa Francesco “sin qui poco accolte”. Si citano infatti le esortazioni Evangelii gaudium e Querida Amazonia e il motu proprio Antiquum ministerium sul ministero del catechista. Nessun riferimento vi è, invece, sul tema delle cosiddette diaconesse: questione giudicata “non matura” e per questo precedentemente affidata dal Papa a due Commissioni presiedute entrambe dal cardinale Giuseppe Petrocchi, la seconda della quale si è espressa lo scorso dicembre con un no alla possibilità del diaconato femminile, senza tuttavia “formulare un giudizio definitivo”.
L’orizzonte sul quale si è mossa l’attività del Gruppo di Studio è stato quello di una analisi “in profondità” del profilo di alcune donne nella storia antica e recente della Chiesa: dalle matriarche dell’Antico Testamento e Maria di Magdala fino a Giovanna d’Arco, Ildegarda di Bingen, Francesca Cabrini arrivando alle più recenti Dorothy Day, Maria Montessori e Wanda Półtawska. Tutte donne che “hanno esercitato una vera autorità e un vero potere a favore della missione”, non “legato alla ricezione dell’Ordine sacro”, ma “di grande fecondità per la vitalità del popolo di Dio”.
Molta strada da percorrere
Dalle Consultrici del Gruppo è stato offerto un contributo fondamentale per la stesura del Rapporto, risultato finale di un ascolto “vivo e vivace”, di un discernimento “non statico”, di “un esercizio di mediazione e di ricerca di consensi possibili tra istanze spesso in tensione tra loro”. Nel documento, insieme al caloroso “grazie” a tutte le donne che dall’Amazzonia alle periferie dell’Africa e all’Europa centrale ma anche in Curie, Scuole e Caritas sono “impegnate nel servizio della Chiesa”, ciò che maggiormente si esprime è infatti “un disagio” perché “pur essendosi compiuti molti passi avanti”, “molta strada rimane ancora da percorrere”. Molte donne, infatti, avvertono “disagio” rispetto alla loro partecipazione alla vita delle comunità in cui si trovano, soprattutto se si confrontano con la società civile dei Paesi di appartenenza.
"Disagio"
Nel documento si evidenzia il numero crescente di donne (giovani e meno giovani) che si distaccano dalla Chiesa cattolica o dall’attiva partecipazione alle realtà ecclesiali locali. Insieme a questo, anche la diminuzione di vocazioni alla vita religiosa femminile. Tutto ciò, asserisce il documento, a motivo anche di una “generale crisi di fede”. “Un altro volto del disagio” indicato nel documento è la richiesta sempre più forte, da parte di donne impegnate nell’ambito pastorale o esperte in teologia e diritto canonico, di “rivedere le forme attualmente vigenti della guida della Chiesa per renderle più accessibili alle donne”. Quindi: l’accesso al sacramento dell’Ordine, la possibilità di istituire nuovi ministeri con specifiche caratteristiche, l’opportunità di tenere l’omelia durante le celebrazioni comunitarie e il tema della “presa in carico della gestione di una comunità o di particolari uffici diocesani”.
Cambiare la mentalità
Il Rapporto finale del Gruppo 5 chiede poi il superamento di una “impostazione di pensiero e di comportamento” diffusa nella mentalità ecclesiale identificabile come “clericalismo” o “maschilismo”. Cioè “atteggiamenti relativi alla gestione del potere e della parola che creano diffidenza e, non da ultimo, distanza nell’universo femminile”. Il problema si avverte anche nell’adozione, da parte del clero e di alcuni laici, di “un codice linguistico” che identifica il “femminile” solo con caratteristiche quali “dolcezza, rassegnazione, docilità, debolezza”, oppure esclusivamente “con ruoli appartenenti alla sfera familiare”. Come già nella doppia sessione del Sinodo sulla Sinodalità, viene perciò ribadita la raccomandazione a “prestare maggiore attenzione al linguaggio e alle immagini utilizzate nella predicazione, nell’insegnamento, nella catechesi e nella redazione dei documenti ufficiali della Chiesa, dando maggiore spazio all’apporto di donne sante, teologhe e mistiche”.
Ostacoli nel riconoscimento dei carismi e della vocazione
Bisogna “riconoscere che le donne continuano a trovare ostacoli nell’ottenere un riconoscimento più pieno dei loro carismi, della loro vocazione e del loro posto nei diversi ambiti della vita della Chiesa, a scapito del servizio alla comune missione”, recita poi un altro passaggio del Rapporto finale. Questo nonostante le donne – come viene evidenziato – abbiano dato forte impulso alla missione della comunità cristiana: prime testimoni della fede nelle famiglie, attive nelle piccole comunità e nelle parrocchie; impegnate in scuole, ospedali e centri di accoglienza, a capo di iniziative di riconciliazione e di promozione della dignità umana e della giustizia sociale, presenti nella ricerca teologica e nelle istituzioni legate alla Chiesa. “È necessario – si legge - che tutto questo apporto delle donne alla vita della Chiesa possa trovare modo di realizzarsi più pienamente nel nostro tempo, incoraggiando le donne nel loro servizio alla missione della Chiesa ed anche scoprendo nuove forme di partecipazione alla guida della stessa”.
Nessuna concessione
La questione donne è, secondo il Gruppo 5, “un segno dei tempi”. Ciò che si domanda è perciò un “cambiamento di mentalità, a tutti i livelli della Chiesa”, prima ancora di parlare di “ruoli”. Anzitutto bisogna superare la concezione della partecipazione attiva delle donne alla vita e alla guida della Chiesa come di una “concessione” da parte dell’autorità gerarchica. “In questo modo, si possono prendere le distanze da un piano di mera funzionalità e supplenza, essendo le donne titolari di un diritto in tal senso, in quanto battezzate e detentrici di carismi, dando quindi la precedenza all’ordine dell’essere rispetto a quello del fare”.
Il Gruppo 5 sottolinea, in tal senso, l’importanza di “descrivere il ruolo delle donne nella vita della Chiesa a partire dalla realtà nella sua integralità, illuminata dalla fede, superando una visione limitata ad alcune caratteristiche, come la maternità, la tenerezza o la cura, che tolga spazio ad altre qualità femminili ugualmente rilevanti, come ad esempio le doti di leadership e di consiglio, le capacità di insegnamento, di ascolto o di discernimento”.
Archetipo mariano
In quest’ottica, i membri del Gruppo di Studio propongono di “riconsiderare l’archetipo mariano dei ruoli femminili nella Chiesa, in particolare un certo modo di presentare la figura di Maria”. E cioè di spostare l’attenzione su aspetti di Maria che non siano la sola maternità, bensì “il suo ruolo di testimone, di donna riflessiva e interrogante, pienamente inserita nelle gioie e nei dolori del suo popolo, senza contare il fatto che, con ogni probabilità e come testimoniato da Atti 1,14, ella sia stata un punto di riferimento per la prima comunità cristiana radunata in preghiera dopo l’Ascensione di Cristo”.
Si chiamano dunque in causa teologia e Magistero perché si mettano in gioco “interagendo con la storia concreta delle persone”, evitando “la tentazione di dare risposte preconfezionate”, ma offrendo “una parola che tenga conto dei problemi reali e sia condivisa e frutto di una ricerca comune”.
Le nomine femminili in Curia
Nella parte conclusiva, il Rapporto finale analizza poi i pontificati di Francesco e Leone XIV: il primo con le nomine di donne in posti rilevanti per la Curia Romana; il secondo che, con le sue prime decisioni, sembra proseguire su questa linea. Questo dei due Pontefici “è un modello che deve far riflettere” e che dovrebbero seguire anche tante Diocesi particolari così da costituire un vero “progresso ecclesiale”, sottolinea il Rapporto.
Sempre in tema di nomine femminili, si analizza la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium sulla Curia Romana, in cui viene specificato che “qualunque fedele può presiedere un Dicastero o un Organismo, attesa la peculiare competenza, potestà di governo e funzione di quest’ultimi”. Ci sono uffici che richiedono, sì, l’Ordine sacro, ma quest’ultimo “non esaurisce in sé tutte le possibilità della ministerialità”. “Non si deve pertanto discutere la possibilità per una donna di ricoprire l’ufficio di capo di un Dicastero o di altro Organismo vaticano. Si tratta, infatti, di una realtà, prevista da una Costituzione apostolica”, afferma il Gruppo 5. E in un altro passaggio evidenzia l’arricchimento che la creazione di maggiori spazi di partecipazione femminile in ruoli istituzionali porterebbe ai processi decisionali grazie anche a “prospettive diverse”. Si citano esempi “lodevoli” in tal senso, come le Diocesi francesi che vedono la figura di una “delegata generale” o “delegata episcopale” o le regioni amazzoniche in cui le donne guidano l’attività pastorale delle comunità, oltre a esercitare il ministero della Parola e dell’Eucaristia. In alcune realtà, tuttavia, questi passi sono “difficili da compiere” e richiedono “una vera e propria trasformazione culturale, cioè di mentalità”.
Nuovi spazi di responsabilità
La proposta del Gruppo 5 è dunque di ridefinire ambiti di competenza così da “aprire al riconoscimento di nuovi spazi di responsabilità per le donne nella Chiesa”. In linea generale, ciò che si riafferma è quanto già messo nero su bianco nel Documento finale del Sinodo sulla Sinodalità, ovvero che “non ci sono ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa”.
fonte: vaticannews
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Sinodo, pubblicati i primi due Rapporti finali su formazione sacerdoti e missione digitale
Due Gruppi di Studio su dieci – di quelli che Papa Francesco aveva istituito, durante il Sinodo sulla Sinodalità, per elaborare pareri e proposte su questioni emerse nel corso dell’assise – hanno consegnato a Leone XIV i loro Rapporti finali, frutto di un percorso articolato tra ascolto di competenze e professionalità diverse, analisi di contributi, ricerca accademica, dialogo con Conferenze Episcopali e Università cattoliche. Si tratta del Gruppo di Studio 3 su La missione nell'ambiente digitale e il Gruppo di Studio 4 sulla Revisione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis in prospettiva sinodale missionaria, il documento del 2016 sulla formazione sacerdotale. Il Papa stesso ha disposto che man mano che tali documenti verranno consegnati alla Segreteria generale del Sinodo, siano resi pubblici progressivamente in uno “spirito di trasparenza”. La prossima pubblicazione è prevista per il 10 marzo 2026, informa una nota della Segreteria del Sinodo, in cui si spiega che con la presentazione di questo documento, “i Gruppi di Studio che lo hanno consegnato concludono il mandato loro affidato e sono pertanto da considerarsi sciolti”. Ai gruppi, e in particolare a coordinatori e segretari, va la gratitudine per la “generosità” e “competenza” mostrata in “un percorso tanto impegnativo quanto fecondo”.
Sinodalità messa in pratica
Già il 17 novembre scorso i Gruppi – composti da pastori ed esperti provenienti da tutti i continenti - avevano presentato i Rapporti intermedi. La consegna era prevista a giugno 2025, ma la morte di Francesco, l’elezione di Leone e l’esigenza di un maggior tempo per i lavori, avevano reso necessario prolungare la data di consegna. Leone XIV ha infatti concesso la proroga e ha chiesto che i rapporti finali gli venissero consegnati presto “nella misura del possibile”. “Oltre al valore dei contenuti, questi Rapporti testimoniano un’esperienza del cammino compiuto insieme ai Dicasteri. Non è la prima volta che i Dicasteri collaborano a un progetto comune, ma qui c'è qualcosa di più: un autentico esercizio di ascolto, riflessione e discernimento condiviso. È la sinodalità messa in pratica, non una semplice collaborazione burocratica”, afferma il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo.
Proposte per la missione digitale
Dunque, dopo oggi, termina il mandato del Gruppo 3 sulla missione nell’ambiente digitale, cioè come vivere la missione della Chiesa in una cultura sempre più plasmata dal digitale. Tema, questo, emerso durante l’assemblea sinodale e articolato anche da interventi e testimonianze di esperti sul campo. Il Gruppo, si legge in un comunicato, ha avviato una vasta consultazione che ha coinvolto operatori e realtà ecclesiali di tutti i continenti. Sono state analizzate sfide e formulate raccomandazioni su come integrare la missione digitale nelle strutture ordinarie della Chiesa; sull’approfondimento della nozione di giurisdizione territoriale alla luce delle comunità online; sulla formazione di pastori e operatori pastorali alla cultura digitale. Il Gruppo nel suo Rapporto ha quindi presentato una serie di proposte operative articolate su tre livelli (Santa Sede, Conferenze Episcopali, Diocesi) e incluso una sezione sulla metodologia adottata e le realtà consultate.
Nessuna revisione della Ratio Fundamentalis sui sacerdoti
Il Gruppo 4, da parte sua, non ha revisionato – come previsto - la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, in quanto “ritenuta ancora valida nei suoi principi fondamentali”. Ha scelto, invece, di elaborare una Proposta di Documento orientativo per la sua attuazione in chiave sinodale missionaria. Il documento è diviso in un preambolo, nella prima parte, con una serie di “conversioni” necessarie nella formazione al sacerdozio (relazionale, missionaria, alla comunione, al servizio e a uno stile sinodale) e nella seconda parte alcune linee-guida che traducono tali conversioni in piste operative concrete. Tra le proposte più significative: “L’alternanza tra la permanenza in seminario e la residenza in comunità parrocchiali o in altri ambienti ecclesiali; esperienze e momenti di formazione condivisi con laici, persone consacrate e ministri ordinati fin dalla tappa propedeutica; l’inclusione di donne preparate e competenti come corresponsabili a tutti i livelli della formazione, anche nell’équipe formativa; l’acquisizione di competenze per la corresponsabilità e il discernimento comunitario”.
Valutazione e approvazione dal Papa
A partire da questi Rapporti Finali – in attesa che giungano i prossimi – il Papa ha chiesto ai Dicasteri competenti e alla Segreteria Generale del Sinodo di elaborare “proposte operative”, rendendo conto anche delle scelte compiute e di “quanto eventualmente non recepito”, così che i contenuti emersi siano tradotti in orientamenti, decisioni e processi in un “dinamismo sinodale”. Le proposte operative così formulate saranno presentate al Papa, che le valuterà e potrà approvarle.
In questo senso, chiarisce ancora il cardinale Grech, “i Rapporti finali vanno intesi come documenti di lavoro, un punto di partenza e non di arrivo”. Sono documenti di lavoro, ma contengono “indicazioni preziose” a cui le Chiese locali e le diverse realtà ecclesiali possono ispirarsi fin da ora. “È questo lo spirito della sinodalità: un cammino che non si ferma, in cui ogni tappa è già generativa”.
fonte: vaticannews
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Sinodo, pubblicati i Rapporti su selezione dei vescovi e questioni "emergenti"
Ribadire che il discernimento collegiale è alla base della scelta di un vescovo e adottare strumenti concreti di ascolto di testimonianze e competenze per affrontare, senza fuggire dalla complessità, le questioni più difficili che si presentano alla Chiesa. È quanto affrontato dai Gruppi sinodali di Studio n. 7 e n. 9 che oggi, 5 maggio, restituiscono il loro report includendo le storie emblematiche di persone omosessuali e di singoli e gruppi che hanno esercitato forme di resistenza attiva con metodi non violenti. Sono le esperienze ascoltate che forniscono la base utile per compiere in seno alle Chiese locali il bene comune, l'obiettivo di fondo che si intende perseguire per un Chiesa che ribalta la logica del problem solving e intraprende la strada concreta della sinodalità.
Le "competenze sinodali" tra i requisiti dei vescovi
Mentre prosegue la riflessione sulla funzione giudiziale del vescovo, le visite ad limina apostolorum e la formazione dei vescovi, vengono diffusi i resoconti nati dal confronto sui criteri di selezione dei vescovi. Il presupposto ribadito è che non esiste pastore senza gregge, né gregge senza pastore. Precisate le "competenze sinodali" richieste dal Gruppo di studio per i candidati: capacità di costruire comunione, esercizio del dialogo, conoscenza profonda delle culture locali e disponibilità a integrarsi in esse in modo costruttivo. Il gruppo auspica che il nunzio apostolico possieda egli stesso "un profilo sinodale e missionario", per poterlo a sua volta ricercare in quanti vengono segnalati come possibili vescovi. Si precisa, inoltre, che ogni diocesi deve attivare periodicamente processi di discernimento sul proprio stato e le proprie necessità, appurando se i processi soddisfano gli standard di una Chiesa sinodale e missionaria, così da favorire la condivisione di buone pratiche e adottare le misure che si renderanno necessarie. "In prossimità della successione episcopale - si legge nel comunicato - , il Vescovo convoca il Consiglio presbiterale e il Consiglio pastorale diocesano, i cui membri esprimono collegialmente un parere sulle necessità della diocesi e trasmettono al Vescovo — in busta chiusa — i nomi dei presbiteri che ritengono idonei all’episcopato. Laddove possibile - si aggiunge - , vengono consultati anche il Capitolo cattedrale, il Consiglio per gli affari economici, la Consulta dei Laici, i rappresentanti dei consacrati, dei giovani e dei poveri".
Coinvolgimento di consacrati e laici nelle consultazioni
Dal Gruppo di studio 7 arriva l'incoraggiamento a quello che definisce "un investimento formativo", che aiuti tutti i membri del Popolo di Dio ad affinare la capacità di discernimento. Tra gli auspici c'è quello di creare équipe apposite che affianchino il Vescovo nella formazione permanente del Clero. In casi di sede locale "vacante" si suggerisce che venga costituito in Diocesi un Comitato di cui il nunzio si avvale per precisare lo stato della Diocesi, il profilo del nuovo Pastore e anche per ottenere pareri su possibili candidature. Le consultazioni, raccomanda il Gruppo, devono "interpellare non solo chierici, ma anche una quantità possibilmente equivalente di consacrate e consacrati, laiche e laici". Lo scopo, infatti, si precisa, è di "far emergere il più possibile la verità". Il Rapporto chiede inoltre che i Dicasteri della Curia Romana rivedano le proprie procedure in senso più sinodale, e propone forme periodiche di valutazione indipendente dei processi di selezione.
Un cambio di paradigma, linguistico e metodologico
Attingendo all’icona biblica che emerge dai capitoli 10-15 degli Atti degli Apostoli, che mostrano come sia possibile valorizzare le diversità culturali senza tradire la novità del Vangelo, il Rapporto Finale del Gruppo di Studio n. 9 propone un cambio di paradigma nel modo in cui la Chiesa affronta le questioni dottrinali, pastorali ed etiche più difficili. Innanzitutto, per definirle si preferisce usare l'aggettivo "emergenti" anziché "controverse". L'espressione “questioni emergenti” rimanda infatti alle qualità, alle disposizioni e al dialogo che l’intero Popolo di Dio è chiamato ad assumere nel cammino della Chiesa sinodale.
Problem solving vs costruzione del bene comune
Lo sfondo concettuale che ha condotto questa disposizione - si sottolinea nelle sintesi dei lavori - è che la verità universale dell’umano non è determinabile storicamente una volta per sempre, ma si dà nelle forme concrete delle differenti culture ovvero in un dialogo incessante in cui culture, comunità e persone progrediscono nello scambio dei doni, sollecitate dalla ricerca della verità e della giustizia, alla luce del Vangelo. Considerato che non vi è annuncio del Vangelo senza farsi carico dell’interlocutore, "nel quale lo Spirito è già all’opera", il documento introduce il «principio di pastoralità» con cui si intende, citando la Gaudium et spes, la messa in opera, da parte della Chiesa, della logica secondo cui non c’è annuncio del Vangelo senza farsi carico dell’interlocutore nel quale l’annuncio è già operante nello Spirito. Il punto di partenza non consiste infatti nella correzione (a livello dottrinale, pastorale, etico) di eventuali situazioni ritenute problematiche nell’esperienza credente concreta, ma nel riconoscimento e nel discernimento delle istanze di bene che le pratiche credenti esprimono, spesso attraverso un sapere diffuso e informale. Si precisa, in questa linea, il ruolo specifico dell’autorità che è, anzitutto, quello di ascoltare, attivare processi di discernimento e accompagnarli per giungere all’espressione di un consenso, anche differenziato, quando ciò contribuisce alla costruzione del bene comune. A questo riguardo, la conversazione nello Spirito, viene ricordato, rimane lo strumento privilegiato per sviluppare una cultura ecclesiale della sinodalità.
Le testimonianze concrete come base per il discernimento
L'esperienza delle persone omosessuali credenti e quella di non violenza attiva da parte di persone e associazioni in situazioni di guerra sono i due ambiti relativamente ai quali sono state ascoltate testimonianze concrete con l’intento di fornire un aiuto perché le singole comunità e la Chiesa tutta si facciano carico in prima persona dell’impegno a riconoscere e promuovere il bene con cui Dio agisce nella storia e nell’esperienza delle persone. È questa la ragione per cui il Gruppo non offre pronunciamenti conclusivi ma ad essere rinvia. Sono infatti proprio le testimonianze il punto di partenza per piste di discernimento etico-teologico e domande aperte. In particolare, per quanto riguarda le forme di non violenza, ci si è lasciati guidare dall'esempio di un movimento di giovani serbi che contribuì alla caduta pacifica di Milošević ispirandosi ai cristiani delle origini.
Le storie di persone omosessuali: "Sono molto più di un'etichetta"
Dalla Chiesa portoghese è stata ascoltata l'esperienza di una persona che ha raccontato al Gruppo come, prima l'amore genitoriale, poi quello della Comunità di Vita Cristiana (CVX) siano state fonti di cura autentica per l'auto-accettazione e una vera lezione per la propria dignità. A lunghi periodi di solitudine, di vera e propria segregazione, è seguita provvidenzialmente una nuova vita in cui l’integrazione di ogni parte di questa persona ha trovato conforto duraturo nello "sguardo amorevole" di Dio. "La mia sessualità non definisce la mia vita, ma è una parte intrinseca di me; senza riconoscerla, non posso essere completa", racconta. Parla del potere curativo della comunità in cui si prega per le grandi questioni del mondo, la guerra, la povertà, la giustizia, e si portano a Cristo tutte le gioie e i dolori della vita. "Sono molto più di un’etichetta", afferma dopo aver assistito a quelli che definisce "effetti devastanti delle terapie di conversione” che le sono sembrate "un attacco alla creazione sensibile e irreprensibile di Dio", esperienze che feriscono profondamente.
Il movimento Otpor, la non violenza attiva che ribalta regimi
Un'altra testimonianza che oggi viene diffusa dal Gruppo di Studio n.9, è quella che si rifà al movimento Otpor, che "ha portato - secondo quanto raccontato dal fondatore - al trasferimento pacifico del potere piuttosto che a un'altra catastrofe". Il racconto di un senso di impotenza e disperazione di fronte ai crimini di Milošević mette in luce la nascita, all'inizio degli anni Novanta, delle prime proteste giovanili all’Università di Belgrado: "Sentivamo di dover rifiutare quella via degli omicidi, poiché ci avrebbe tenuti nello stesso schema e avrebbe perpetuato il ciclo di violenza da cui volevamo fuggire. Così abbiamo tratto ispirazione da altrove, da Gandhi e Martin Luther King, dal People Power nelle Filippine e da Solidarność in Polonia". E così, invece di protestare davanti agli edifici governativi si organizzavano eventi pubblici alla periferia della capitale e nelle piccole città di tutto il Paese, nei mercati e nei luoghi di aggregazione. "Parlavamo alle persone piuttosto che urlare contro le istituzioni. Non ci limitavamo a contrapporre il movimento al regime, con un semplicistico 'noi siamo buoni, Milosevic è cattivo', chiedendo ai cittadini di sostenerci. No, il nostro messaggio a loro, a tutti noi in realtà, era: in che modo noi, come cittadini, abbiamo perpetuato questa situazione, attraverso le nostre azioni o la nostra inazione? E cosa possiamo fare per cambiarla?". Ci sono voluti anni, ma ci si è riusciti.
fonte: vaticannews
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La Segreteria Generale del Sinodo annuncia le prossime tappe del cammino sinodale
La pianificazione di numerosi appuntamenti in cui sarà impegnata la Segreteria Generale del Sinodo è stata al centro di un incontro del XVI Consiglio Ordinario che si è tenuto nel pomeriggio di venerdì 17 aprile, in modalità online. A riferirlo un comunicato nel quale si legge che dopo un momento di preghiera guidato da suor Nathalie Becquart, sottosegretaria della Segreteria Generale del Sinodo, il cardinale segretario generale Mario Grech ha aperto i lavori con alcune comunicazioni inerenti all’attuale cammino di implementazione del Documento Finale della XVI Assemblea, il lavoro dei Gruppi di Studio i cui rapporti finali sono in corso di pubblicazione, e la realizzazione prossimamente di due incontri.
Il contributo del Papa
Il primo è dal 23-25 giugno 2026 per preparare le Assemblee di valutazione continentali previste nel primo quadrimestre del 2028. Ad una sessione specifica di lavoro prenderà parte anche Papa Leone. All’incontro – si legge nel comunicato - sono stati invitati: uno rappresentante dei Patriarchi dei Consiglio dei Patriarchi delle Chiese d'Oriente, i Presidenti delle Riunioni Internazionali di Conferenze Episcopali, nonché i Presidenti delle Conferenze Episcopali di USA e Canada, ciascuno accompagnato dal Coordinatore dell'Equipe sinodale del rispettivo organismo e, se possibile, dal Segretario Generale.
L’incontro su Amoris laetitia
In occasione dell’incontro in Vaticano convocato, dal 7 al 14 ottobre 2026, dal Pontefice per i dieci anni della pubblicazione dell’Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia, si riuniranno i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo e dei Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris sul tema della famiglia. Con questo incontro, Papa Leone XIV intende «procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi […] e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali». Sarà il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita a preparare la riunione che ha un valore consultivo.
Un documento per indicare il cammino
Nel corso della riunione, padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria Generale e Segretario Speciale della XVI Assemblea, ha proposto un documento per il cammino di attuazione del Sinodo e in particolare per la realizzazione delle assemblee di valutazione. Dopo la discussione del testo, il documento è stato approvato nella sua struttura generale, la versione definitiva, da intendersi a integrazione delle Tracce per la fase di attuazione pubblicate nel giugno 2025, sarà revisionata dal Consiglio Ordinario e pubblicata entro l’inizio dell’estate. Infine, i membri del Consiglio Ordinario hanno chiesto al Cardinale Mario Grech di esprimere a monsignor Luis Marín De San Martín la loro gratitudine per l’impegno di questi anni presso la Segreteria Generale del Sinodo assicurando le loro preghiere per il nuovo servizio come Elemosiniere di Sua Santità e Prefetto del Dicastero per la Carità.
fonte: vaticannews
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