Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 16 apr | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    «L'orecchio è l'occhio dell'anima»: la Santa Sede porta il silenzio alla Biennale di Venezia

    Dal 9 maggio al 22 novembre 2026, il Padiglione della Santa Sede alla 61ª Biennale d'Arte di Venezia trasforma l'ascolto in preghiera: ventiquattro artisti internazionali — da Brian Eno a Patti Smith — si ispirano alla mistica medievale Ildegarda di Bingen per offrire al mondo frenetico una risposta inattesa: il silenzio contemplativo.

    Un Padiglione che chiede di essere ascoltato

    C'è qualcosa di profondamente controcorrente nel progetto che la Santa Sede porta quest'anno a Venezia. In un'epoca dominata dall'eccesso di immagini e dalla tirannia dell'immediato, il Padiglione vaticano sceglie di rallentare, sottrarsi al rumore di fondo e affidarsi all'ascolto come forma di conoscenza.

    Il progetto, intitolato L'orecchio è l'occhio dell'anima, si sviluppa tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. Curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, propone nuove opere commissionate a 24 artisti, ispirate alla vita e all'eredità di Ildegarda di Bingen.

    Ildegarda di Bingen, una mistica per il XXI secolo

    Chi era Ildegarda, e perché la Santa Sede la sceglie come stella polare di questa avventura? Badessa medievale vissuta tra il 1098 e il 1179, poetessa, guaritrice e compositrice, è stata proclamata Dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI nel 2012. Una figura straordinariamente moderna: scienziata, musicista, teologa. Una donna che ascoltava le voci del cielo e le traduceva in canto. Ildegarda offre un ponte naturale fra voce, scrittura, cura del vivente e visione spirituale e il Padiglione ne raccoglie l'eredità per consegnarla al presente.

    Rock, poesia e canto gregoriano nel Giardino dei Carmelitani

    Nel Giardino Mistico di Venezia, spazio verde monastico nascosto all'interno di un convento del XVII secolo, i visitatori sono invitati a riflettere e ascoltare tramite delle cuffie le nuove opere commissionate agli artisti: Brian Eno, Patti Smith, Jim Jarmusch, Meredith Monk, FKA Twigs, Caterina Barbieri, Terry Riley e le Monache benedettine dell'Abbazia di Santa Ildegarda. Dal padre dell'ambient music alla poetessa punk del rock americano, fino alle custodi viventi del canto ildegardiano: un incontro apparentemente impossibile, eppure perfettamente logico sotto il segno del silenzio condiviso.

    Lo Scriptorium di Castello e il testamento di Kluge

    Nel sestiere di Castello, il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice diventa uno scriptorium contemporaneo, strutturato attorno a un archivio vivente, alla liturgia sonora delle monache di Eibingen e all'ultima opera di Alexander Kluge: una monumentale installazione di film e immagini articolata in dodici stazioni del celebre regista scomparso il 25 marzo 2026 all'età di 94 anni. Una presenza postuma che conferisce all'intera rassegna una dimensione testamentaria, di consegna spirituale tra generazioni. Il suo lavoro suggerisce una continuità possibile tra il gesto del montaggio cinematografico e quello, più antico, della scrittura monastica.

    Una preghiera sonora per il nostro tempo

    La mostra risponde alla proposta curatoriale di Koyo Kouoh per la Biennale Arte 2026, che invita a rallentare e sintonizzarsi su un registro più silenzioso. Voluto dal cardinale José Tolentino de Mendonça — lui stesso poeta e uomo di cultura di raro spessore —, il Padiglione non offre risposte preconfezionate né estetiche rassicuranti, ma la proposta radicale di un silenzio che sa parlare.

    In un mondo che grida, la Chiesa sceglie di sussurrare. «L'orecchio è l'occhio dell'anima»: questa frase risuona come una piccola grande rivoluzione culturale. L'esposizione si configura come una "preghiera sonora" e un invito all'ascolto contemplativo e forse non esiste dono più necessario da offrire all'uomo contemporaneo. Dal 9 maggio al 22 novembre, chiunque si trovi a Venezia dovrebbe concedersi questa sosta — nel giardino nascosto dei Carmelitani e nello scriptorium di Castello — per riscoprire che l'orecchio, quando impara davvero ad ascoltare, diventa finestra sull'infinito.

    fonte: agenzie/catt.ch

    News correlate

    News più lette