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Pubblicazioni: "Il fuoco nella pietra", la nuova raccolta di saggi di Carlo Ossola

Nel Novecento spettò in particolare a Michel De Certeau e a padre Giovanni Pozzi inaugurare un lungo percorso di approfondimento delle scritture mistiche femminili, intese come linguaggio ed esperienza. A tessere con delicatezza e acume un legame tra i loro contributi è la nuova raccolta di saggi di Carlo Ossola, edita in questi giorni da Vita e Pensiero con un titolo che si ispira alle poesie di S. Giovanni Paolo II: Il fuoco nella pietra. La tradizione mistica moderna.

Una via magna: il silenzio come orizzonte spirituale

«I lavori sulla mistica, in questi decenni – osserva Ossola – si sono accresciuti»; eppure anche la conoscenza degli studi di Michel De Certeau – storico, filosofo e antropologo, ricordato nel '25 per i 100 anni dalla nascita e i 40 anni dalla morte – indica all'Occidente la via magna, già molto ben percorsa e più a fondo dalle Chiese orientali, del silenzio: tacere e contemplare la parola mistica, che riflette «l'alto, il sereno, l'infinito» e invita ad abbandonare l'evento verbale, per fare spazio «all'Avvento», quel Dio che viene e tocca cuori e anime, come dimostrato dalle vite stesse delle mistiche.

Una stessa generazione, una stessa intuizione

Fu questa anche l'intuizione di padre Pozzi, che Ossola ricollega in modo esplicito al pensiero di De Certeau: «Se padre Pozzi nasce nel 1923, Michel De Certeau nasce nel 1925: è la parabola di una stessa generazione». Il riferimento è alla tradizione ticinese incominciata negli anni Ottanta del Novecento con i primi contributi pozziani sulla mistica, proseguita con le conferenze del frate cappuccino tra il Bigorio e Friburgo e radicatasi ulteriormente, e più di recente, all'USI, con i lavori del prof. Giacomo Jori (Istituto di Studi italiani) sulle scritture mistiche e gli approfondimenti della collega Laura Quadri, studiosa di Maria Maddalena de' Pazzi.

Le estasi mistiche: il divino e l'umano intrecciati

Leggere le sue Estasi, assieme a quelle di Giovanna Maria della Croce (1603-1673) – ricorda Ossola – è «capire il fascino di quel discendere per incarnarsi e di quell'elevarsi da terra che per secoli ha intrecciato il divino e l'umano»: è cioè possibile dimostrare che «l'uomo, da quando abita la terra, la abita camminando nel cielo».

Nonostante il secolo dei Lumi tenderà a smarrire il senso di questa esperienza, ancora oggi trabocca dalle estasi «una letizia che non si sa controllare» e che, al di là di qualsiasi interpretazione, parla al nostro presente per la sua immediatezza.

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