di Cristina Uguccioni
«La Quaresima è un soprassalto, un gesto dirompente, una chiamata alla mobilitazione esistenziale per accogliere la svolta che Dio può imprimere in noi», affermava tempo fa il cardinale José Tolentino Mendonça. Su questo «soprassalto» riflette don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della Fraternità di Romena (Arezzo). Il suo ultimo libro si intitola: «Le umili meraviglie».
Come descriverebbe il senso ultimo della Quaresima?
«La Quaresima è il tempo che ci viene offerto per riprendere in mano la vita, per chiederci se quello che siamo e quello che avremmo voluto diventare somiglia un po’ alla persona che Dio porta nel cuore. È il tempo per deporre le maschere, quelle che la vita ci ha cucito addosso, quelle dietro cui ci rifugiamo per poter stare davanti a Dio. È il tempo per restare, nudi, davanti a Lui, senza provare vergogna e domandarci se quella che abbiamo intrapreso è veramente la direzione giusta. In fondo, questo riprendere in mano la propria vita, è anche il tempo per allontanare da noi la malinconia. S. Francesco la considerava il peggiore di tutti i mali. Chi la coltiva dentro di sé di fatto pretende un mondo migliore, pretende un’infinità di cose e non sa più dire grazie. Invece amo un’altra parola: nostalgia; esprime il desiderio che torni qualcosa di buono per cui valga la pena vivere. Voglio andare verso la vita o verso la morte? Questa è la domanda di fondo da porsi in questo tempo speciale».
Insieme alla preghiera, all’elemosina e al digiuno, le pratiche penitenziali proposte dalla Chiesa, cosa ritiene necessario per vivere la Quaresima?
«Possiamo fare un poco di elemosina, di digiuno, di preghiera senza cambiare davvero molto di noi e del mondo. La natura umana è debole e facilmente condizionabile da tante abitudini, ma sappiamo che ognuno di noi è capace di superare questi limiti, e scegliere di rinascere. Occorre coraggio, bisogna varcare una porta stretta: insieme a queste tre pratiche sforziamoci di sradicare da noi la pigrizia, che è radice di molti errori e peccati. E smettiamo di correre. Troviamo, in queste quattro settimane sacre, momenti di pace in mezzo alla tempesta per seguire Gesù e apprendere l’essenziale. È Lui stesso a dircelo: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”».
Oggi la voracità non è più solo costume alimentare, è diventata tratto peculiare della nostra epoca: c’è voracità di cose, di esperienze forti, di godimento a buon mercato, di benessere incurante degli altri. Come la si contrasta?
«Da anni avvampa in mezzo a noi questa febbre dell’avere, dell’apparire. Siamo arrivati a mercificare ogni cosa: oggetti, corpi, sentimenti, persone, la vita stessa. Tutto è ridotto a cosa da sfruttare e consumare. Per contrastare questa voracità seguiamo Gesù che dice: non affannatevi, siate liberi come gli uccelli del cielo, crescete come i fiori dei campi, cercate quello che conta davvero. Siate liberi di una libertà aperta alla volontà di Dio. La voracità della nostra epoca è alimentata dai ritmi frenetici, non umani del nostro abitare, dalla fretta che è sorella della superficialità. Ma l’umano ha bisogno di tempo, di lentezza, di pazienza amorevole. Di questo hanno bisogno le ferite delle persone per guarire. Di questo hanno bisogno i ragazzi, oggi così spesso ammalati di solitudine, per crescere sereni. La Quaresima è il tempo per imparare a contrastare la voracità con la calma e la lentezza, ritrovando il nostro passo. Gandhi diceva che Dio cammina a piedi. Per ritrovare Dio, per gustare la natura intima e gratuita delle cose e delle persone, per non lasciare indietro nessuno, bisogna camminare a piedi».
Il teologo Pierangelo Sequeri ha scritto: «Non è il rito della malinconia, la Quaresima. (…) La Quaresima, oggi, è anche rito dell’ironia: che sorride in faccia ai gufi della fine della storia. È la riapertura della storia, in favore di una civiltà che segna il passo e si scava la fossa». Quale riflessione suscita in lei questo pensiero?
«L’ironia – di cui Gesù ha spesso fatto uso – è liberante, è cosa bellissima: smaschera ogni forma di presunzione, di arroganza, di prepotenza, di voracità. Il sorriso è decisivo in questo tempo in cui tanti disperano. Chi dispera non vede nemmeno una possibilità. Chi ha speranza la vede. E l’ironia vede sempre una possibilità. Di fronte ai gufi che pensano che tutto finisce qui, ci siamo noi, che crediamo che la morte non è la fine di tutto, ma un parto, un nuovo inizio. Siamo esseri chiamati dal futuro, non inghiottiti dal passato ».
L’orizzonte della Quaresima è la Pasqua, la Risurrezione di Gesù che ha detto «vado a prepararvi un posto». Come immagina sarà questo posto, la vita nel mondo di Dio?
«La Risurrezione di Gesù è il compimento di una promessa d’amore. Ogni promessa d’amore ne contiene due: “Il nostro amore vincerà” e “non ti lascerò mai solo”. Gesù, con la sua morte e Risurrezione, ci dice: non preoccupatevi, il nostro amore vincerà e non vi lascerò mai soli. È commovente il pensiero che vada a prepararci un posto: lì ritroveremo le cose più belle che abbiamo vissuto, i momenti più veri, i legami felici che abbiamo costruito».