Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
no_image

Bob Dylan dal Papa: Leone XIV riceve il cantautore Nobel in Vaticano

Un rosario in cambio di un'autobiografia. È stato questo lo scambio di doni tra papa Leone XIV e Bob Dylan, ricevuto ieri pomeriggio, mercoledì 4 novembre, nel Palazzo Apostolico vaticano. Il cantautore statunitense, 85 anni, Premio Nobel per la letteratura, è a Roma per il concerto di stasera al Palazzo dello Sport. È l'unica data romana della tappa italiana del Rough and Rowdy Ways Tour, partita a Milano e attesa sabato a Bologna.

Felpa nera e battute al tavolo

Un'udienza breve, seduti a un tavolo, fatta di saluti e qualche battuta, riferisce Vatican News. Dylan indossava una felpa nera con il cappuccio. Il Papa gli ha regalato un rosario; lui ha ricambiato con Chronicles – Volume 1, la sua autobiografia. Ad accompagnarlo c'erano padre Antonio Spadaro, gesuita, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l'Educazione, e Andrea Monda, direttore dell'Osservatore Romano. Sui social Spadaro ha raccontato che il Pontefice «conosce la musica di Dylan, e Dylan era contento di conoscere il papa americano». Due statunitensi allo stesso tavolo.

Una bomba nel libro sulla pace

L'incontro ha un antefatto. Nel luglio scorso, nell'introduzione inedita a Disarmata e disarmante. La pace è un dono, l'antologia dei suoi interventi curata dal giornalista Alessandro Banfi per la Libreria Editrice Vaticana, Leone XIV ha ripreso alcuni versi di Go Away You Bomb. Dylan vi si rivolge alla bomba atomica e le dice di odiarla proprio perché è fatta, posseduta e maneggiata dall'uomo. Al Papa servivano per un monito contro il riarmo globale: «non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo», scrive nella stessa introduzione.

Il testo ha una storia curiosa. Scritto nel 1963, in piena Guerra fredda, per una raccolta di canzoni antinucleari mai uscita, non è mai stato inciso. Il dattiloscritto è rimasto per mezzo secolo in Svezia, tra le carte di Izzy Young, l'amico che glielo aveva chiesto. È riemerso solo nel 2013.

Bologna, 1997

Non è il primo Papa che Dylan incontra. Il 27 settembre 1997 suonò alla veglia dei giovani del XXIII Congresso eucaristico nazionale di Bologna, davanti a Giovanni Paolo II e a circa 300'000 ragazzi. Dopo tre classici, tra cui Knockin' on Heaven's Door, si tolse il cappello da cowboy, salì i gradini del palco papale e strinse la mano a Wojtyla. Il Papa, nel discorso, riprese la domanda di Blowin' in the Wind sulle strade che un uomo deve percorrere. E rispose: «Vi rispondo: una! Una sola è la strada dell'uomo, e questa è Cristo».

Stasera, senza telefoni

Al Palazzo dello Sport gli smartphone resteranno in tasca: ai concerti di questo tour le riprese sono vietate. Chi ci sarà porterà a casa soltanto quello che avrà ascoltato. Dell'incontro di ieri restano poche cose: una foto, due regali, una stretta di mano. Un rosario, adesso, viaggia con il «Menestrello» lungo le strade del suo tour. E il dialogo tra la Chiesa e chi scrive canzoni, quasi trent'anni dopo Bologna, ha aperto un nuovo capitolo.

fonte: vaticannews/agenzie/catt.ch

News correlate

News più lette