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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (20 gennaio 2026)
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  • Cacciari ospite a Strada Regina: “La pace non è assenza di conflitto, ma dialogo tra differenze”

    «La pace non è uniformità», afferma Massimo Cacciari, «ma un dialogo tra differenze». Parole che suonano come un monito, in un tempo in cui il mondo sembra abituarsi alla guerra come orizzonte naturale. Il filosofo veneziano, ospite della trasmissione “Strada Regina” in onda questa sera e giovedì prossimo a Locarno in occasione dei 100 anni del Patto per la pace, riflette su cosa significhi oggi parlare di pace e su quale destino attenda l’Europa, «spiritualmente morta» di fronte ai conflitti contemporanei. 

    La pace come conflitto senza violenza

    Cacciari parte da una definizione che spiazza: «La pace non può essere intesa come eliminazione del conflitto, ma come dialogo, anche serratissimo, che esclude il ricorso alla violenza e alle armi». La sua idea rimette al centro la dimensione drammatica ma feconda del confronto: dove c’è dialogo, dice, «vi sono sempre due convinzioni che si contraddicono». La pace, dunque, non è un deserto senza discordia, «su cui si afferma un monarca assoluto», ma la capacità di convivere nel dissenso.

     Religione e guerra: un legame dissolto

    Interrogato sul ruolo delle religioni, Cacciari è netto: «Oggi l’elemento religioso è totalmente assente dalle grandi guerre». Se nel passato le fedi «erano fattori strutturali del conflitto», oggi la guerra è «del tutto secolarizzata», dominata da interessi geopolitici ed economici. Né l’islam radicale, né l’ideologia sembrano secondo il filosofo determinanti: «Non vi è più alcuna possibilità di fondare sull’elemento religioso la ragione della guerra. L’appello etico – come quello di Hans Küng o di un teologo del Cairo – è un richiamo a Dio perché non si compiano massacri, ma questo non significa che la guerra abbia una base religiosa».

    La “guerra giusta” e la svolta di Papa Francesco

    Cacciari riconosce al Pontefice un coraggio raro: «È stato molto coraggioso dicendo che non esistono più guerre giuste. Da Napoleone a Hiroshima, il nemico si è trasformato nella nazione intera. «Le regole sono saltate: e così la Chiesa ha detto basta».

    Gaza e la “morte spirituale dell’Europa”

    Quando Francesco Muratori gli chiede del conflitto israelo-palestinese, di cui proprio giovedì scorso si è raggiunto l’accordo di pace, il tono di Cacciari si accende: «Gaza è una vergogna che non potrà mai essere cancellata. L’Europa è finita a Gaza. È la sua morte spirituale». Critica l’impotenza delle istituzioni europee, «incapaci di imporre anche una sola sanzione a Netanyahu». Sul termine «genocidio», preferisce precisione: «Ciò che avviene è mostruoso, ma “tecnicamente” non un genocidio. È una guerra di occupazione, non un piano di eliminazione di un popolo come quello hitleriano».

    Secolarizzazione e crisi dell’Occidente

    Per il filosofo, la debolezza dell’Europa è anche spirituale. Richiama i grandi pensatori russi dell’Ottocento: «Dostoevskij, Solov’ëv, Bulgakov avevano predetto che l’Europa, distruggendo il suo essere cristiano, sarebbe andata incontro a catastrofi sociali e politiche».

    Ripartire dal dialogo e dall’Europa

    Eppure una via d’uscita esiste. Secondo Cacciari, l’Europa deve tornare alla sua vocazione originaria: «Riprendere il discorso dei padri fondatori. La guerra non è la soluzione del conflitto». È un invito a un ruolo attivo e morale: «Noi europei non riteniamo più la guerra un mezzo per risolvere i conflitti. Ma dobbiamo dimostrarlo, con la nostra presenza, con la nostra azione».

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