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Lun 30 mar | Santo del giorno | Parola rito Romano | Ambrosiano
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    Domenica 29 marzo: commenti al Vangelo per la liturgia ambrosiana e romana

    Mt  26,14-75.27,1-66.

    Talismani e croci, e Gesù da la vita

    di Dante Balbo*

    Ero alle elementari quando lessi un libro in cui un’anziana signora bruciava l’ulivo benedetto in faccia al temporale. Da adulto scoprii che era un rito praticato veramente, per scongiurare il pericolo dei fulmini. L’anno scorso invece un’animatrice della parrocchia mi disse stupita che la Domenica delle Palme alcuni venivano prima della celebrazione a fare razzia di rami di ulivo, non ancora benedetti, come fossero portafortuna. Molte star portano crocifissi più o meno preziosi al collo, magari su di un vestito decisamente poco castigato. Potrei proseguire citando medagliette, santini nelle auto, ed altri amuleti con riferimenti sacri. Il paganesimo non ci ha mai abbandonato, anzi, in questi tempi di religiosità liquida, tanto diffusa quanto evanescente, si moltiplica nella speranza di proteggere noi e i nostri cari. Concreta come un pugno nello stomaco è la Passione di Gesù che leggiamo nella Domenica delle Palme, tanto più tagliente, perché siamo entrati in Chiesa dopo una breve processione, ad imitazione dell’accoglienza del Signore, Re a Gerusalemme. Siamo gli stessi che gridiamo «Osanna» e qualche giorno dopo «Crocifiggi». La morte di Gesù è diventata poco più che un rito, più interessante del solito Vangelo della domenica, perché a leggerlo non è solo il sacerdote, ma viene in qualche modo rappresentato da diversi personaggi. San Paolo ci richiama alla verità sconcertante, che ci rende protagonisti di quello che è accaduto sul Golgota e con il ritrovamento stupefacente della tomba vuota. Per tornare ad essere cristiani ci viene chiesto di avere in noi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù, il quale si umiliò fino alla morte, quella più infamante, la Croce. Solo attraverso questo passaggio esistenziale, possiamo identificarci con Lui e avere i benefici della Risurrezione. La Croce smette di essere un talismano e diventa il passaggio senza condizioni, possibile solo se riconosciamo fino a che punto Lui si è offerto per noi, in nostro favore e al nostro posto.
    *Dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale

    Gv 11, 55-12,11

    Un profumo per il corpo

    di don Giuseppe Grampa

    Questa domenica inaugura la settimana santa, che il rito ambrosiano chiama ‘settimana autentica’, settimana decisiva nella vita di Gesù e anche per i suoi discepoli di allora e di oggi. La pagina evangelica parla un linguaggio insolito, non consueto per lo stile ecclesiastico. Non siamo nel Tempio ma in una casa, casa di amici, invasa dal profumo perchè Maria, sorella di Lazzaro e di Marta compie una "opera bella" (così l'evangelista Luca qualifica il gesto) per il corpo di Gesù. Gesù vuole incontrarci in casa, nel luogo dei nostri affetti più profondi, delle gioie e delle fatiche. Entriamo anche noi in questa casa invasa dal profumo e guardiamo questa donna, Maria, che compie un atto di straordinaria tenerezza per il corpo di Gesù profumandolo con un profumo assai costoso. Riconosciamolo: un gesto niente affatto consueto nelle abitudini ecclesiastiche! Questo gesto di cura per il corpo di Gesù è di imbarazzante bellezza. Imbarazzante perché questa femminile tenerezza per il corpo di Gesù non è usuale, soprattutto in chiesa. Siamo gli eredi di una cultura che per secoli ha svalutato il corpo a vantaggio dell'anima ritenuta prigioniera del corpo. E invece Gesù si lascia toccare, anzi accarezzare, anzi profumare da mani femminili capaci di delicata premura. Facciamo allora l'elogio del corpo, impariamone il linguaggio. Sì, perchè il corpo parla, manifesta i nostri più intimi sentimenti. Già una semplice stretta di mano può comunicare la forza di un rapporto. E poi un abbraccio, un bacio. Quanta tenerezza passa attraverso le mani che accarezzano, quanta dolcezza nel gesto di stringere tra le braccia la persona amata, negli sguardi degli uomini e delle donne che si vogliono bene. Impariamo da questa donna ad esprimere tenerezza attraverso i nostri corpi. Purtroppo attraverso il corpo passa anche la violenza della tortura, il disprezzo, il tentativo di abusare della dignità della persona, soprattutto dei più piccoli e delle donne. Bello il gesto di Maria di Betania: ha la bellezza dei gesti gratuiti, mossi solo dall’amore per la persona, perché la persona vale più di ogni altra cosa e per Lei si può sprecare un costoso profumo. Trecento denari valeva quel profumo, una somma sembra equivalente al salario annuo di un lavoratore. Un gesto che forse anche noi giudichiamo eccessivo. E infatti è criticato come  spreco di risorse che potevano esser meglio utilizzate per i poveri. Invece una parola di Gesù prende le difese della donna per un gesto che anticipa misteriosamente la sua morte e gli onori al suo corpo. Ha ragione Giuda a ritenere eccessivo il gesto di Maria, proprio uno spreco? Invece Gesù elogia questo gesto segno di un amore 'eccessivo', un amore che non calcola ma dona senza misura: senza qualche gesto 'eccessivo' forse non c'è vero amore.

     

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