La tragedia avvenuta a Crans-Montana nella notte di Capodanno ha sconvolto intere famiglie e colpito profondamente l’opinione pubblica. Giovani vite spezzate o appese a un filo, genitori travolti da un dolore improvviso e incomprensibile, domande senza risposta che tormentano le coscienze. In questo contesto di lutto e sgomento, la lettera aperta di don Maurizio Patriciello su Avvenire si fa voce di condivisione, vicinanza e compassione.
Il sacerdote esprime vicinanza e solidarietà ai genitori colpiti dalla tragedia, condividendone il dolore, la rabbia e lo smarrimento. Ricorda il contrasto tra la serenità della festa e l’improvvisa perdita dei figli, sottolineando che nessuna giustizia può colmare un vuoto così grande. L’autore invita a non affrontare da soli la sofferenza e sottolinea come l’amore dei genitori è sempre accompagnato dall’ansia e dalla consapevolezza della fragilità della vita. Riportiamo integrale il pezzo finale:
“Dio dov’era? Migliaia di persone si sono poste questa domanda, decine di amici l’hanno rivolta a me. Col volto triste ho risposto: «Piuttosto mi chiedo: dove sono io quando mio fratello ha fame, ha sete, viene denigrato, umiliato? Dove sono io quando affoga nello stesso mare nel quale mi diverto? Dove siamo noi quando progettiamo e realizziamo luoghi, strade, autostrade, veloci mezzi di locomozione, cibi e bevande non sicuri? Dove siamo noi quando non facciamo il nostro dovere fino in fondo?» No, la domanda non regge. La nostra fede cristiana ci dice – e noi lo crediamo fermamente – che il nostro Dio era là con i vostri ragazzi quella notte. Proprio in quel locale. Impotente. Schiacciato. In croce. A soffrire e morire con loro. Ad accarezzarli come avreste fatto voi, cari genitori, in quel momento atroce. Dio era là a farsi carico del loro spavento, a raccogliere le loro paure, le loro grida disperate. Dio era là per portarli nella beata pace dell’eternità dove un giorno, statene certi, li ritroverete. Forza, cari fratelli e sorelle gettati in questa valle oscura di sofferenza e di morte. Accogliete il nostro abbraccio. Vi vogliamo bene”.
fonte: avvenire/catt.ch