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Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano (3 febbraio 2026)
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  • Abusi e violenza su minori

    Future guide spirituali: rigore e trasparenza nei nuovi test psico-attitudinali

    Di fronte alle ferite del passato, la Chiesa cattolica in Svizzera sceglie la via della prevenzione concreta. Dal 2025, il percorso per diventare sacerdoti o operatori laici include una valutazione psicologica rigorosa, volta a garantire che chi opera nelle comunità possieda non solo la vocazione, ma anche l'idoneità psicologica necessaria. Il punto in un comunicato stampa della RKZ, dei vescovi svizzeri e degli ordini religiosi della Svizzera (KOVOS)

    Una svolta necessaria

    In risposta alla dolorosa storia degli abusi sessuali emersa negli studi degli ultimi anni, la Chiesa svizzera ha deciso di passare dalle parole ai fatti. La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), insieme alla RKZ e alla KOVOS, si legge in un comunicato congiunto del 3 febbraio 2026, ha introdotto misure decisive contro gli abusi e il loro occultamento. Tra queste spicca l'introduzione obbligatoria di test psicologici attitudinali scientificamente fondati per tutti i futuri operatori pastorali.

    Il rigore del metodo

    Non si tratta - specifica il comunicato di CVS/RKZ e Kovos - di semplici colloqui conoscitivi. La procedura di valutazione, resa obbligatoria dal 31 marzo 2025, si articola in un percorso rigoroso in quattro fasi. Il protocollo, ideato dal Prof. Jérôme Endrass dell'Ufficio per l’esecuzione penale del Cantone di Zurigo, mira a sondare le competenze fondamentali per la vita pastorale.

    Il processo prevede:

    • Un test psicologico iniziale.

    • Un colloquio basato sulle competenze specifiche.

    • Un colloquio clinico-forense.

    • Un colloquio finale di idoneità condotto dai responsabili della formazione.

    Tutte le prime tre fasi sono affidate a esperti esterni qualificati, per garantire la massima imparzialità e professionalità.

    I risultati della fase pilota

    Nel corso del 2025, spiega il comunicato di CVS/RKZ/KOVOS, una fase pilota ha permesso di testare il sistema su 72 candidati in tutte le diocesi svizzere. Di queste valutazioni, 60 sono state condotte in tedesco, 6 in francese e 6 in lingua italiana. I candidati hanno descritto l'esperienza come "professionale, attenta e importante", pur ammettendo che si tratti di un percorso "intenso, impegnativo e in alcuni casi molto faticoso".

    I primi effetti tangibili non si sono fatti attendere. In singoli casi, seguendo le raccomandazioni degli esperti, i responsabili diocesani hanno già deciso di non proseguire la collaborazione con alcune persone valutate.

    Oltre la selezione: uno strumento di crescita

    Il test - prosegue il comunicato di CVS,RKZ e Kovos, non serve solo a "escludere", ma diventa un pilastro dello sviluppo del personale. La valutazione aiuta infatti a definire meglio gli obiettivi formativi dei singoli studenti, evidenziando i loro limiti e le loro potenzialità. Sulla base di questi risultati, vengono concordate misure di sostegno personalizzate per accompagnare i futuri pastori nel loro cammino di crescita.

    Questa iniziativa rappresenta un tassello fondamentale in quella cultura della prevenzione che la Chiesa svizzera si impegna a costruire. Sottoporsi a criteri di valutazione così stringenti è un atto di responsabilità verso i fedeli e verso la missione stessa della Chiesa. Garantire che chi guida una comunità sia psicologicamente saldo e idoneo non è solo una misura di sicurezza, ma un prerequisito essenziale per tornare a essere, con umiltà e verità, testimoni credibili del Vangelo, conclude il comunicato.

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