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Giustizia e Pace dice no alle esportazioni di materiale bellico: il voto del 29 novembre

La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza dei vescovi svizzeri (G+P) si oppone fermamente a un allentamento della politica svizzera sulle esportazioni di armamenti. Raccomanda di votare no alla revisione della legge sul materiale bellico, in votazione popolare il 29 novembre 2026.

Alla luce dell'etica cristiana e della concezione del bene comune, l'ampliamento delle esportazioni di materiale bellico è inaccettabile, sottolinea Giustizia e Pace in un comunicato pubblicato il 21 ottobre.

Il bene comune prevale sugli interessi particolari

«Il benessere di tutte le persone, senza eccezione, deve costituire il criterio etico centrale, e non il guadagno finanziario o la salvaguardia dei posti di lavoro», dichiara Thomas Wallimann, presidente della Commissione. Un ampliamento delle esportazioni di materiale bellico andrebbe a vantaggio di pochi, mentre moltissime persone ne subirebbero sofferenze sproporzionate. Un simile approccio è fondamentalmente contrario alla concezione cristiana del bene comune, della giustizia e dell'amore del prossimo.

Le forniture di materiale bellico a paesi dilaniati da conflitti interni aggravano le tensioni all'interno della società. Le principali vittime sono generalmente le popolazioni civili. Inoltre, le spese destinate alle armi e al materiale bellico sono sottratte a settori essenziali come l'istruzione, la sanità e le infrastrutture.

Critica all'insufficienza della regolamentazione

G+P critica inoltre l'insufficienza della regolamentazione. Ad esempio, se un paese subisse un attacco militare contro il proprio territorio e avesse bisogno di difendersi, non sarebbe interessato dall'allentamento delle regole sull'esportazione di armi così come attualmente proposto. Sarebbe impossibile vendergli armi, persino per la sua stessa difesa. È legittimo, in questo caso, chiedersi a chi giovi realmente la nuova legge sul materiale bellico e quale concezione della giustizia prevalga.

È proprio per questo motivo che occorre privilegiare procedure di esame trasparenti e rigorose, anziché allentamenti generalizzati. Poiché le armi non sono beni come gli altri, la legislazione attuale, con le sue disposizioni chiare e trasparenti e i suoi meccanismi di controllo a più livelli, deve essere mantenuta.

Una posizione a favore della pace, fedele alla tradizione

I piccoli Stati come la Svizzera possono contribuire alla pace sulla scena internazionale offrendo i loro buoni uffici, facilitando la mediazione e difendendo un ordine internazionale fondato su regole, e non fornendo armi. «Nel corso di diversi decenni, la Svizzera ha acquisito la credibilità e l'affidabilità necessarie a questo impegno. L'allentamento delle regole sull'esportazione di armi attualmente proposto metterebbe a rischio tale credibilità e farebbe della Svizzera un attore sospetto nelle relazioni internazionali», spiega Robert Unteregger, membro della Commissione.

Un'eredità storica

Richiamandosi alla regola di san Benedetto da Norcia, risalente al VI secolo, «Cerca la pace e perseguila!», Giustizia e Pace sottolinea il proprio radicamento in un'antica tradizione di pace. La Commissione ritiene suo dovere proseguire questo lavoro a favore della pace anche nell'ambito di questo preciso dibattito politico, tenendo presenti gli innumerevoli conflitti devastanti che sconvolgono il mondo.

fonte: cath.ch/com/mp/trad. catt.ch

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