Il 29 novembre 2026, il popolo svizzero deciderà se autorizzare o meno il Consiglio federale ad allentare le condizioni per l'esportazione di equipaggiamenti militari. Vox Ethica ribadisce l'importanza delle garanzie e delle considerazioni etiche in questo ambito.
Le armi non sono una merce come le altre. Secondo il Catechismo della Chiesa cattolica, la loro produzione e il loro commercio «toccano il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale», osserva Vox Ethica in una presa di posizione del 2 novembre 2026. Le autorità pubbliche hanno dunque «il diritto e il dovere di regolamentare» le esportazioni, afferma il servizio specializzato della Chiesa cattolica in Svizzera.
Il 29 novembre 2026 gli svizzeri voteranno infatti sulla modifica della legge federale sul materiale bellico (LMB). Si tratta di un referendum contro l'allentamento delle regole sull'esportazione di armi, che il Parlamento ha adottato il 19 dicembre 2025.
Quest'ultimo ha in particolare deciso che le esportazioni di armi verso Stati partner in guerra potrebbero essere autorizzate in determinate circostanze, purché ciò sia compatibile con la neutralità e con gli interessi di politica estera o di sicurezza della Svizzera.
I parlamentari svizzeri hanno inoltre autorizzato il Consiglio federale a derogare eccezionalmente ai criteri ordinari di autorizzazione quando la salvaguardia degli interessi svizzeri lo richiede.
Un terzo punto riguarda la «dichiarazione di non riesportazione», con cui gli Stati si impegnano a non rivendere né trasferire a uno Stato terzo il materiale acquistato in Svizzera. Il Parlamento ha voluto che tale garanzia non sia più richiesta sistematicamente (salvo se considerazioni di politica estera, di neutralità o di sicurezza lo giustifichino).
Granate svizzere per Daesh
Il Consiglio federale e il Parlamento invocano il deterioramento della situazione di sicurezza in Europa, la necessità di un'industria degli armamenti competitiva e la sicurezza dell'approvvigionamento dell'esercito. Assicurano che ogni autorizzazione resterà conforme al diritto della neutralità e agli obblighi internazionali.
Il comitato referendario teme invece una perdita di controllo sulla destinazione finale delle armi, anche a vantaggio di regimi che violano i diritti umani. Un rischio sottolineato anche da Vox Ethica, che ricorda il caso delle granate a mano della RUAG. Esportate nel 2003 verso gli Emirati Arabi Uniti, furono trasferite in Giordania in violazione della dichiarazione di non riesportazione, per poi essere ritrovate in Siria, in particolare nel 2018 in un arsenale dello Stato islamico. «La dichiarazione [di non riesportazione] non ha impedito questa deviazione, ammette Vox Ethica, ma ha permesso di accertarla e di trarne le conseguenze. La sua soppressione non rende le esportazioni più morali; ne rende invisibili le conseguenze.»
La pace si costruisce innanzitutto con la giustizia
Il servizio di etica cita Leone XIV: «La pace del Cristo risorto, una pace disarmata e disarmante». In Magnifica humanitas (2026), il Papa constata che la guerra è nuovamente banalizzata come strumento della politica internazionale, il che alimenta il riarmo (MH, cap. 5). Non si tratta di idealismo, commenta Vox Ethica, «ma di discernere dove si trovi la vera sicurezza. Una politica che fa dell'esportazione di armi un pilastro della propria sicurezza ignora che la pace si costruisce innanzitutto con la giustizia.»
Il magistero non vieta ogni produzione di armi, ma la sottopone a condizioni rigorose che la revisione indebolisce. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa chiede un controllo della produzione, della vendita, dell'importazione e dell'esportazione delle armi (CDSC 511). Una legge che antepone la competitività industriale al controllo della destinazione capovolge quest'ordine di priorità, deplora Vox Ethica.
Per un discernimento caso per caso
«Il nostro rifiuto della revisione (della legge sul materiale bellico, ndr) deriva dallo stesso principio del nostro rifiuto dell'iniziativa sulla neutralità: scartare gli automatismi ed esigere un discernimento etico caso per caso.» Il 27 settembre 2026 il popolo e tutti i cantoni hanno respinto l'iniziativa. Il sovrano ha così rifiutato di rinchiudere la politica estera in un automatismo.
La revisione della LMB introduce l'automatismo opposto. Per 36 Stati, l'appartenenza a un elenco di partner revocherebbe l'esclusione dei Paesi in conflitto, quale che sia il conflitto. Di norma, la Svizzera rinuncerebbe a sapere dove vadano poi le sue armi. «Ma una neutralità che non guarda e un'esportazione che non controlla derivano dalla stessa cecità», critica Vox Ethica.
La solidarietà con le vittime esige una valutazione di ogni situazione; la revisione indebolisce proprio questa necessità di una valutazione specifica.
Sostegni cristiani al referendum
La mediazione e i buoni uffici si fondano sulla fiducia che le parti accordano alla Svizzera. Un mediatore le cui armi sono usate sul campo di battaglia, senza nemmeno sapere da chi, perde questa fiducia, conclude Vox Ethica.
Il referendum contro l'allentamento delle esportazioni di armi è stato sostenuto da altre realtà ecclesiali, in particolare la Commissione Giustizia e Pace, Caritas Svizzera, le organizzazioni femminili cristiane, il Movimento dei lavoratori cattolici, nonché il Consiglio della Chiesa evangelica riformata di Svizzera (EERS).
fonte: cath.ch/trad. catt.ch