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Vox Ethica denuncia pregiudizi e pericoli dell'iniziativa sulla neutralità

Il 27 settembre 2026 la Svizzera voterà sull'iniziativa popolare "Salvaguardare la neutralità svizzera". Vox Ethica sostiene che tale iniziativa sia incompatibile con i principi dell'etica sociale cristiana. Inoltre, la sua approvazione indebolirebbe il Paese in termini di sicurezza internazionale e di impegno per la pace.

L'iniziativa sulla neutralità è stata lanciata nel 2022, in seguito alla decisione del Consiglio federale di riprendere le sanzioni europee contro la Russia, nel contesto dell'offensiva militare russa contro l'Ucraina. Promossa da Christophe Blocher e da Pro Suisse, chiede che la Svizzera non aderisca ad alcuna alleanza militare o di difesa, non partecipi a guerre straniere e non adotti sanzioni economiche, finanziarie o diplomatiche contro uno Stato belligerante, fatti salvi gli obblighi verso l'ONU. Chiede inoltre di iscrivere nella Costituzione il principio di neutralità «a fini di mediazione».

A eccezione dell'UDC, che sostiene il testo, la grande maggioranza dei partiti governativi e politici invita a respingere l'iniziativa «Salvaguardare la neutralità svizzera», ritenendo che indebolisca la sicurezza del Paese e la sua posizione sulla scena internazionale. Un'alleanza di 22 organizzazioni provenienti dagli ambiti della pace, dei diritti delle donne, dei diritti umani, delle Chiese e della politica europea è stata inoltre lanciata contro l'iniziativa il 25 agosto 2026. Tra queste, sul fronte ecclesiale, ACAT Svizzera e Femmes protestantes.

Vox Ethica non ne fa parte. Fondato nel giugno 2025 dalla Conferenza dei vescovi svizzeri, dalla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) e da Action de Carême, questo servizio specializzato in questioni etiche, legate in particolare all'attualità politica, si è tuttavia schierato chiaramente contro l'iniziativa. Il 26 agosto ha pubblicato sul proprio sito un documento argomentativo dettagliato. Se l'iniziativa venisse accettata, a suo avviso ne risulterebbero indeboliti il sistema democratico della Svizzera, la sua sicurezza, la sua sovranità internazionale e il suo impegno a favore dei diritti umani.

La sicurezza della Svizzera in discussione

L'accettazione dell'iniziativa renderebbe impossibile per la Svizzera aderire a un'alleanza militare, salvo in caso di attacco militare diretto contro il Paese o di atti preparatori a un simile attacco. Ma la prevenzione dei conflitti non si improvvisa all'ultimo momento, afferma Florence Quinche, responsabile di Vox Ethica e co-autrice del documento.

La professoressa Florence Quinche, direttrice del servizio Vox Ethica della CES
La professoressa Florence Quinche, direttrice del servizio Vox Ethica della CES © HEP VD

Le attuali alleanze militari si basano su scambi di informazioni, tecnologie e cooperazione nella formazione dei servizi. «Nel mondo attuale non è più pensabile che la Svizzera non partecipi a questi scambi, in particolare con i suoi vicini diretti dell'UE e i Paesi amici», si legge nella presa di posizione. Ciò porterebbe a isolare la Svizzera e a rendere particolarmente vulnerabili la sua popolazione, le sue istituzioni e le sue imprese. Tanto più che la cooperazione in materia di sicurezza va oltre le questioni militari, includendo la cybersicurezza, la guerra economica, i rischi legati alle catastrofi naturali, ecc.

Verso un Consiglio federale con le mani legate?

Vox Ethica insiste anche sul dovere della Svizzera di difendere i diritti umani a livello internazionale, cosa che il suo attuale statuto di neutralità le consente. Questo principio è infatti sancito dall'articolo 2 della Costituzione federale, che stabilisce: la Confederazione «si adopera per la conservazione durevole delle basi naturali della vita e per un ordine internazionale giusto e pacifico».

Uno degli strumenti a sua disposizione è l'adozione di sanzioni contro gli Stati che non rispettano il diritto internazionale, in particolare i diritti umani. Attualmente, la legge sugli embarghi autorizza il Consiglio federale ad applicare tali sanzioni se decretate dall'ONU, ma anche dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa o dai principali partner commerciali della Svizzera. Ora l'iniziativa sulla neutralità intende limitare il margine d'azione del Consiglio federale alle sole decisioni dell'ONU.

Nei fatti, «l'ONU esige pochissime sanzioni, a causa delle possibilità di veto degli Stati membri del Consiglio di sicurezza», osserva Vox Ethica nel suo commento. «Numerosi crimini di guerra restano così impuniti e molti Stati possono violare impunemente i diritti umani, sia sul proprio territorio sia nei conflitti con altri Stati.»

Concretamente, in caso di accettazione dell'iniziativa sulla neutralità, l'attuazione di tutti questi principi sfuggirà quindi al Consiglio federale, che non potrà più decidere caso per caso la linea da adottare, in base alla natura e all'evoluzione delle situazioni internazionali.

Gli interessi economici vengono prima di tutto?

Per Vox Ethica, l'iniziativa di Pro Suisse pone anche una questione di gerarchia dei valori. «La neutralità diventerebbe un obiettivo costituzionale prioritario (cosa che attualmente non è), a scapito della difesa dei diritti umani o di una giustizia internazionale. Questo pone un grave problema etico, perché i diritti umani sono alla base del diritto internazionale. (…) Non è accettabile relativizzare i diritti umani e relegarli in secondo piano.»

«Quando le sanzioni, in particolare sul piano finanziario e nella gestione dei capitali, vengono applicate da tutti i Paesi dell'Unione europea ad eccezione della Svizzera, la Svizzera può apparire come un Paese che approfitta di guerre e conflitti per far prosperare la propria economia», avverte inoltre "la voce della Chiesa cattolica".

Per evitare che, dietro il paravento della neutralità, la Svizzera persegua unicamente i propri interessi economici, è necessario che il concetto di neutralità integri i valori etici come argine, prosegue il documento. Non denunciare ingiustizie flagranti o guerre d'aggressione farebbe infatti gravare su di essa il sospetto di privilegiare altri interessi, in particolare economici, a scapito del diritto internazionale. Ciò comprometterebbe la credibilità del Paese, la sua reputazione e, di conseguenza, anche i suoi interessi.

Vietare al Consiglio federale di decidere sanzioni economiche contro alcuni Paesi favorirebbe il finanziamento di guerre e violenze.

Rischi di complicità in crimini di guerra

Questo servizio etico della Chiesa invita inoltre a non confondere la neutralità con l'assenza di posizione o il rifiuto di ogni responsabilità, pena il rischio di diventare complici di violazioni flagranti del diritto internazionale e di crimini contro l'umanità commessi altrove.

«La Svizzera non è stata esente da simili accuse durante e dopo la Seconda guerra mondiale o durante il periodo dell'apartheid in Sudafrica. O ancora oggi a proposito della situazione di guerra a Gaza», afferma con forza Vox Ethica, che si oppone con vigore all'argomento avanzato dai promotori secondo cui l'iniziativa contribuirebbe al mantenimento della pace nel mondo. «Vietare al Consiglio federale di decidere sanzioni economiche o finanziarie contro alcuni Paesi favorirebbe addirittura il transito di capitali e il finanziamento di guerre e violenze!»

Oltre alle questioni etiche che una simile posizione solleverebbe, essa ostacolerebbe la politica dei «buoni uffici» tra belligeranti regolarmente esercitata dalla Svizzera, su cui si fonda parte della sua reputazione internazionale. Una missione sancita dalla Costituzione federale, che si traduce in particolare nell'organizzazione di trattative tra Stati, nonché nella cooperazione allo sviluppo e nell'aiuto umanitario.

Etica cristiana: la neutralità non basta

Infine, nel suo documento Vox Ethica fa riferimento all'etica sociale cristiana. La pace, secondo questa visione, non si limita all'assenza di guerra. Favorire la pace richiede l'istituzione attiva e il mantenimento di un ordine sociale giusto: un progetto da costruire e promuovere in modo permanente. I cristiani non possono limitarsi a invocare un principio di neutralità.

Cita quindi la Gaudium et Spes (parte II, cap. 5): «Per i cristiani, una forma eccellente di attività internazionale è senza dubbio il contributo che essi apportano, individualmente o in gruppo, alle istituzioni che mirano ad ampliare la collaborazione internazionale, siano esse già esistenti o da creare.»

«Questi diversi elementi ci portano a considerare che questa iniziativa non è in linea con i valori di solidarietà, impegno e responsabilità e che, di conseguenza, non contribuisce realmente a favorire una politica impegnata per la pace», conclude Vox Ethica.

fonte: cath.ch/com/lb/trad. catt.ch

Una campagna visiva che fa leva sulle credenze

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Filosofa e specialista di etica dei media, Florence Quinche dirige Vox Ethica dal giugno 2025. Per lei, la campagna politica visiva a favore del 'sì' all'iniziativa «Salvaguardare la neutralità svizzera» rientra nel linguaggio della propaganda. Associando un'idea semplice – la neutralità è l'unico modo per sostenere la pace – a simboli di comprensione immediata, risulta difficile da contrastare, e quindi efficace.

«Questo linguaggio dell'immagine, sempre più utilizzato in Svizzera nelle campagne politiche, si basa sull'affermazione e non lascia spazio alle sfumature. Negli anni Trenta, il linguista ebreo Victor Klemperer aveva analizzato l'influenza dell'ascesa dei totalitarismi sulla lingua tedesca, mostrando come, attraverso le semplificazioni comparse sui manifesti e sui media, il linguaggio si facesse affermativo, scivolando verso la propaganda. Nella sua campagna visiva, l'UDC sostituisce l'argomentazione con una bandiera svizzera e una colomba. Queste immagini creano associazioni immediate tra il no alla guerra e la neutralità svizzera che appartengono alla sfera della credenza. Di quale pace si tratta? Di quale forma di neutralità? I manifesti non lo dicono. Ed è proprio questo il problema.»

In un'immagine tutto viene presentato sullo stesso piano, prosegue Florence Quinche. «Non c'è gerarchia dei valori, di statistiche, di elementi giuridici o storici. Tutto scompare nel simbolo, un segno codificato socialmente, che non sembra aver bisogno di spiegazioni.» La colomba bianca con il ramoscello d'ulivo è la pace! «Si arriva direttamente alla conclusione, presentata come un dato di fatto.» Così facendo, i promotori evitano la complessità del tema.

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