di Federico Anzini
Nel chiostro cinquecentesco che il cardinale Carlo Borromeo volle erigere con il lascito dell'asconese Bartolomeo Papio, sabato 27 giugno, si festeggerà. Il Collegio Papio di Ascona — l'istituto privato ticinese di più antica tradizione educativa, oggi di proprietà della Diocesi di Lugano — chiude l'anno scolastico con la cena di gala e la consegna dei diplomi di maturità. Un appuntamento che vale più del solito, perché arriva al termine di un anno segnato da cambiamenti profondi e scelte scomode. Eppure, come sottolinea il presidente del Consiglio di Fondazione, Albino Zgraggen, «i primi segnali sono incoraggianti».
Un anno scolastico, tre momenti
Prima della cena di gala di sabato prossimo, ci sono state altri due eventi significativi. Il 3 giugno, alla vigilia del Corpus Domini, il Papio ha aperto il rinnovato giardino borromaico a quasi cinquecento persone: allievi ed ex allievi, docenti, famiglie. Ospite d'onore, il vescovo mons. Alain De Raemy. Una serata che aveva il sapore di una dichiarazione d'intenti: la scuola c'è, la comunità tiene ed è vivace. «Il coinvolgimento degli studenti nelle attività organizzative ha confermato il ruolo centrale della scuola come spazio di relazione e comunità nel contesto asconese», scrive Zgraggen. Il 17 giugno è stata la volta degli attestati di scuola media per venti allievi, nel medesimo chiostro. Sabato prossimo toccherà alla maturità: la cerimonia coinvolgerà l'ottava classe del liceo svizzero e la "classe passarella", i giovani con maturità professionale che completano il percorso liceale per accedere all'università.
Una riforma profonda
Dietro le feste c'è il lavoro, non sempre comodo, di trasformazione avviato nell'estate scorsa. Il Consiglio di Fondazione, quasi integralmente rinnovato, ha ridisegnato la struttura dell'istituto. Da settembre il Collegio conta una direttrice per la scuola media, un direttore per il liceo svizzero, uno per il liceo internazionale — recentemente istituito — e un direttore dei servizi, tutti coordinati dal rettore. Un modello che, sottolinea Zgraggen, «è lo stesso della scuola pubblica». Da gennaio il presidente ha assunto anche il ruolo di rettore pro-tempore, guidando dall'interno il cambiamento verso «partecipazione, collaborazione e coinvolgimento attivo di tutte le componenti della comunità scolastica». Una presenza diretta che ha permesso di accompagnare la transizione in prima persona, senza delegare a distanza le scelte più delicate. La ricerca del nuovo rettore è già avviata: «Abbiamo definito il profilo e individuato diversi candidati. L'obiettivo è arrivare a una decisione entro la fine dell'estate», conferma Zgraggen.
Guardare avanti, senza nascondersi
Da un decennio il Papio convive con un calo delle iscrizioni, passate da 350 a poco più di 200, che ha generato un disavanzo strutturale. A giugno questo ha portato al taglio di cinque posizioni di servizio, senza toccare l'insegnamento — una correzione necessaria, non un segnale di resa. «No, non ci saranno altri licenziamenti», ha assicurato Zgraggen. «Abbiamo ereditato una situazione difficile, in particolare un disavanzo strutturale di diverse centinaia di migliaia di franchi che deve essere necessariamente corretto». Il messaggio è chiaro: il Papio non è sull'orlo del precipizio. «Dobbiamo guardare al futuro, non pensare al passato. Al momento siamo concentrati sul ripristino della fiducia. Quella interna, da parte dei docenti, e quella del territorio».
Sul piano istituzionale, due novità attese per il prossimo anno: il riconoscimento del Ministero dell'Istruzione italiano — che consentirà di sostenere l'esame di maturità direttamente nella sede di Ascona — e la nomina del nuovo rettore, prevista entro l'estate. Le iscrizioni, intanto, «nelle tre scuole del collegio, particolarmente attento all'accoglienza della persona, sono ancora benvenute».
La storia del Papio è punteggiata di stagioni difficili superate: dall'incameramento dei beni ecclesiastici nell'Ottocento alle turbolenze del Novecento, dal Covid-19 ai fatti più recenti. Ogni volta, l'istituto ha trovato la forza di ripartire con rinnovato impegno. Sabato prossimo, sotto gli stessi archi borromaici che hanno visto generazioni di studenti ricevere il loro diploma, il Collegio Papio torna a celebrare. Non è poco.