di Sergio Somazzi*
C’è un recente libro di Enrico Galiano dal titolo suggestivo «Il cuore non va a dormire » edito da Einaudi, che proporrei vivamente a tutti. È uno dei romanzi che più ho amato in assoluto, mentre lo scrittore che l’ha composto si è aggiudicato parecchi premi ed è considerato uno degli insegnanti più influenti della vicina penisola. La trama è solo apparentemente scontata. Ci sono due protagonisti. La prima, Sasha, una ragazza di sedici anni che si innamora del proprio insegnante supplente, un personaggio appassionato di arte. Mentre Alessandra, l’altra protagonista, ha più di quarant’anni, una famiglia, ma una cosa importante che la lega alla ragazza. Nello scorrere della storia, si vanno a scoprire sentimenti creduti perduti e – invece – ancora ben radicati e saldi nella nostra società, che ne ha tanta paura, ma anche tanto bisogno. Lo scoprire troppo tardi, ad esempio, l’amore di un padre, creduto, per un bruttissimo malinteso, contrario alla nascita della propria figlia, porterà la sedicenne di nome Sasha a sentirsi rifiutata o, peggio, non voluta. Di intralcio alla vita del padre. Forse è per questo che Sasha cercherà in un professore più adulto di lei, un docente strano e tenebroso, che rivelerà quasi subito le sue «crepe » – e il termine non sta’ lì a caso! – forse un’immagine di quel padre con cui aprirsi e confrontarsi. Perché sarà lo stesso professore a svelarle un grande segreto di sé. Un incontro che farà crescere Sasha nella scoperta di sé. Nel finale, Galiano ci farà commuovere e a tratti provare la pelle d’oca, se non piangere, quando Sasha scoprirà che la persona creduta odiata, il proprio padre, era la persona che le voleva più bene. E nel caso del professore, ci sarà l’ultima occasione per dire «addio», non senza prima avergli parlato a lungo, del proprio padre, fin lì sconosciuto. La trama è anche una storia di incomprensioni tra padri e figli. All’interno di una famiglia alla «Mulino Bianco», dove si annidano i problemi irrisolti e gestiti con difficoltà, con i protagonisti all’apparenza perfetta ma che si portano dietro molti problemi esistenziali. È un libro che con la scusa di parlarci di arte, ci vuol dire di volerci bene, di non allontanarci l’uno dall’altro per la paura di essere rifiutati. Galiano, nella vicenda della figlia che ritrova i propri scritti di gioventù con delle annotazioni fatte dal proprio padre, ci trascina assieme alla ragazza nell’emozione più profonda e anche disperata. Perché non dovrebbe mai accadere di scoprire che la persona che purtroppo ora non c’è più, ci voleva così bene da non averci saputo proteggere come diceva: in questo caso il dolore dell’abbandono è maggiore. Come avrete capito è una storia che esalta quel grande sentimento chiamato amore, esortandoci a prevedere ciò che poi sarà troppo tardi da dire. E forse proprio per questo, ci rimarrà incollato dentro, eternamente nel cuore, in quel «cuore che non va [mai] a dormire». Come l’amore non consumato, e proprio per questo che continua ad ardere e sanguinare, finché ci sarà vita. Sempre nel rimpianto di non poterci ritornare, a quell’amore. Anche se la vita, a volte spietata, continua senza che ne capiamo troppo bene il senso, a trasportarci in altre e nuove esistenze.
* scrittore ticinese