La chiesa di S. Stefano di Tesserete è uno dei più significativi edifici religiosi del Cantone. Documentata già dal 1078 e a capo di una vasta pieve comprendente numerosi villaggi del territorio, la chiesa costituì per secoli il principale punto di riferimento ecclesiastico della Capriasca.
Se ne parla, offrendo un’attenta ricostruzione storica, nel nuovo numero di «Arte e Cultura» che sarà presentato il 13 giugno alle 10.30 nel locale oratorio.
Frutto di una ricerca condotta attraverso lo studio delle fonti archivistiche e l’analisi storico-artistica delle opere, il volume offre un quadro aggiornato della storia della pieve di
Capriasca e della sua antica chiesa matrice. Ampio spazio è dedicato all’architettura dell’edificio e alle sue trasformazioni nel corso dei secoli: dagli ampliamenti tardomedievali agli interventi cinquecenteschi, fino ai grandi cantieri di età moderna e ai restauri novecenteschi.
Una particolare attenzione è riservata al patrimonio artistico di Santo Stefano, attraverso studi dedicati alla produzione pittorica, plastica e orafa tra Quattrocento e Novecento, tramite i quali viene ripercorso l’operato dei maestri attivi nella plebana di Tesserete. Fra questi, i Seregnesi, Francesco Antonio Giorgioli, Giuseppe Antonio Felice Orelli e Luigi Canonica, che con i loro interventi hanno contribuito a definire, nel corso dei secoli, il volto artistico della chiesa, lasciando testimonianze che ancora oggi documentano la ricchezza culturale e figurativa del territorio capriaschese. Accanto alla ricostruzione di queste vicende trovano spazio anche approfondimenti dedicati alle confraternite locali, documentate dal XVI secolo fino ai nostri giorni, offrendo così uno sguardo ampio sulla dimensione religiosa,
sociale e culturale che nei secoli ha caratterizzato la comunità locale.
Alla presentazione interverranno – oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali – Mirko Moizi (direttore di Arte e Cultura – USI), Gabriele Geronzi (architetto), Luigi Trentin (USI, Accademia di architettura), Eleonora Castagnetta Botta (architetta e storica dell’arte) e Laura Facchin (Università degli Studi dell’Insubria).
(redazionecatt)