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no_image COMMENTO

Accompagnare l'anima riscoprendo il valore del silenzio e del tempo

di Cristina Vonzun

L'estate può diventare un tempo favorevole per ritrovare un ritmo più profondo, per lasciare spazio a un ascolto che nella vita quotidiana spesso fatica a emergere. È un tempo in cui il silenzio può tornare a essere non un'assenza, ma una presenza: il luogo in cui impariamo ad accogliere la voce di Dio e la verità più profonda di noi stessi. Questo diventa ancora più possibile quando abbiamo l'occasione di lasciarci incontrare dalla vastità della natura, immergendosi nel silenzio e accompagnando questi momenti, di tanto in tanto, con la lettura di qualche pagina capace di aprire nuovi orizzonti. Vi propongo tre libri per percorrere questa via del silenzio e della contemplazione.

Voci dal Silenzio, di Alessandro Seidita e Joshua Wahlen

Alessandro Seidita e Joshua Wahlen, in Voci dal Silenzio. Un viaggio tra gli eremiti d'Italia, ed. Tea 2021, raccontano il loro periplo nella vicina Penisola alla ricerca degli eremiti del nostro tempo: uomini e donne che hanno scelto la solitudine non come fuga dal mondo, ma come occasione per ritrovare sé stessi e interrogarsi sul senso dell'esistenza. Attraverso incontri e testimonianze, il libro affronta alcune domande universali: il bisogno di autenticità, la ricerca spirituale, il rapporto con la natura, la solitudine e il desiderio di liberarsi da una vita spesso dominata dalla fretta e dalle aspettative altrui. Il silenzio diventa così uno spazio di ascolto e conoscenza, un luogo nel quale l'essere umano può confrontarsi con le proprie domande più profonde. È una lettura consigliata a chi sente il bisogno di interrogarsi sul proprio rapporto con il tempo, con gli altri e con sé stesso. Non è un invito ad abbandonare tutto per diventare eremiti, ma una proposta più discreta e accessibile: riscoprire, anche nella quotidianità, momenti di silenzio e di ascolto interiore.

La via della contemplazione, di Franz Jalics

Con La via della contemplazione, ed. Vita e pensiero 2026, il gesuita Franz Jalics (1927-2021) si inserisce nella grande tradizione cristiana della preghiera del cuore, che attraversa i Padri del deserto, la spiritualità orientale e i grandi maestri della mistica. Per Jalics la contemplazione è un'esperienza possibile a tutti ma è un'esperienza non di soliloquio ma di incontro con un Altro, con Dio. Non è un'evasione dal mondo, ma un ritorno al centro dell'esistenza: imparare a stare davanti a Dio nella semplicità dello sguardo, del respiro, della presenza. È il silenzio in Dio che viveva Gesù nel deserto, non una meditazione su sé stessi. Jalics è stato un grande maestro spirituale. Dopo gli anni della dittatura in Argentina, durante i quali sperimentò il carcere e la tortura, lasciò il Paese e ritornò in Europa, dedicando poi la vita a offrire criteri e strumenti per vivere esperienze quotidiane di interiorità. Il suo libro è particolarmente prezioso per chi cerca un percorso di meditazione cristiana nella linea della preghiera del cuore; meno indicato, invece, per chi desidera un testo teorico o filosofico sulla contemplazione.

Vita contemplativa o dell'inazione, di Byung-Chul Han

Infine, con Vita contemplativa o dell'inazione, ed. Nottetempo 2023, il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han propone una provocazione preziosa per il nostro tempo: riscoprire il valore del fermarsi, del ricevere, del lasciarsi stupire. Han prosegue la sua critica alla società contemporanea della prestazione, dell'efficienza e dell'iperattività. L'inazione per Han non significa pigrizia o passività, ma uno spazio necessario per l'esperienza, il pensiero e la libertà. In dialogo con la tradizione biblica del sabato, con l'esperienza contemplativa e con filosofi come Aristotele e Heidegger, Han offre una critica alla convinzione moderna secondo cui "fare di più" equivalga automaticamente a "vivere meglio". L'ossessione per la velocità e per il risultato rischia di impoverire la nostra capacità di percepire, contemplare e meravigliarci. La soluzione proposta da Han può apparire, per certi aspetti, idealista, ma il suo richiamo rimane prezioso: la vita non può essere valutata soltanto sulla base di ciò che produciamo, ma anche attraverso la gratuità, la qualità delle relazioni, la capacità di fermarsi e di assaporare il tempo. Han ci ricorda che "l'uomo non è solo ciò che produce". Papa Leone, con una formula altrettanto significativa, ha ribadito che l'uomo "non è un algoritmo": un'affermazione che interpella una società sempre più segnata dalla rapidità tecnico-produttiva e dalla tentazione di ridurre la persona alla sua efficienza.

Una stessa direzione

La preghiera del cuore di Jalics, la vita degli eremiti e la contemplazione proposta da Han indicano, da prospettive diverse, una stessa direzione: ritrovare un modo più umano di stare nel tempo. Perché una vita piena non è soltanto una vita ricca di attività, ma anche una vita capace di accogliere, di stupirsi e di lasciare che qualcosa – o Qualcuno – ci raggiunga.

Buona estate e buone vacanze a tutti! 

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